Il “modello Crocetta” è la soluzione?

In cosa consiste la strana alleanza tra PD e M5S in Sicilia e perché - almeno in quelle forme, "tema per tema" - è difficilmente replicabile in Parlamento

Martedì 27 febbraio il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, ha tenuto una conferenza stampa a Roma per commentare il risultato elettorale delle politiche di domenica e lunedì. Ha riconosciuto la sconfitta del proprio partito e la necessità di avere il sostegno di altri partiti per poter formare un governo. Durante il proprio discorso, Bersani ha escluso la possibilità di trovare un accordo con il Popolo della Libertà, cosa che lascia aperta una sola strada: la possibilità di ottenere il sostegno del Movimento 5 Stelle per avere i voti necessari a governare in Senato. Si è parlato di questa possibile soluzione definendola “modello Crocetta”, in riferimento a quanto accade da alcuni mesi in Sicilia, ma la strada appare molto complicata e difficile soprattutto per le posizioni del Movimento 5 Stelle, come vedremo.

Modello Crocetta
Alle elezioni parlamentari dell’Assemblea regionale siciliana di ottobre 2012, organizzate in seguito alla dimissioni di Raffaele Lombardo, il candidato del Partito Democratico e dell’Unione di Centro, Rosario Crocetta, ha ottenuto 39 seggi, 18 in più del candidato di centrodestra Nello Musumeci, ma comunque insufficienti per avere una maggioranza stabile. Crocetta era nella condizione di essere arrivato al governo della Regione, legittimato dal voto diretto del candidato presidente nel complicato sistema elettorale siciliano, ma di rischiare di non potere governare nella pratica a causa della mancanza dei voti sufficienti per fare approvare i propri provvedimenti nell’Assemblea.

Nonostante questa difficoltà, negli ultimi mesi il governo “di minoranza” di Crocetta è riuscito a fare approvare alcuni provvedimenti grazie al sostegno esterno del Movimento 5 Stelle, che alle elezioni di ottobre ha ottenuto 15 seggi nell’Assemblea. Il M5S non fa parte del governo e non ha stretto accordi particolarmente vincolanti sul programma di Crocetta, ma è comunque disponibile a votare singoli provvedimenti che coincidano con quelli del proprio programma.

Funziona?
Nei primi quattro mesi della legislatura in Sicilia, Crocetta è riuscito – non senza lunghe e complicate mediazioni – a coinvolgere gli esponenti del M5S su singoli progetti, ottenendo il loro appoggio nel corso delle votazioni. Il passaggio più delicato dell’appoggio esterno è stato probabilmente quello per l’approvazione del Documento di programmazione economico-finanziaria (Dpef), in pratica la finanziaria regionale, alcune settimane fa. Il M5S ha fatto mancare in Assemblea più volte il numero legale per la sua approvazione, chiedendo prima a Crocetta un impegno chiaro sulla rinuncia alla costruzione di un impianto satellitare militare statunitense a Niscemi (Caltanissetta), ritenuto da alcuni potenzialmente pericoloso per la salute a causa delle emissioni di onde elettromagnetiche.

Con altre attività e pressioni, ritenute eccessive dai detrattori e molto criticate dalle opposizioni di centrodestra, il Movimento 5 Stelle ha ottenuto diversi posti nelle Commissioni regionali e la presidenza della Commissione Ambiente e Territorio, affidata a Giampiero Trizzino: un 35enne esperto di beni culturali, diritto ambientale e di fonti rinnovabili, che presiede così una delle Commissioni più importanti in Regione.

Per raccontare il modello Crocetta, sul Corriere della Sera di oggi Felice Cavallaro propone l’esempio della dura opposizione del Movimento 5 Stelle alla costruzione di un rigassificatore Enel a Porto Empedocle.

La mozione con primo firmatario il capogruppo Giancarlo Cancelleri, che alza il tiro e vorrebbe far cancellare con un colpo di penna a Crocetta tutte le autorizzazioni concesse nel 2009 da Totò Cuffaro, ritenute valide dal Tar, confermate dal Consiglio di Stato, sostenute con forza da Confindustria che ha un assessore in giunta e dal sindaco di Porto Empedocle, Lillo Firetto, un tempo funzionario Enel, adesso deputato nella stessa Assemblea nell’UdC del claudicante Casini, primo sponsor della candidatura a governatore di Crocetta, socio di portata di una giunta ormai con tanti mal di pancia interni al PD.

Malumori
Gli eletti del Movimento 5 Stelle in Sicilia sanno di potere influenzare molto la politica del governo regionale, cosa che naturalmente non piace ai partiti che sostengono direttamente Crocetta, e che vorrebbero maggiore autonomia nelle loro scelte di governo. La convivenza di questi primi mesi ha consentito al governatore di ottenere qualche risultato e di attuare parte del proprio programma, ma il modello siciliano si sta rivelando molto difficile da gestire e c’è chi mette in dubbio che Crocetta possa andare avanti a lungo con questo sistema.

“Modello meraviglioso”
Durante una improvvisata conferenza stampa all’esterno della propria villa di Nervi (Genova), martedì Beppe Grillo ha definito “meraviglioso” il modello siciliano e ha fatto intendere che un sistema simile potrà essere seguito anche a livello nazionale. Grillo ha spiegato che il Movimento 5 Stelle non è “contro il mondo” e che “se ci saranno proposte che rientrano nel nostro programma le valuteremo”. Come avviene in Sicilia, Grillo ha comunque confermato che il M5S non stringerà nessuna alleanza vincolante e che non farà quindi direttamente parte di un nuovo governo.

Nella prossima pagina, perché il modello Crocetta
è difficilmente applicabile a livello nazionale.

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