Che cos’è SAIPEM

Mercoledì una grande società del gruppo ENI ha perso il 34 per cento in un solo giorno, contribuendo alla pessima giornata della Borsa di Milano: perché?

Mercoledì la borsa italiana ha perso il 3,36 per cento, il risultato peggiore in Europa. Il Monte dei Paschi di Siena, che da una decina di giorni è coinvolto in una serie di gravi problemi finanziari e accuse agli ex dirigenti, ha perso un altro 9,46 per cento. Ma c’è stato un altro risultato molto negativo: quello del gruppo ENI e in particolare della sua controllata SAIPEM, le cui azioni hanno perso, alla fine della giornata, addirittura il 34,29 per cento, fermandosi appena sopra i 20 euro ad azione (i valori che aveva il titolo nell’estate 2009). Il calo ha portato a una perdita per i soci di 4,5 miliardi di euro e ha quindi condizionato anche il risultato di ENI, che di SAIPEM controlla il 43 per cento.

Che cos’è SAIPEM
SAIPEM è un gruppo che ha sede a San Donato Milanese e che si occupa principalmente di oleodotti, gasdotti e perforazioni petrolifere. Impiega circa 40 mila dipendenti in tutto il mondo, ha a sua volta decine di aziende controllate sotto di lei ed è principalmente il gruppo che si occupa del settore ingegneristico e delle costruzioni all’interno del grande gruppo ENI, il più grande gruppo industriale italiano, di cui lo Stato detiene il controllo tramite il Ministero dell’Economia.

SAIPEM – un acronimo che sta per “Società azionaria italiana perforazioni e montaggi” – venne creata nel 1956, inizialmente come divisione dell’ENI, durante i primi anni di vita del nuovo gruppo industriale italiano guidato da Enrico Mattei. Erano gli anni del boom economico, che ebbe risultati particolarmente spettacolari in Italia, con il paese che passò in pochi anni da prevalentemente agricolo a industriale. SAIPEM si occupava della costruzione di stabilimenti, delle attività di perforazione e della posa dei tubi degli oleodotti a terra (cosiddette attività onshore, per distinguerle da quelle offshore, ovvero le piattaforme petrolifere al largo). Nel 1969, SAIPEM divenne autonoma.

Dai primi anni Sessanta, SAIPEM si allargò sia come operazioni che come clientela: iniziò a occuparsi anche di operazioni offshore, inizialmente nel Mediterraneo e poi nel Mare del Nord, e poi iniziò a lavorare anche a contratti stipulati con aziende al di fuori del gruppo ENI. Nel 1984, l’azienda si quotò in borsa (in precedenza, l’ENI ne deteneva il 100 per cento). Oggi ha attività in tutto il mondo, con i settori principali in Africa Occidentale e in Medio Oriente. Ha lavorato a tutti i grandi progetti di oleodotti che portano il petrolio in Europa dalla Nigeria e dalla Russia o in Italia dalla Libia, come Bluestream e Greenstream. Gli ordini che SAIPEM esegue per altre aziende del gruppo ENI sono circa il 15 per cento del totale.

I motivi del crollo
E veniamo al crollo di ieri, che si lega a un’inchiesta avviata di recente sull’ex amministratore delegato e a un cambio ai vertici del gruppo. I nuovi manager della SAIPEM hanno annunciato mercoledì sera con un comunicato, pubblicato quando le borse erano chiuse, che le stime degli utili, dei ricavi e dei profitti per il 2012 e il 2013 dovevano essere riviste al ribasso. In pratica si è detto che, rispetto alle previsioni precedenti, il 2012 si era chiuso con un risultato operativo di circa il 6 per cento inferiore e con un utile intorno ai 900 milioni. Si è annunciato anche che nel 2013 andrà molto peggio, con un risultato operativo inferiore dell’80 per cento rispetto allo scorso anno. Ad ogni modo, è prevista una ripresa a partire dal 2014.

Le nuove previsioni sono dovute a diversi motivi, tra cui “ritardi in importanti commesse in Venezuela, Nigeria e Iraq”, oltre al fatto che alcuni contratti stipulati in precedenza si sono rivelati meno redditizi del previsto (oppure, a voler pensar male, le previsioni dei margini di guadagno sono stati dall’inizio troppo ottimistiche). Ma il comunicato non nasconde che la dirigenza adotterà, nei prossimi mesi, “un approccio più conservativo” nelle previsioni della durata e dei profitti delle commesse.

L’annuncio è stato fatto dal nuovo amministratore delegato, il 55enne Umberto Vergine, e dal direttore delle operazioni Giuseppe Caselli, che sono in carica da poco più di un mese. Ai primi di dicembre del 2012, infatti, il precedente amministratore delegato Pietro Franco Tali (63 anni) si era dovuto dimettere dopo undici anni alla guida dell’azienda per uno scandalo di presunte tangenti pagate per ottenere contratti in Algeria. Sulla vicenda algerina – a cui Linkiesta ha dedicato ieri una lunga inchiesta – sta indagando la procura di Milano, che ha inviato a Tali un avviso di garanzia.

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