Chi era Enrico Mattei

Morì 50 anni fa in un misterioso incidente aereo: fu il fondatore dell'ENI e il simbolo di quella generazione di manager pubblici che negli anni '50 cambiò l'Italia

di Davide Maria De Luca

Il 27 ottobre del 1962 morì in un misterioso incidente aereo a Bascapé, in provincia di Pavia, Enrico Mattei, fondatore e presidente dell’ENI. Le cause dello schianto non furono mai chiarite e in molti ipotizzano ancora oggi che a bordo ci fosse una bomba. Secondo la teoria del complotto, i mandanti dell’attentato furono le Sette Sorelle, le sette grandi società petrolifere anglo-americane dell’epoca. L’ipotesi del complotto internazionale deriva dalla storia e dall’attività di Mattei, che trasformò un vecchio ente fascista nella moderna ENI e la portò a competere in Italia e sui mercati internazionali.


La carriera
Enrico Mattei nacque ad Acqualagna, in quella che è ora la provincia di Pesaro-Urbino. Figlio di un maresciallo dei carabinieri in pensione, a vent’anni, non ancora laureato, era già diventato direttore della conceria Fiore di Matelica. A 28 anni, nel 1934, fondò la sua prima impresa, una piccola azienda chimica che all’inizio aveva solo due operai. Mattei fu iscritto al partito fascista, ma non fu mai molto attivo. Nella sua Storia d’Italia Montanelli smentisce alcune delle insinuazioni che erano state fatte negli anni ’50 sul Mattei fascista, ma scriveva anche che «l’ambizione di questo self-made man lo portava senza scampo ad alcune compromissioni con il regime al potere».

Quello che è certo è che dopo il 1943 Mattei fu un partigiano e scalò molto in fretta le gerarchie della Resistenza. Divenne in poco tempo uno dei capitani generali delle formazioni partigiane vicine alla Democrazia Cristiana e il rappresentante della DC presso il CLN-AI (Comitato di liberazione nazionale Alta Italia, il coordinamento dei partigiani che poi divenne una sorta di governo provvisorio dell’Italia del nord appena liberata). Per il suo servizio partigiano gli venne conferita dal generale Mark Clark la Bronze Star, quarta decorazione in ordine di importanza dell’esercito americano.

Quasi tutti i dirigenti della Resistenza, finita la guerra, furono ricompensati dai loro partiti con un posto in parlamento, in un’amministrazione locale o in un ente pubblico. In questa assegnazione Mattei non fu molto fortunato: venne nominato commissario dell’Agenzia generale italiana petroli (AGIP), un vecchio carrozzone di epoca fascista che possedeva una manciata di concessioni per esplorazioni petrolifere che non avevano fruttato niente sia in Italia che all’estero. Persino durante il fascismo era ritenuto un ente inutile, tanto da aver ricevuto il soprannome “Agenzia gerarchi in pensione”.

L’ordine che il commissario Mattei aveva ricevuto era quella di liquidare l’AGIP, cioè venderne le strutture e le concessioni al miglior offerente liberando lo stato da un peso inutile. Mattei non lo fece: a quanto pare alcune esplorazioni sismiche compiute durante la guerra avevano lasciato il sospetto che in alcune zone della Lombardia potessero esserci giacimenti di gas o petrolio. Era abbastanza per solleticare la fantasia di Mattei che dal 1945 al 1948 non fece altro che battersi per cercare di tenere in vita l’AGIP.

Ebbe successo: nel 1948 finì l’epoca del commissariamento e Mattei venne nominato vice-presidente dell’AGIP. Scrisse Montanelli, sempre nella Storia d’Italia, che uno dei segreti di Mattei nel convincere le persone era che prima di tutti sembrava estremamente convinto lui stesso: «Uno degli autori di questo libro, che a Mattei parlò un paio di volte, in ambedue le occasioni si sentì a disagio per il fatto di non riuscire a condividere certe sue opinioni. Ne provò una specie di rimorso». Ma oltre alle sue capacità, Mattei aveva anche delle ottime alleanze all’interno della DC.

Le esplorazioni intanto rivelarono che nel sottosuolo del lodigiano non c’era petrolio (se non pochissimo, a Cortemaggiore in provincia di Piacenza), ma c’era il metano e sembrava che ce ne fosse moltissimo. Per Mattei e per l’AGIP fu un successo: non solo avevano trovato una fonte energetica a basso costo, ma ora quelle fonti energetiche si trovavano nelle mani “sicure” di un ente pubblico italiano e non un privato inglese o americano. Grazie a questi successi, Mattei riuscì a far istituire l’Ente Nazionale Idrocarburi, di cui l’AGIP sarà una delle colonne portanti. Era il 1953 e nasceva l’ENI.

L’Italia di quegli anni
Non si può capire chi era Mattei e cosa fece se non si tiene presente che cos’era l’Italia in quegli anni. Quando venne creata l’ENI circa il 50% dei lavoratori italiani – poco meno di 10 milioni di persone – era impiegato nell’agricoltura. Non c’erano infrastrutture e le poche che erano state costruite prima della guerra erano state distrutte o bombardate.

Enrico Mattei faceva parte di una particolare generazione di manager pubblici (cioè alla testa di imprese di proprietà dello stato) che tra la fine della seconda guerra mondiale e i primi anni ’60 dettero con le loro imprese un contributo fondamentale a cambiare questa situazione e a rendere l’Italia un paese moderno e industrializzato. Mattei fu il simbolo di questa generazione (Oscar Sinigaglia fu una figura simile nel campo della siderurgia) dalle caratteristiche molto particolari.

Il problema delle industrie pubbliche è che il loro proprietario, cioè il controllore che deve assicurarsi che i manager facciano i suoi interessi, è l’intera popolazione, che esercita il suo controllo tramite la mediazione della politica. Questo controllo non è molto efficace e le imprese pubbliche vengono spesso utilizzate per fare gli interessi più della politica che della popolazione.

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