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  • martedì 25 Dicembre 2012

Il marketing delle armi nei videogiochi

Il New York Times racconta del mutuo interesse nel "product placement" tra le società che fanno giochi violenti e quelle che producono armi

In un periodo di rinnovato dibattito e polemiche sulla violenza negli Stati Uniti e sull’eccesso di armi da fuoco possedute dagli americani – seguiti alla strage della scuola di Newtown lo scorso 14 dicembre – il New York Times racconta in un articolo che alcuni videogiochi sono usati dalle società produttrici per promuovere le armi presso i potenziali clienti. Electronic Arts, una delle più grandi e popolari aziende del settore dei giochi, lo scorso ottobre ha creato un sito web dedicato ai produttori di armi usate nel suo Medal of Honor Warfighter, ultima versione della longeva serie Medal of Honor. Tra i partner della promozione del gioco c’erano le società di armi Magpul e McMillan Group, i cui prodotti erano linkati dal sito di Medal of Honor: Electronic Arts disattivò i link dopo le proteste di alcuni appassionati di giochi, uno dei quali ha detto al New York Times che si trattava di “una specie di showroom di armi da fuoco” e che il sito conserva ancora elementi di promozione delle armi.

Il tema dell’influenza dei giochi violenti sulla violenza reale è vecchio quanto i giochi stessi: e più vecchio ancora, essendo erede della discussione sui film violenti, sui fumetti violenti, sui libri violenti, eccetera. È tornato attuale dopo Newtown per via delle parole dell’associazione americana dei produttori di armi, la famigerata NRA, che ha rigettato le accuse sulla strage sostenendo che le responsabilità debbano essere attribuite tra l’altro appunto ai giochi e ai film violenti.

“Malgrado nessuno studio abbia mai trovato legami tra i videogiochi e la violenza reale con le armi”, scrive il New York Times, “il caso di Medal of Honor Warfighter mostra come l’industria dei giochi e quella delle armi abbiano silenziosamente costruito una relazione di marketing di mutuo beneficio”. Gli esperti di marketing spiegano che per le società costruttrici di armi i videogiochi sono divenuti un veicolo straordinario di promozione e di “product placement”, come racconta anche questo video prodotto insieme da Magpul ed Electronic Arts sulla loro collaborazione

Ed è facile capirlo: i fucili d’assalto di Bushmaster Firearms (uno dei quali è stato usato da Adam Lanza, responsabile della strage di Newtown), per esempio, “hanno un curriculum che farebbe l’invidia di ogni attore” in termini di apparizioni nei videogiochi, tra cui il popolarissimo Call of Duty Modern Warfare 2. Altri famosi giochi mostrano armi prodotte da Barrett and Browning, da Colt, da Heckler & Koch, da Glock e da Beretta. Un portavoce ha risposto alle domande del New York Times che Bushmaster non ha ricevuto compensi, ne ha pagato, per l’uso di immagini col suo marchio in Call of Duty. E secondo alcuni esperti del settore sarebbe in corso una tendenza di alcuni produttori di armi a prendere le distanze dai giochi violenti, dopo le proteste e le ultime accuse. E in certi giochi, malgrado sia considerato un pregio in termini di realismo la presenza di brand realistici e riconoscibili, vengono piuttosto usati nomi di armi leggermente alterati, per evitare conseguenze legali.

Gli articoli del Post sulla strage di Newtown e sul dibattito sulle armi