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  • venerdì 21 dicembre 2012

Il Secolo d’Italia solo online

Lo storico quotidiano di destra da oggi non uscirà più in versione cartacea

Da oggi il Secolo d’Italia, storico giornale della destra italiana, interrompe la pubblicazione della sua versione di carta e va solo online.

Nato negli anni Cinquanta come giornale del Movimento Sociale Italiano, il Secolo è stato ereditato poi da Alleanza Nazionale. Dopo la fusione di Alleanza Nazionale con Forza Italia, durante la direzione di Flavia Perina, il Secolo conobbe una nuova centralità e popolarità per via dello scontro tra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi (dove il Secolo si schierava nettamente col primo).

A febbraio del 2011 il comitato di amministrazione del giornale è tornato però sotto il controllo della corrente non finiana degli ex Alleanza Nazionale, e ha sostituto alla direzione Flavia Perina con Massimo De Angelis, deputato del PdL (e sempre ex Alleanza Nazionale). Lo scorso aprile il Secolo ha dimezzato la foliazione da 16 a 8 pagine. Lo stesso De Angelis oggi presenta così la decisione di interrompere le pubblicazioni cartacee.

Questo è l’ultimo numero del Secolo d’Italia prodotto con carta e inchiostro. Forse dire “l’ultimo” è troppo definitivo, perché nella vita vale il detto “mai dire mai”, ma sicuramente, da domani, sotto la mia direzione e quindi almeno in parte sotto la mia responsabilità, questa storica testata si svincolerà dalla materialità per trasferirsi nella rete. Ho passato i 50 anni e ho cominciato a lavorare a 17 anni in tipografia. Carta e inchiostro, per molti anni per me non sono stati meno sacri che carne e sangue. Non mi piacciono molto i cambiamenti, sono nostalgico per Dna. Eppure negli ultimi dieci anni ho dovuto ammettere e accettare che il mio mondo di rotative e acidi tipografiche è destinato a sparire come altri pezzi importanti del mio piccolo mondo antico. Già oggi i nostri lettori sul web sono dieci volte superiori a quelli che si spostano per andare in edicola. E lo stesso prodotto, sul web o cartaceo, costa enormemente di meno. Le imprese sono fatte di prodotto e persone che producono. Per il prodotto costano materiali, realizzazione e trasporto. Poi c’è quello che orrendamente viene definito “costo del lavoro”, le persone. Una filosofia aziendale normale taglia il costo del lavoro per investire sul prodotto. Ma il nostro prodotto non sono la carta e l’inchiostro, ma le idee.

(continua a leggere sul sito del Secolo)

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