Diario della crisi

Scende la borsa, sale lo spread e noi nel mezzo

18.00 – L’indice FTSE MIB alla Borsa di Milano ha chiuso in perdita di 2,2 punti percentuali, dopo essere arrivato a perdere anche il 3,8 per cento. In crescita lievissima le borse di Francoforte, Londra e Parigi. Diversi titoli a Milano sono stati sospesi per eccesso di ribasso, durante la giornata, mentre Mediaset è stato uno dei pochi titoli a chiudere la giornata in attivo (+2%). Lo spread tra BTP italiani e Bund decennali tedeschi è tornato a crescere toccando un massimo di 360 punti e assestandosi poi a 352.

15.30 – Pier Luigi Bersani, segretario del PD e candidato alla presidenza del Consiglio per il centrosinistra, ha tenuto una conferenza stampa a Piacenza e ha detto che «proprio perché Monti può essere ancora utile, sarebbe meglio che restasse fuori dalla contesa».

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Dopo pochi minuti di contrattazione, oggi la Borsa di Milano ha raggiunto -3 per cento, mentre lo spread tra i titoli italiani (BTP) e quelli tedeschi (BUND) a dieci anni è aumentato di colpo di oltre il 6,5 per cento, passando dai 324 punti di venerdì scorso a 347.

La reazione degli investitori alla notizia delle dimissioni di Mario Monti, che lascerà il proprio incarico dopo l’approvazione della legge di stabilità, era attesa da due giorni. I risultati negativi di queste prime ore di borsa probabilmente si devono in parte alla grande incertezza sulle prossime settimane, su chi guiderà l’Italia e sui tempi che avrà la nuova crisi di governo, che si è aperta dopo la decisione del Popolo della Libertà di togliere il proprio sostegno a Monti e di giocarsi una nuova candidatura di Silvio Berlusconi alla presidenza del Consiglio, la sesta.

Per buona parte della giornata di oggi Mario Monti sarà lontano dall’Italia. A Oslo infatti è il giorno della consegna del premio Nobel per la pace all’Unione Europea, e il presidente del Consiglio parteciperà alla cerimonia con altri leader europei. In Norvegia avrà l’occasione di scambiare qualche parola con il cancelliere tedesco Angela Merkel e con il presidente francese François Hollande, con cui ha lavorato a lungo soprattutto per affrontare i problemi posti dalla crisi economica nell’area dell’euro. Per rassicurare i partner europei, e naturalmente anche i mercati, Monti ha comunque garantito che l’Italia proseguirà con le riforme necessarie per mettere in sicurezza i conti. Ma per molti è difficile crederlo, senza garanzie e certezze su che cosa potrà accadere dopo le sue dimissioni. I giornali di oggi parlano, tanto per cambiare, di un suo possibile impegno diretto in politica e di una candidatura per le prossime elezioni, voci che continuano a non trovare conferme ufficiali (ma nemmeno grandi smentite).

Mentre Monti è lontano, in Italia prosegue l’organizzazione delle prossime mosse da parte dei partiti politici, soprattutto del Popolo della Libertà. Ieri Silvio Berlusconi ha confermato, uscendo da una pizzeria a Milano, di essere al lavoro per stringere un nuovo accordo politico con la Lega Nord. I due partiti erano andati per strade diverse in seguito alla decisione del PdL di sostenere il governo Monti un anno fa. A Berlusconi i voti della Lega Nord servono sopratutto per avere maggiori possibilità in Lombardia, regione in cui si dovrà votare per il nuovo presidente e che – con la legge elettorale attuale – potrebbe essere determinante per la costruzione di una maggioranza solida in Senato. Nel PdL non sono però tutti d’accordo, a partire da Giorgia Meloni, che ha chiesto un confronto all’interno del partito, soprattutto in seguito alla cancellazione delle primarie cui si era candidata.

Da domani, inoltre, Camera e Senato riprenderanno l’esame di diverse leggi. I lavori parlamentari si concentreranno soprattutto sulla legge di stabilità, che dovrà essere approvata in tempi brevi in vista delle annunciate dimissioni di Mario Monti. L’approvazione definitiva dovrebbe avvenire tra il 17 e il 21 dicembre prossimi, cosa che potrebbe portare alla fine del governo prima di Natale, ma molto dipenderà da come il presidente Napolitano vorrà gestire i diversi passaggi, tenuto conto della pausa per le festività natalizie. Le elezioni politiche si potrebbero poi tenere a metà febbraio 2013.

foto: LaPresse