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  • lunedì 12 Novembre 2012

Gli insegnanti non lavoreranno sei ore in più

Il governo si rimangia la contestata norma della legge di stabilità ma stabilisce nuovi tagli per far quadrare i conti

La commissione Bilancio della Camera ha approvato un emendamento alla Legge di stabilità per rimangiarsi l’aumento delle ore di lavoro degli insegnanti di scuole medie e superiori da 18 a 24 a settimana. Le risorse necessarie a evitare l’incremento lavorativo sono pari a 182 milioni di euro e saranno reperite attraverso vari fondi, tagli alla ricerca e alcuni bandi. Il Sole 24 Ore spiega che le misure stabilite dalla spending review per il ministero dell’Istruzione verranno rispettate attraverso:

«1,8 milioni dal taglio dei distacchi sindacali e dei comandi dei docenti del personale scolastico al ministero e ad altri enti; 6 milioni dalla dismissione immobile di piazzale Kennedy, a Roma, utilizzato come sede del ministero dell’Università prima dell’accorpamento con il ministero dell’Istruzione; 20 milioni dai tagli per i bandi dei fondi First e Trin; 30 milioni di tagli sul progetto Smart City nel centro nord; 47,5 milioni dal fondo per il miglioramento dell’offerta formativa «senza pregiudicare l’offerta»; e ulteriori maggiori risorse da un fondo alimentato nel passato dagli accantonamenti di risorse raccolte con vecchi tagli».

Il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo ha commentato dicendo che «è stata trovata una soluzione che a saldi invariati ci consente di non toccare i servizi agli studenti e gli orari dei docenti. Si sono poste anche le basi per una nuova gestione della scuola e una maggiore attenzione per una scuola moderna».

(Le sei ore in più per gli insegnanti)

La norma sull’aumento delle ore di lavoro degli insegnanti era contenuta nel comma 42 dell’articolo 3 della Legge di stabilità. Sarebbe entrata in vigore il primo settembre del 2013 – quindi il prossimo anno scolastico – e i professori avrebbero impiegato le ore in più in sostituzioni temporanee negli stessi istituti scolastici nei quali sono di ruolo, o per fare supplenze più strutturate e durature nel tempo per colmare la mancanza di un insegnante, evitando che ne sia chiamato un altro esterno alla scuola, con costi aggiuntivi per la stessa come accade ora. I docenti che hanno la necessaria abilitazione avrebbero invece svolto attività di sostegno.

Foto: il ministro dell’Istruzione Francesco Profumo (Mauro Scrobogna /LaPresse)