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  • giovedì 8 Novembre 2012

Inizia il congresso dei comunisti cinesi

Le foto del primo giorno dell'assemblea quinquennale del partito: oggi ha parlato il presidente Hu Jintao, che lascerà spazio a una nuova generazione di dirigenti

Oggi si è aperto alla Grande sala del popolo di Pechino il 18esimo congresso del Partito Comunista Cinese (PCC), che si concluderà con una serie di nomine che rinnoveranno i vertici del partito con l’entrata in scena di una nuova generazione di dirigenti. Il congresso si tiene ogni cinque anni e per tutta la sua durata Pechino e tutta la Cina ne sentono la presenza: sia per l’imponente organizzazione collegata all’arrivo delle migliaia di delegati, sia per le misure straordinarie di sicurezza e di controllo che vengono imposte ai mezzi di comunicazione in tutto il paese.

L’avvenimento principale della giornata di oggi è stato il discorso di Hu Jintao, 69 anni, attuale leader supremo cinese: è segretario generale del PCC, presidente della Repubblica e presidente della Commissione militare centrale. A partire da questo congresso lascerà le cariche gradualmente, nell’arco di pochi mesi, per permettere la successione.

Nel suo discorso, come riporta il New York Times, Hu Jintao ha riconosciuto che la Cina sta attraversando un periodo di grandi cambiamenti e di «circostanze interne e internazionali complesse». Durante i suoi ultimi anni al potere, il PCC ha dovuto affrontare gravi scandali che riguardavano alti esponenti del partito, come Bo Xilai: Hu non ha fatto alcun riferimento specifico ai singoli casi, ma ha riconosciuto che il partito ha alcuni problemi, tra cui la corruzione, e che sia il PCC che la Cina – in cui, ha detto, ci sono problemi di equità e distribuzione della ricchezza – devono andare incontro a profondi cambiamenti. Ad ogni modo, Hu ha difeso davanti al congresso l’operato dei suoi circa dieci anni al potere, che sono stati anni di grandissima crescita economica e della costruzione di «una società moderatamente prospera».

Nel suo discorso, contrariamente a quanto avevano previsto alcuni esperti, Hu non ha preso le distanze politicamente da Mao e dal maoismo, che comincia ad essere datato per la nuova borghesia urbana e per i suoi valori: ha anzi ripreso alcune espressioni e parole d’ordine del fondatore della Cina comunista.

Al congresso partecipano 2268 delegati scelti dal partito e provenienti da tutto il paese. Formalmente le nomine saranno discusse e votate nel corso della prossima settimana, ma le decisioni sono già state prese da tempo in complessi negoziati e giochi di potere tra le principali personalità e correnti del partito. Come spesso accade in Cina, l’autorità va insieme all’età: secondo molti, il ruolo dell’ex leader supremo cinese, Jiang Zemin, 86 anni, continua a essere centrale.

Il successore designato di Hu Jintao, Xi Jinping, sedeva accanto a lui durante il discorso introduttivo, in attesa di prendere il suo posto nelle prossime votazioni al vertice del partito. Per accedere alle altre cariche, come quelle militari e la presidenza della Repubblica, Xi dovrà aspettare qualche altro mese, mentre non si conoscono ancora tutti i nomi dei massimi vertici del partito che verranno eletti nei prossimi mesi e che formeranno la cosiddetta “quinta generazione” della classe dirigente cinese.