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  • domenica 4 Novembre 2012

Il partito comunista cinese si prepara al congresso

Che inizia tra pochi giorni e sarà l'inizio di una nuova classe dirigente, già scelta da tempo: intanto, in tutta la Cina ci saranno regole molto severe per evitare proteste

di francesco marinelli

Giovedì 8 novembre si aprirà a Pechino il Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese, la più alta istituzione del Partito: è composto da circa duemila membri delegati, eletti nelle varie zone della Cina. Quello di giovedì, sarà il diciottesimo Congresso. L’ultimo, il diciassettesimo, si è tenuto nel 2007.

Secondo la procedura prevista, il Congresso inizierà con la presentazione di un rapporto del Comitato centrale del partito letto dal segretario in carica (che attualmente è Hu Jintao): poi i delegati si esprimeranno sul rapporto stesso e passeranno a presentare proposte e idee nuove per rinnovare le linee politiche del partito. Tra le funzioni principali del Congresso ci sono l’elezione del Comitato Centrale, che successivamente eleggerà il Segretario generale, e la possibilità di modificare lo Statuto e il programma del partito.

L’elezione del Comitato centrale, che è composto da 371 membri, oltre ad essere importante per la successiva nomina del segretario, lo è anche perché da lì vengono scelti i ventiquattro membri che formeranno l’Ufficio politico, conosciuto anche come Politburo (il vero centro di potere della Repubblica Popolare) che detterà le linee base sulle questioni politiche e ideologiche del partito. È dato per scontato che ne farà parte l’attuale presidente della Repubblica Hu Jintao e l’attuale primo ministro Wen Jiabao.

La successione delle leadership cinesi avviene, fin dalla nascita della Repubblica Popolare, attraverso il succedersi di “generazioni“. Un gruppo dirigente, pressapoco formato da coetanei, cresce lentamente all’interno del partito con una carriera spesso simile, che prevede ruoli a livello locale e poi nazionale di crescente importanza (spesso iniziando lontano dalla regione di origine, nel tentativo di separare i dirigenti dai fortissimi legami clientelari locali). Questo sistema prepara lentamente il ricambio e fa in modo che, nel corso degli anni, si fissino le alleanze e si superino i conflitti – con mezzi più o meno leciti, come si è visto nel caso di Bo Xilai – in modo che arrivati al momento della selezione ufficiale i giochi siano per lo più fatti e non ci siano pericoli di fratture. La generazione attualmente al potere, quella di Hu Jintao, è la quarta, quella che verrà scelta al prossimo congresso è la quinta e già si intravede nel prossimo futuro l’emergere della sesta.

Questa volta, tra i candidati, quelli sicuri di ottenere un ruolo importante sia nel partito sia a livello statale sono due: Xi Jinping (probabile nuovo presidente, come si dice da almeno due anni) e Li Keqiang (probabile futuro Primo ministro). Xi Jinping fa parte del Comitato permanente del Politburo ed è attualmente vicepresidente della Repubblica popolare. Li Keqiang, anche lui membro del Comitato centrale, è l’attuale vice primo ministro ed è tra i più importanti sostenitori delle politiche economiche volte a rafforzare il mercato interno cinese.

In generale, i candidati si suddividono in due gruppi: da una parte ci sono i cosiddetti “principini” o “aristocrazia rossa”, secondo l’espressione utilizzata dai mezzi di comunicazione cinesi per definire i figli d’arte (di ex politici importanti) e quelli della Lega dei giovani comunisti, vicini alla politica dell’attuale presidente Hu Jintao. Gli altri membri del Partito Comunista Cinese che probabilmente avranno la possibilità di ricoprire cariche importanti sono Li Yuanchao, Wang Qishan e Zhang Dejiang.

Il prossimo Congresso è molto atteso, soprattutto in Occidente, per capire come si risolveranno molte questioni legate alle divisioni interne tra neomaoisti e liberisti (alla cinese, si intende). Nonostante sia l’evento politico più importante degli ultimi anni, la popolazione cinese avrà un ruolo limitato: i cittadini comuni non potranno né partecipare al Congresso, né decidere nulla. E soprattutto, per l’occasione nulla dovrà andare storto: già da un po’ di tempo sono state prese delle misure restrittive, dai vertici della Repubblica Popolare, sia verso i dissidenti interni, che sono stati costretti ad andare via dalle loro case, sia verso i mezzi di comunicazione stranieri, come successo con il sito del New York Times che è stato oscurato pochi giorni fa.

Altri tipi di misure preventive sono state decise anche verso la popolazione: per esempio i tassisti che lavorano a Pechino non potranno tenere abbassati i finestrini nei giorni del Congresso e saranno obbligati a togliere le manopole di quelli posteriori, per evitare che i clienti li tirino giù. Inoltre, non ci si potrà avvicinare a Piazza Tienanmen: le autorità hanno paura che qualcuno possa gridare slogan o lanciare oggetti al Palazzo dove ci sarà il Congresso.

Non si potranno acquistare né portare con se palloni, palloncini o palline da ping pong perché potrebbero contenere dei messaggi scritti di protesta. Inoltre, sono stati rimossi tutti i coltelli venduti nei negozi e l’accesso a Internet è già da giorni a velocità molto rallentata, mentre i canali dei mezzi di comunicazione internazionali, come CNN e BBC, sono stati oscurati in molti centri pubblici. Alla Bookworm, una popolare libreria di Pechino con libri in lingua inglese, sono stati tolti tutti i libri sulla storia politica della Cina.

La situazione sarà “congelata” un po’ in tutto il paese, non solo nella capitale: molte attività, tra cui le produzioni cinematografiche o i concerti jazz, sono state annullate e rinviate. E molte aziende, comprese quelle statali, saranno ferme. Saranno rallentati artificialmente anche il mercato e la Borsa: il China Securities Regulatory Commission ha invitato gli operatori a mantenere al minimo il livello degli scambi. Da alcune settimane tutte le regole da rispettare durante il Congresso sono state pubblicate e fatte girare su Internet: anche se il Partito non ha voluto che sembrasse una cosa ufficiale, le ha fatte circolare lo stesso.

Foto: FREDERIC J. BROWN/AFP/Getty Images