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  • martedì 6 novembre 2012

Non si vota solo per il presidente

Oggi negli Stati Uniti si vota anche per la Camera, un pezzo del Senato, 13 governatori e molti referendum su matrimoni gay, aborto, pena di morte e marijuana

Oggi decine milioni di americani non voteranno soltanto per eleggere il prossimo presidente degli Stati Uniti: dovranno scegliere anche i deputati della Camera (che si rinnova interamente) e un terzo di quelli del Senato (si rinnovano 33 seggi su 100). Inoltre in 13 stati si voterà anche per scegliere il nuovo governatore, mentre in altri stati si terranno referendum su questioni che, in alcuni casi, potranno produrre cambiamenti notevoli.

(Guida per la notte delle elezioni USA)

In California gli elettori dovranno decidere se approvare o meno la Proposition 34, una legge che elimina la pena di morte e trasforma le sentenze capitali – al momento sono 725 – in ergastoli senza possibilità di condizionale. I sostenitori della Proposition 34 puntano soprattutto ai vantaggi economici che ne conseguiranno: eseguire le condanne a morte è molto costoso e trasformarle in ergastoli permetterà di risparmiare ogni anno circa 130 milioni di dollari. La legge è sostenuta da molti politici e da giornali come il Los Angeles Times. La California è uno degli stati con il maggior numero di condanne a morte degli Stati Uniti: se la misura dovesse passare potrà avere conseguenze importanti anche a livello nazionale e persuadere alcuni stati a seguirne l’esempio. Sempre in California si vota anche per la Proposition 37 che, se verrà approvata, richiederà di indicare nelle etichette alimentari i cibi OGM. La nuova legge sarebbe il primo risultato concreto del movimento che auspica un cambiamento delle politiche alimentari negli Stati Uniti e potrebbe essere riproposta in molti altri stati americani.

(Obama e Romeny stato per stato)

In quattro stati gli elettori dovranno esprimersi su leggi riguardanti il matrimonio omosessuale. In Maine gli elettori sceglieranno se confermare o meno una legge del 2009 che proibisce il matrimonio gay, mentre in Maryland e nello stato di Washington voteranno se legalizzarlo o meno. In Minnesota si esprimeranno su un emendamento alla costituzione dello stato che proibisce i matrimoni gay. Anche in questo caso l’esito delle votazioni potrà avere conseguenze a livello federale: una notevole vittoria dei sostenitori del matrimonio omosessuale potrà dare man forte agli avvocati che discuteranno a breve la costituzionalità del Defense of Marriage Act davanti alla Corte Suprema. Il Defense of Marriage Act è una legge federale del 1996 che riconosce come matrimonio soltanto l’unione tra uomo e donna: questo significa che uno stato non ha l’obbligo di riconoscere un matrimonio gay celebrato in un altro stato, e che il governo federale non è tenuto a riconoscere a una coppia sposata omosessuale gli stessi diritti giuridici ed economici garantiti a una coppia sposata eterosessuale.

(Le foto dell’ultimo giorno di campagna elettorale delle presidenziali americane)

In sei stati si terranno referendum legati all’uso della marijuana. In Arkansas e Massachusetts i cittadini decideranno se legalizzare, regolare e tassare la marijuana a scopi terapeutici. In Montana voteranno su una legge del 2004 che ha legalizzato l’uso terapeutico della marijuana. In Colorado, Washington e Oregon decideranno se legalizzarne l’uso ricreativo.

In Florida gli elettori si esprimeranno sull’Amendment 6, che proibisce di finanziare le interruzioni di gravidanza con fondi pubblici, tranne nei casi previsti dalla legge federale e quelli in cui la vita della madre è a rischio. In Montana si vota invece sulla LR-120, che impone di avvertire i genitori di una minorenne che ha chiesto di abortire. In Alabama, Florida, Missouri, Montana e Wyoming si terranno referendum su leggi che proibiscono al governo federale di imporre alle persone e alle aziende di comprare assicurazioni sanitarie, come stabilito invece dalla riforma sanitaria di Obama. In Massachusetts si vota su una legge che permetterà a un medico autorizzato di prescrivere farmaci a un malato terminale, qualora lo richieda, per porre fine alla sua vita.

(4 scenari tremendi per le elezioni USA)

È piuttosto improbabile che ci siano grossi colpi di scena nelle elezioni del Congresso: quasi certamente la Camera resterà in mano ai repubblicani e il Senato ai democratici. In Arizona vale la pena seguire la sfida elettorale per aggiudicarsi il seggio di Gabrielle Giffords, la deputata democratica gravemente ferita durante un attentato a Tucson nel gennaio 2011. Giffords si era dimessa un anno dopo per continuare a dedicarsi alla sua riabilitazione: il suo seggio era andato, attraverso elezioni speciali, al democratico Ron Barber, ma i repubblicani pensano di avere buone possibilità di vincere.

(35 manifesti elettorali americani)

Un’altra sfida da tenere d’occhio è quella al Missouri per il Senato: i repubblicani avrebbero potuto strappare facilmente il seggio al democratico Claire McCaskill, che era piuttosto debole nei sondaggi. La gara si è riaperta dopo che ad agosto il candidato repubblicano Todd Akin ha fatto una dichiarazione molto criticata sull’aborto, dicendo che un non meglio precisato meccanismo biologico impedirebbe al corpo femminile di iniziare una gravidanza dopo lo stupro. Akin si è scusato ma ha respinto la richiesta di Romney di ritirarsi dalla corsa elettorale. Uno scenario simile si è riproposto in Indiana dove, sempre per il Senato, il repubblicano Richard Mourdock è in leggero svantaggio contro il democratico Joe Donnelly dopo un commento controverso in cui si è detto contrario all’aborto anche in caso di stupro: «anche se la vita inizia in quella orribile situazione che è lo stupro, è qualcosa che Dio voleva accadesse».

Un’altra sfida significativa è quella per il seggio al Senato del Massachusetts, quello di Ted Kennedy, dove si affrontano l’attuale senatore repubblicano Scott Brown e la democratica Elizabeth Warren, molto di sinistra e tra i democratici più critici contro il mondo della finanza e delle banche. La popolarità di Warren è cresciuta nell’ultimo anno e se dovesse vincere si inizierebbe a parlare di una sua possibile candidatura alla presidenza nel 2016.

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Foto: Elizabeth Warren e Scott Brown in un dibattito a Springfield, Massachusetts, 10 ottobre 2012 (AP Photo/Elise Amendola)

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