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  • martedì 16 ottobre 2012

Radovan Karadžić si difende

L'ex leader serbo-bosniaco accusato dell'assedio di Sarajevo e del massacro di Srebrenica dice di aver fatto «tutto quello che potevo per evitare la guerra»

Oggi è iniziata presso il Tribunale penale internazionale dell’Aia (Tpi) la fase difensiva del processo all’ex leader serbo-bosniaco Radovan Karadžić cominciato nell’ottobre del 2009. Karadzic ha 67 anni e ha deciso di difendersi da solo assistito da un gruppo di avvocati. Dopo l’introduzione durata quattro ore con la replica contro dieci capi d’accusa a suo carico, Karadžić ha convocato come suo 
primo testimone Andrei Demurenko, colonello russo a capo dell’UNPROFOR (Forza di protezione delle Nazioni Unite) a Sarajevo durante 
l’assedio, da gennaio a dicembre 1995. A Karadžić sono state assegnate 300 ore per la sua difesa e lui ha fatto sapere che chiamerà 300 testimoni a suo favore.

Nel maggio del 1992 Radovan Karadžić proclamò la nascita della Repubblica Serba di Bosnia-Erzegovina, di cui divenne presidente. Nominò Ratko Mladic comandante del Secondo Distretto Militare dell’esercito jugoslavo, che sarebbe poi diventato l’esercito serbo-bosniaco durante la guerra in Bosnia-Erzegovina. Incriminato dal Tribunale penale internazionale per l’ex Jugoslavia (ICTY) nel 1995, fu arrestato il 21 luglio 2008 dopo quasi tredici anni di latitanza, mentre si trovava a bordo di un autobus a Belgrado sotto la falsa identità di un militare bosniaco che in realtà era caduto in guerra, Dragan Dabić. Deve rispondere ora di dieci capi d’accusa, tra cui l’assedio di Sarajevo e il genocidio di 8 mila civili musulmani a Srebrenica durante la guerra del 1992-1995. Invece è caduto in corso di procedimento un altro 
capo di accusa: quello di genocidio in altre municipalità bosniache.

(Cosa fu Srebrenica)

Oggi Radovan Karadžić, che in caso di condanna rischia l’ergastolo, ha respinto ogni accusa e reclamato piuttosto dei «riconoscimenti per le cose buone» che avrebbe fatto. Ha anche detto: «Ho fatto tutto quello che potevo per evitare la guerra» e «non ho mai pensato che si potesse verificare un genocidio». L’ex leader serbo ha anche sostenuto che il numero delle vittime della guerra affermato dai media non è veritiero e che in realtà è molto inferiore: «Con il passare del tempo questa verità diventerà sempre più evidente. Le accuse e la propaganda diventeranno sempre più deboli». Oggi presso il Tribunale penale internazionale dell’Aia è iniziata anche l’ultima fase del processo contro l’ex leader serbo-croato Goran Hadzic, l’ultimo dei 161 ricercati e sospettati di crimini di guerra ad essere arrestato in Serbia nel luglio dell’anno scorso.

(L’assedio di Sarajevo, le foto e la storia)

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