L’ESM c’è

Lanciato il "fondo salva-stati" di cui parliamo da mesi: come funziona, chi ci mette i soldi e perché viene criticato, spiegato semplice

di Davide Maria De Luca

I ministri delle Finanze dei paesi che adottano l’euro, riuniti oggi in Lussemburgo, hanno dato il via libera alla nascita dello European Stability Mechanism (ESM), il cosiddetto “fondo salva-stati”, che sarà utilizzato per prestare fino a un totale di 500 miliardi di euro ai paesi dell’eurozona che ne faranno richiesta. Con l’ESM l’Europa si dota per la prima volta di uno strumento permanente per aiutare gli stati membri in difficoltà finanziaria. I critici, però, accusano i governi europei e in particolare la Germania di non aver voluto dotare il fondo delle risorse necessarie per aiutare paesi grandi come Italia e Francia, lasciando quindi i mercati nell’incertezza.

Quanti sono e da dove arrivano i soldi del fondo?
Il capitale di cui sarà dotato l’ESM sarà in parte versato dai due fondi provvisori che operavano in precedenza (EFSF e EFSM) e in parte dagli stati che hanno aderito all’ESM (cioè tutti i 17 paesi dell’eurozona). In tutto, entro il 2014, il fondo avrà in cassa 80 miliardi di euro. Altri 620 miliardi saranno “garantiti”: i vari paesi aderenti si impegnano a tirarli fuori nel caso ce ne fosse bisogno.

Con questo totale di 700 miliardi, tra soldi versati e garanzie, l’ESM potrà emettere obbligazioni o altri strumenti finanziari per raccogliere sul mercato circa 500 miliardi di euro. Non di più, perché 200 miliardi dovranno restare liberi: una specie di riserva di emergenza, per garantire che quei 500 miliardi di obbligazioni godano di un rating tripla A.

Denaro e garanzie saranno versati dai vari paesi dell’Eurozona in proporzione alla loro partecipazione al capitale della BCE. La Germania sarà il primo contributore e verserà 21 miliardi garantendone altri 190. La Francia sarà il secondo, con 20 miliardi versati e 142 garantiti e l’Italia sarà il terzo con 17 miliardi versati e 125 garantiti.

Chi decide e come funziona
In base a queste quote sarà ripartito anche il diritto di voto negli organismi di governo del fondo. Il principale si chiamerà Consiglio dei governatori e ne faranno parte tutti i ministri delle Finanze dei 17 paesi aderenti. Ognuno di loro voterà in base alla percentuale del capitale del fondo versata dal suo paese. Il Consiglio eleggerà un Consiglio di amministrazione e un direttore generale, che si occuperanno della gestione giorno per giorno delle attività del fondo, mentre il governatore della BCE e il Commissario agli affari economici dell’Unione Europea saranno osservatori senza diritto di voto.

I prestiti dell’ESM saranno concessi a stati che si troveranno in difficoltà nel pagare i loro conti oppure con un sistema bancario che potrebbe entrare in crisi se non venisse sostenuto. Il prestito sarà concesso soltanto se lo stato sottoscriverà un Memorandum of Understanding, cioè un impegno ad adottare una serie di misure economiche per risolvere i suoi problemi di bilancio. Per ottenere l’aiuto dell’ESM lo stato dovrà anche aver sottoscritto il trattato del Fiscal compact. I contenuti del memorandum saranno decisi dalla direzione dell’ESM.

Le critiche
Oramai è quasi certo che l’ESM non avrà la licenza bancaria e quindi non potrà sfruttare il cosiddetto “effetto leva”, amplificando l’effetto stabilizzante delle sue operazioni. Questi due aspetti sono al centro di alcune delle principali critiche all’ESM. Con le regole previste al momento, l’ESM potrà prestare un massimo di 500 miliardi di euro, cifra più che adeguata a salvare Irlanda, Grecia e Portogallo: per avere un’idea delle grandezze di cui stiamo parlando, basta pensare che ognuno di quei paesi ha un debito pubblico tra i 200 e i 300 miliardi di euro.

Con qualche sforzo e se non avesse già tutte le risorse impegnate, l’ESM potrebbe anche aiutare la Spagna, che ha un debito pubblico di circa 800 miliardi. Ma sarebbe del tutto insufficiente a garantire un aiuto significativo se l’Italia – che ha un debito pubblico di circa 2.000 miliardi di euro – si trovasse vicina al default. Se invece il fondo potesse sfruttare l’effetto leva, sarebbe probabilmente in grado di raccogliere altre centinaia di miliardi, necessari per tranquillizzare i mercati sul fatto che, accada quel che accada, all’Italia non sarà permesso di fallire (e questo farebbe scendere subito lo spread).

Come dovrebbe farebbe l’ESM, che avrà solo 80 miliardi “in contanti” e 620 in garanzia, a poter arrivare a prestare 2 trilioni di euro, cioè la potenza di fuoco minima per tranquillizzare i mercati sulla salvezza dell’Eurozona? Il meccanismo si chiama appunto “effetto leva” ed è utilizzato dalle banche di tutto il mondo. In sostanza, significa indebitarsi per concedere prestiti. L’ESM potrebbe finanziarsi con un tasso di interesse piuttosto basso (perchè è garantito da paesi solidi come la Germania) e prestare poi quel denaro a paesi in difficoltà a un tasso di interesse più basso di quanto quei paesi riuscirebbero a ottenere da soli.

Secondo alcuni, sfruttando questo meccanismo l’ESM potrebbe arrivare a poter prestare fino a 2 mila miliardi di euro. Il problema è che così facendo gli stati membri dell’ESM non dovrebbero più garantire soltanto i 700 miliardi iniziali, dovrebbero garantire tutti i 2 mila miliardi. La Corte suprema tedesca ha decretato che in nessun caso le garanzie tedesche potranno mai superare gli attuali 190 miliardi di euro senza un consenso del parlamento. Un consenso che al momento sembra piuttosto difficile da ottenere.

foto: JOHANNES EISELE/AFP/GettyImages

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