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  • lunedì 1 Ottobre 2012

5 cose sul primo dibattito presidenziale

Mercoledì Obama e Romney discutono per la prima volta in diretta tv, e ci saranno i primi indizi su quest'ultima fase di campagna elettorale

Il prossimo mercoledì 3 ottobre negli Stati Uniti ci sarà il primo dibattito tra il presidente uscente (e ricandidato) Barack Obama e il suo avversario alle elezioni di novembre, il repubblicano Mitt Romney. Come stabilito a fine luglio, si terrà in Colorado presso l’Università di Denver e sarà dedicato principalmente ai temi della politica interna, quindi i due candidati si confronteranno più che altro sulla crisi economica. Sarà la prima occasione per vedere Obama e Romney sullo stesso palco in un confronto diretto dopo mesi di campagna elettorale e dopo le due convention, che ad agosto hanno ufficializzato le rispettive candidature alla Casa Bianca.

Il primo dibattito è molto atteso dagli elettori statunitensi e anche dal resto del mondo. Andy Sullivan di Reuters ha messo insieme cinque cose da tenere d’occhio mercoledì per farsi un’idea dei pregi e dei difetti di Obama e Romney, così descritte.

Obama sulla difensiva, Romney all’attacco
Alle elezioni mancano meno di sei settimane: Romney ha la necessità di rilanciare la sua campagna e di farsi notare, dopo una serie di incidenti di comunicazione e i sondaggi che lo danno in svantaggio. Obama, invece, ha solo bisogno di evitare una prestazione disastrosa, che potrebbe portare gli elettori indipendenti e gli indecisi a cambiare i loro piani. Hanno entrambi maturato una certa esperienza per i dibattiti nella loro carriera politica, ma nessuno dei due è del tutto a proprio agio con il meccanismo del confronto faccia a faccia.

Gli occhi non mentono mai
Come hanno insegnato diversi casi nel passato, il modo in cui appaiono i candidati in televisione ha spesso un grande impatto sugli elettori, spesso più delle loro parole. Gli esperti stimano che diversi elettori abbiano cambiato idea su chi votare nel 2000 a causa dei ripetuti sospiri del candidato democratico Al Gore mentre si confrontava con George W. Bush. Durante un dibattito presidenziale nel 1992, George H. W. Bush fu inquadrato mentre guardava il proprio orologio da polso, un gesto che fu interpretato da molti come un segno di impazienza e di sostanziale distacco dagli argomenti affrontati durante il confronto.

I precedenti spingeranno Romney e Obama a fare molta attenzione ai loro movimenti, ma – come spiega Sullivan – gli spettatori potranno probabilmente notare qualche piccolo segnale ugualmente. Le spalle alzate possono indicare incertezza, mentre la frequenza con cui si sbattono le palpebre è indicativa della quantità di stress cui sono sottoposti i due candidati.

Chi vincerà il primo round?
La prima mezz’ora sarà fondamentale per farsi un’idea di come se la stanno cavando i due candidati. Giornali e televisioni condurranno sondaggi istantanei per valutare le reazioni del pubblico, ma saranno poi necessari giorni prima di avere un’analisi sull’effettivo impatto sull’elettorato. Obama e Romney dovranno giocarsi le loro carte migliori nella prima parte del dibattito, nel tentativo di condizionarne l’esito complessivo.

Il diavolo è nei dettagli
Ogni candidato cercherà di mettere in difficoltà l’altro, proponendo dati e prove che contraddicano le tesi sostenute dal proprio opponente. Romney e Obama lo fanno del resto da mesi, ma a distanza, attraverso i loro comizi, le interviste e gli spot elettorali. Mercoledì lo faranno faccia a faccia e con un maggiore impatto sull’opinione pubblica. Obama ha spesso criticato i piani per l’economia di Romney e gli chiederà probabilmente come intenda tecnicamente ridurre le tasse, senza incidere sul deficit. Romney cercherà invece di mettere in difficoltà Obama contestando i risultati ottenuti nei suoi quattro anni di presidenza, o illustrandoli sotto un aspetto diverso e negativo rispetto a come saranno presentati dal presidente.

Romney sacrificherà George W. Bush?
Romney ha orientato buona parte della propria campagna elettorale per trasformare le elezioni di novembre in una sorta di referendum su Obama e sulla sua politica economica. Molti elettori, non necessariamente democratici, sono comunque convinti che se l’economia è in cattivo stato dipende in buona parte da quanto accadde prima di Obama durante l’amministrazione di George W. Bush. Romney dovrà quindi dimostrare di avere in programma politiche economiche diverse da quelle dell’ultimo repubblicano alla Casa Bianca, criticandolo anche, se necessario. Come ha fatto in questi mesi, dirà anche agli elettori che comunque Obama ha avuto quattro anni di tempo per sistemare le cose, a suo modo di vedere senza riuscirci.