Perché i film italiani non vincono l’Oscar

Alberto Pezzotta spiega sulla Lettura perché "il cinema italiano è diventato invisibile"

Alberto Pezzotta spiega sulla Lettura, l’inserto domenicale del Corriere della Sera, la crisi dei film italiani agli Oscar, che non vincono dal 1999 e non arrivano in finale dal 2006.

Il 26 settembre una commissione dell’Anica sceglierà il candidato italiano all’Oscar per il miglior film straniero. Solo a gennaio sapremo se sarà entrato nella cinquina definitiva. La vita è bella di Benigni è stato l’ultimo italiano a vincere, nel 1999. Dopo La bestia nel cuore di Cristina Comencini, nel 2006, nessuno è arrivato in finale.

Scorrendo premiati e finalisti recenti, è difficile trovare una logica. I grandi temi aiutano: dal 1999 hanno vinto tre film legati all’Olocausto (oltre a Benigni, Nowhere in Africa e Il falsario-Operazione Bernhard). Ma la correttezza politica non sempre detta legge: Israele è spesso rappresentato, ma una volta è stato candidato un palestinese sui kamikaze (Paradise Now); e l’anno scorso ha trionfato un iraniano, Una separazione, sia pure in odore di dissidenza. Hanno vinto favole mirabolanti (La tigre e il dragone) e polpettoni di impegno pauperista (il sudafricano Il suo nome è Tsotsi); film destinati a rimanere nella storia e altri subito dimenticati (se ne sono citati almeno tre). Una sola cosa sembra certa: il cinema italiano è fuori dai giochi. Lamentarsene significa coltivare un senso di inferiorità? In fin dei conti Rossellini, Visconti, Pasolini, Ferreri e Olmi hanno sempre fatto a meno degli Oscar. Certo, entrare in cinquina, e vincere, aumenta le possibilità di distribuzione internazionale; e di questi tempi è importante. Ma perché il cinema italiano è diventato invisibile? È solo colpa sua?

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Foto: Federico Fellini, Giulietta Masina e Dino De Laurentiis con l’Oscar per La Strada, 28 marzo 1957 (AP Photo/ Ellis Bosworth, File)