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  • lunedì 17 settembre 2012

Le elezioni in Bielorussia

Nell'"ultima dittatura d'Europa" saranno complicate anche questa volta: i partiti di opposizione hanno annunciato il boicottaggio

Il 23 settembre si svolgeranno in Bielorussia le elezioni legislative per il rinnovo della Camera dei rappresentanti, la camera bassa dell’Assemblea nazionale formata da 110 deputati tutti eletti dal popolo, che ha il potere di nominare il primo ministro e di fare modifiche alla Costituzione. Due dei principali partiti di opposizione al governo di Alexander Lukashenko, (spesso definito “l’ultimo dittatore d’Europa”) hanno però annunciato il boicottaggio alle elezioni, dopo che le loro richieste per la liberazione dei prigionieri politici sono state respinte: il Fronte Popolare e l’Unione Civile hanno infatti deciso di ritirare i propri candidati e di non partecipare alle votazioni.

Dopo la proclamazione dell’indipendenza dalla Russia il 25 agosto 1991, Alexander Lukashenko venne eletto presidente della Bielorussia per la prima volta a suffragio diretto e dopo l’approvazione della nuova Costituzione. Lukashenko formò da subito un regime autoritario, forte dei suoi legami con Mosca. Le legislative del 2000 confermarono la vittoria dei candidati vicini al presidente, ma sia l’opposizione sia gli osservatori internazionali denunciarono brogli elettorali. Nel 2004, grazie a una modifica costituzionale, Lukashenko poté candidarsi per un terzo mandato vincendo sia le presidenziali del 2006, sia le legislative del 2008 quando tutti i 110 seggi del parlamento furono assegnati a esponenti del suo partito.

In seguito alle presidenziali del dicembre del 2010 – in cui Lukashenko fu riconfermato con quasi l’80 per cento dei voti – si svolsero molte manifestazioni di protesta contro i brogli elettorali: centinaia di attivisti e sette dei nove candidati sconfitti furono picchiati e arrestati: molti di loro si trovano tuttora in carcere. Anche in quel caso l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) denunciò il fatto che i suoi osservatori non avevano avuto la reale possibilità di monitorare il conteggio in almeno il 66 per cento dei seggi e che dove erano riusciti a farlo avevano denunciato irregolarità.

In giugno, quando il presidente della Bielorussia diede l’annuncio delle legislative, in un discorso pronunciato al parlamento spiegò che «le autorità bielorusse» non avrebbero tollerato «interferenze esterne». Chiese di evitare «atti illeciti e provocazioni politiche mirate a destabilizzare il paese» aggiungendo che «tali atti vanno fermati immediatamente» e che «le persone responsabili vanno punite dalla legge». Infine precisò che il governo avrebbe fatto tutto il possibile «per promuovere il lavoro degli osservatori internazionali e creare un’atmosfera favorevole al loro lavoro» ma anche che non avrebbe «trascinato alcun osservatore internazionale nel paese».