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  • giovedì 2 Agosto 2012

Cosa succede ad Aleppo

Aumentano scontri e violenze: ora anche i ribelli hanno armi pesanti e stamattina avrebbero bombardato un aeroporto militare

Dal 20 luglio le forze governative e i ribelli del Free Syrian Army (FSA) stanno combattendo ad Aleppo, seconda città della Siria e importante centro economico, quella che il quotidiano Al-Watan vicino al regime ha definito “la madre di tutte le battaglie”.

Secondo l’agenzia di stampa francese AFP i ribelli questa mattina avrebbero bombardato l’aeroporto militare di Menagh, a 30 chilometri a nord-est di Aleppo, da dove decollano gli elicotteri e gli aerei da guerra dell’esercito ufficiale per bombardare la città. Secondo i corrispondenti di AFP i ribelli sarebbero ora in possesso di armi pesanti: avrebbero sottratto all’esercito alcuni carriarmato, mentre alcune unità corazzate dell’esercito regolare avrebbero disertato unendosi al FSA con i loro veicoli.

Nella notte le violenze sarebbero aumentate, soprattutto nel sud-est della città vicino al quartiere di Salaheddin, roccaforte degli insorti, con l’uso sistematico di elicotteri, carriarmato, mitragliatrici e artiglieria pesante. Secondo l’Osservatorio per i diritti umani in Siria, che ha sede in Gran Bretagna, ieri in tutto il paese sarebbero morte almeno 135 persone, metà delle quali proprio ad Aleppo. Dall’inizio degli scontri in città circa il 70 per cento dei cittadini è già fuggito.

Dopo la presa simbolica delle stazioni di polizia ad Aleppo (quella di Salihin e Bab al-Neyrab), i ribelli avrebbero ora intenzione di colpire le sedi di mukhabarat, i servizi segreti siriani. Il generale dell’FSA Abdel Nasser Ferzat ha infatti spiegato che «è la cosa più importante da fare. Se questi luoghi cadranno, la vittoria sarà per noi possibile».

Esecuzioni
Ieri, dicono i ribelli, le forze di sicurezza del regime sono entrate a Jdeidet Artouz, un villaggio a sud-ovest di Damasco, arrestando centinaia di giovani, chiudendoli in una scuola e torturandoli: questa mattina l’Osservatorio per i diritti umani ha riferito che sono stati ritrovati i corpi di 43 persone, vittime di “esecuzioni sommarie”.

Ad Aleppo alcuni membri di un gruppo sunnita vicino al regime sarebbero stati giustiziati dai ribelli nella parte orientale della città: tra loro anche uno dei loro leader, Ali Zeineddin al-Berri. Un video mostra infatti i soldati del FSA che si preparano ad uccidere con i fucili alcuni prigionieri feriti in riga contro un muro. Dopo la diffusione del filmato, Human Rights Watch, organizzazione non governativa internazionale che si occupa della difesa dei diritti umani, ha detto che l’azione potrebbe essere considerata un crimine di guerra. L’esecuzione sarebbe stata la reazione a un attacco avvenuto martedì durante una tregua e guidato da Ali Zeineddin al-Berri in cui sarebbero morti 15 combattenti del FSA.

Bashar al Assad
Dopo due settimane di silenzio, Bashar al Assad si è congratulato ieri con i militari per la loro lotta contro quelle che lui definisce “bande criminali terroristiche”. «Il destino del nostro popolo e della nostra nazione dipende da questa battaglia», ha detto in un comunicato stampa il presidente della Siria.

Barack Obama e il documento segreto
NBC e CNN, citando fonti non identificate, hanno detto che il presidente degli Stati Uniti ha firmato un documento segreto che autorizza l’invio di aiuti militari ai ribelli per rovesciare il regime di Bashar al Assad. La direttiva farebbe parte di una “conclusione”, strumento che permette ai servizi segreti degli Stati Uniti (CIA) di agire clandestinamente. Del ruolo della CIA nelle operazioni di riarmo delle forze dell’opposizione siriana si era già parlato nel mese di giugno su alcune testate giornalistiche statunitensi.

Le Nazioni Unite
L’Assemblea Generale delle Nazioni Unite si riunirà oggi per discutere della situazione in Siria e potrebbe votare una risoluzione per chiedere la fine immediata dei combattimenti e incoraggiare il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ad adottare misure adeguate a condannare gli autori di violenze contro la popolazione in Siria.

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