Sei impianti dell’Ilva sotto sequestro

E otto persone agli arresti domiciliari: lo ha stabilito il giudice per le indagini preliminari, mentre i lavoratori scioperano a oltranza

Aggiornamento alle 13.00: dopo la comunicazione del sequestro di sei impianti dello stabilimento siderurgico Ilva deciso dal giudice per le indagini preliminari di Taranto Patrizia Todisco, i sindacati Fim, Fiom e Uilm, nell’assemblea dei lavoratori che si è conclusa stamattina all’interno dell’azienda, hanno confermato lo sciopero ad oltranza, mentre i lavoratori stanno continuando a protestare e a presidiare tutti gli ingressi stradali della città: le forze dell’ordine stanno cercando di deviare il traffico sulle strade secondarie.

Anche a Genova, contro il sequestro dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto, un migliaio di operai dell’Ilva dello stabilimento di Cornigliano ha organizzato un corteo fino alla Prefettura dove una delegazione di lavoratori e sindacalisti ha incontrato il prefetto Antonio Musolino. Alcune strade sono state bloccate con cassonetti dell’immondizia. Francesco Grondona, segretario della Fiom di Genova, ha spiegato che «la chiusura dello stabilimento di Taranto comporta la chiusura degli stabilimenti di Genova e Novi Ligure, alimentati con i coils (rotoli grezzi) che arrivano via nave da Taranto. In questa situazione, l’autonomia dell’Ilva di Genova non va oltre i cinque giorni».

Durante il Consiglio dei Ministri di questa mattina si è parlato della «questione relativa alle misure urgenti per la bonifica, ambientalizzazione e riqualificazione territoriale di Taranto» e del protocollo sottoscritto ieri dal ministro dell’ambiente Corrado Clini, dai ministri dello Sviluppo e della Coesione territoriale, dalla Regione Puglia e dal Comune di Taranto: il piano prevede uno «stanziamento complessivo di 336.668.320 euro, di cui 329.468.000 di parte pubblica e 7.200.000 di parte privata».

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Il giudice per le indagini preliminari di Taranto, Patrizia Todisco, ha firmato due ordinanze a seguito dell’incidente probatorio, chiuso il 30 marzo scorso, dell’inchiesta sull’inquinamento causato dallo stabilimento siderurgico Ilva, stabilendo il sequestro di sei impianti e la custodia cautelare agli arresti domiciliari di otto indagati. Perché, ha scritto il gip, l’impianto è stato causa e continua ad esserlo di «malattia e morte» e perché «chi gestiva e gestisce l’Ilva ha continuato in tale attività inquinante con coscienza e volontà per la logica del profitto, calpestando le più elementari regole di sicurezza».

La prima ordinanza
La prima ordinanza (di circa 300 pagine e già notificata all’avvocato Egidio Albanese, uno dei legali del gruppo Riva, proprietario dell’impianto) dispone il sequestro senza facoltà d’uso – quindi immediata – dell’area a caldo dello stabilimento in cui lavorano circa 5 mila operai (su 11.571) e che comprende 6 diversi impianti (parchi minerali, cokerie, l’area agglomerazione, l’area altiforni, le acciaierie e la gestione materiali ferrosi).

L’applicazione del provvedimento richiederà qualche settimana: gli impianti posti sotto sequestro, infatti, sono molto complessi e molto grandi e non possono, per sicurezza, essere fermati da un momento all’altro. Il gip ha anche individuato tre ingegneri – due funzionari dell’Arpa Puglia e uno del Dipartimenti di prevenzione dell’Asl di Bari – che avranno il compito di garantire la sicurezza delle operazioni.

(- Taranto divisa sull’Ilva: il diritto alla salute e il diritto al lavoro)

I lavoratori dell’Ilva che stanno protestando contro la chiusura degli impianti dell’area a caldo (perché, sostengono, in una fabbrica con produzione a ciclo integrale chiudere l’area a caldo significa chiudere l’intera fabbrica) hanno bloccato ieri la statale Taranto-Reggio Calabria, la statale Taranto-Bari e i due ingressi alla città di Taranto: la città vecchia e il ponte Punta Penna. C’è stato un incontro tra i lavoratori e il prefetto di Taranto, Claudio Sammartino, e nello stabilimento si è svolta una riunione tra la direzione aziendale e i rappresentanti sindacali. I sindacati Fim, Fiom e Uilm hanno proclamato uno sciopero ad oltranza e da questa mattina sono in corso manifestazioni e assemblee davanti allo stabilimento.

Gli arresti
Nel secondo provvedimento si stabilisce la custodia cautelare agli arresti domiciliari per 8 persone. Cinque di loro erano già inquisiti nell’inchiesta della Procura di Taranto e avevano nominato propri consulenti nell’ambito dell’incidente probatorio: gli ex presidenti dell’Ilva Emilio e Nicola Riva, l’ex direttore dello stabilimento di Taranto, Luigi Capogrosso, e i dirigenti di due reparti, Ivan Di Maggio e Angelo Cavallo. A loro si sono aggiunti Marco Andelmi e Salvatore D’Alò, altri due dirigenti dell’area a caldo, e Salvatore De Felice che ha preso il posto di Luigi Capogrosso nella direzione dello stabilimento.

Sono accusati di disastro ambientale colposo e doloso, avvelenamento di sostanze alimentari, omissione dolosa di cautele contro gli infortuni sul lavoro, danneggiamento aggravato di beni pubblici, getto e sversamento di sostanze pericolose.

Le motivazioni dei provvedimenti
Tra le motivazioni del provvedimento ci sono anche i risultati dell’incidente probatorio durante il quale sono state discusse due diverse perizie – una chimica e l’altra medico-epidemiologica – disposte dallo stesso gip lo scorso 8 novembre per verificare se «dallo stabilimento Ilva si diffondano gas, vapori, sostanze aeriformi e solide (polveri), contenenti sostanze pericolose per la salute dei lavoratori e per la popolazione del vicino centro abitato di Taranto» e per stabilire «se i valori di emissione di tali sostanze eventualmente ritenute nocive per la salute di persone e animali, nonché dannose per cose e terreni, determino situazioni di danno o di pericolo inaccettabili».

A marzo 2012 erano state presentate le perizie: dicevano che l’alto livello di inquinamento a Taranto è prodotto principalmente dall’Ilva e che l’inquinamento ha una relazione diretta con il tasso di tumori che, in città, supera la media nazionale. Secondo i periti «l’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte».

Secondo il gip gli impianti dell’Ilva producono emissioni nocive «oltre i limiti» che hanno «impatti devastanti» sia sull’ambiente che sulla popolazione: «L’imponente dispersione di sostanze nocive nell’ambiente urbanizzato e non, ha cagionato e continua a cagionare non solo un grave pericolo per la salute (pubblica), ma addirittura un gravissimo danno per le stesse, danno che si è concretizzato in eventi di malattia e di morte». Anche i tumori dei bambini sono «significativamente in eccesso».

Proprio per questo, si dice nell’ordinanza, si è resa necessaria «l’immediata adozione, a doverosa tutela di beni di rango costituzionale che non ammettono contemperamenti, compromessi o compressioni di sorta quali la salute e la vita umana, del sequestro preventivo».

Che cosa fa il governo
Il ministro dell’ambiente Corrado Clini ha incontrato ieri i ministri dello Sviluppo e della Coesione territoriale, la Regione Puglia, i sindacati e Confindustria e firmato un protocollo di intesa che stabilisce un piano di interventi di bonifica per l’area dell’Ilva con fondi pari a 336 milioni di euro.

Dopo la notifica dei provvedimenti del gip Corrado Clini, spiegando che l’accordo «non è una risposta alle iniziative della magistratura ma un impegno per andare avanti in tempi rapidissimi», ha anche detto che chiederà che «il riesame dei provvedimenti giudiziari avvenga nel minor tempo possibile, possibilmente entro giorni e non mesi, perché non possiamo sostenere il probabile clima di tensione economica e sociale».

(- Makkox sull’Ilva di Taranto)

(Nella foto: scritte sui muri di Taranto contro l’Ilva
©MatteoCorner, LaPresse)