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  • martedì 10 Luglio 2012

La Russia non armerà più la Siria

Il Venezuela e l'Iran invece continuano a rifornire il regime di carburante, violando le sanzioni internazionali

La Russia non rifornirà la Siria con nuove armi fino a quando la situazione nel paese resterà instabile. La decisione è stata comunicata lunedì da Vyacheslav Dzirkaln, vice capo del Servizio federale russo per la cooperazione militare che supervisiona, tra le altre cose, il commercio d’armi in Russia. Dzirkaln ha detto che «la Russia, come gli altri paesi, è preoccupata per la situazione in Siria. Fino a quando la situazione non si stabilizzerà non consegneremo nuove armi alla Siria». Non è chiaro se verrà sospeso solo il rifornimento di nuove armi o se verranno annullati anche tutti i contratti già in essere, ma Dzirkaln ha assicurato che la Russia non consegnerà alla Siria i 36 aerei Yak-130 previsti da un contratto di 550 milioni di dollari stipulato tra i due paesi a fine anno.

La Russia è, insieme all’Iran, il principale fornitore di armi della Siria dai tempi dell’Unione Sovietica. Il commercio di armi tra i due paesi è notevolmente aumentato negli ultimi anni. Secondo il Congressional Research Service – l’istituto di ricerca del Congresso degli Stati Uniti – la Russia ha venduto alla Siria armi per 4,7 miliardi di dollari dal 2007 al 2010, mentre tra il 2003 e il 2006 erano pari ai 2,1 miliardi di dollari. La Russia è stata molto criticata dalla comunità internazionale per il suo ruolo nell’armare la Siria, e il segretario di Stato americano Hillary Clinton ha detto che nell’ultimo mese il rifornimento di armi dalla Russia ha rafforzato il regime di Assad. Il presidente russo Vladimir Putin ha però sostenuto che le armi vendute dalla Russia alla Siria sono destinate alla difesa da aggressioni esterne e non possono essere usate contro i civili. La decisione della Russia di sospendere almeno in parte la fornitura di armi potrebbe mettere in difficoltà il presidente siriano Bashar al-Assad, che sta cercando di restare al potere reprimendo violentemente le rivolte antigovernative.

Rosoboronexport, la principale società che esporta armi dalla Russia, non ha voluto commentare l’annuncio di Dzirkaln. Il suo portavoce ha detto: «Capiamo la posizione dell’agenzia ma siamo un’organizzazione indipendente e non faremo alcun commento». Ruslan Aliyev, uno studioso del think tank moscovita CAST ed esperto del commercio di armi tra Russia e Siria, ha spiegato che «la Russia ha smesso di firmare nuovi contratti con la Siria e ritarderà la consegna degli accordi già firmati. Di fatto si tratta di una decisione politica».

Se la Russia ha deciso di far venir meno – almeno il parte – il sostegno al regime siriano, Assad può ancora contare sugli aiuti dell’Iran – al momento il suo principale alleato – e del Venezuela di Hugo Chávez. Il Wall Street Journal scrive che Petróleos de Venezuela SA (PdVSA), la compagnia petrolifera di stato venezuelana, continua infatti a rifornire la Siria di carburante non rispettando le sanzioni internazionali. Il diesel è indispensabile, tra le altre cose, per i carri armati e gli altri veicoli impiegati dai soldati nella repressione. Prima dell’inizio delle rivolte in Siria, gran parte del petrolio importato dal paese proveniva dall’Europa: nel 2010 il commercio di carburante con il Venezuela era di circa 5-6 milioni di dollari, mentre nell’ultimo anno è salito a centinaia di milioni. Il Venezuela continua a far affari anche con la Banca commerciale siriana e la compagnia petrolifera di stato siriana, due società che sono state sottoposte a sanzioni da parte dell’Unione europea e degli Stati Uniti.

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Una manifestazioni contro la fornitura di armi alla Siria da parte della Russia a Parigi, 12 giugno 2012 (PIERRE VERDY/AFP/GettyImages)