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  • giovedì 21 Giugno 2012

Chi pagherà la rimozione dei detriti dello tsunami giapponese?

Stanno arrivando soprattutto negli Stati Uniti, alcuni sono molto grossi (una Harley Davidson, per dire) e non è ancora chiaro chi deve occuparsene

Negli ultimi mesi alcuni detriti provocati dal terremoto e dallo tsunami che hanno devastato il Giappone l’11 marzo 2011 si sono arenati lungo le coste canadesi e americane, trascinati dalla correnti dell’Oceano Atlantico. Per ora si tratta di episodi sporadici, tra cui una banchina del porto di Misawa trasportata ad Agate Beach, in Oregon; un peschereccio arrivato da Hachinohe a circa 200 chilometri dalla costa canadese; una Harley-Davidson in un container proveniente dalla prefettura giapponese di Miyagi arenato su una spiaggia canadese. Secondo gli scienziati giapponesi però nei prossimi mesi arriverà in Nordamerica, galleggiando sulle acque dell’Atlantico, un milione di tonnellate di detriti. Uno dei problemi da affrontare sarà chi si assumerà il costo della rimozione dei detriti dalle spiagge, della eventuale restituzione di oggetti ai loro proprietari giapponesi e della gestione delle nuove specie arrivate dal Giappone che potrebbero rivelarsi dannose per l’ecosistema locale.

(I detriti dello tsunami nel Pacifico)

In Oregon, per esempio, i lavori vanno avanti grazie agli aiuti di donazioni e al lavoro di volontari. Martedì lo stato ha accettato una donazione di 84 mila dollari per rimuovere la banchina dalla spiaggia; altre offerte hanno portato la somma a 240 mila dollari mentre gruppi di volontari hanno bruciato alghe e altri organismi che erano rimasti attaccati alla banchina e che mettevano a rischio l’equilibrio ambientale della zona. Chris Havel, portavoce del Oregon’s Department of Parks and Recreation, l’ente statale che gestisce i parchi e l’ambiente, ha spiegato che «al momento non esistono fondi stanziati per pagare la gestione dei detriti. Stiamo lavorando con i funzionari del governo e i parlamentari  per cercare di evitare che tutte le spese ricadano sulle comunità costiere, ma non ci sono ancora risposte concrete». Havel ha detto anche che non c’è un’idea precisa dei costi né è ancora chiaro chi le pagherà. Al momento se ne sta occupando il Dipartimento servendosi di fondi precedentemente riservati per altre necessità.

(Foto e video della banchina di un porto giapponese arrivata in Oregon)

A livello federale la National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA), l’agenzia governativa che si occupa dello studio e della salvaguardia degli oceani e del clima, mette a disposizione dei fondi per ripulire i detriti marini ma il programma è stato creato prima dello tsunami giapponese e non è in grado di gestire danni ambientali di simili dimensioni. Nell’ultimo anno NOAA ha stanziato sovvenzioni per un milione di dollari all’anno ma non accetterà nuove richieste fino all’autunno. Inoltre i fondi potranno essere usati soltanto per pagare lavori avvenuti dopo l’assegnazione e non potrebbero essere dunque usati nel caso dell’Oregon.

(Foto e video del relitto dello tsunami arrivato in Canada)

Alcuni stati americani stanno cercando di organizzarsi in modo autonomo ma in molti casi non hanno risorse a sufficienza per affrontare il problema. Lunedì il governatore dello stato di Washington Chris Gregoire ha stanziato alcuni fondi per ripulire i detriti dello tsunami, ma ha detto che non saranno sufficienti. Un portavoce del ministero dell’ambiente dello stato ha proposto di far pagare i costi al Giappone. Nel frattempo il NOAA ha detto che sta lavorando a una soluzione insieme al governo per ridurre l’impatto dei detriti sull’ambiente e sulle comunità locali, ha assicurato che le spiagge non sono pericolose e che secondo gli esperti i detriti non sono radioattivi.