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  • sabato 9 Giugno 2012

Che cosa si censura in Cina

Dalle conseguenze ambientali della crescita economica al diabete del presidente Hu, una lista delle cose che il regime comunista non vuole far sapere

La Cina non comunica molte informazioni su quanto accade nel paese: per citare uno dei casi più sensibili dal punto di vista dei diritti umani, non pubblica le cifre sulle esecuzioni e sulle persone condannate a morte, ma molte altre notizie, ad esempio sulla situazione ambientale o economica, sono tenute nascoste volontariamente dalle autorità. Trefor Moss su Foreign Policy ha elencato alcuni dati e informazioni che vengono costantemente alterati o ignorati dai mezzi di comunicazione cinesi, dato che potrebbero mettere in cattiva luce il paese: in alcuni casi, la manipolazione è in qualche modo ammessa dal governo centrale.

1. L’economia
L’economia cinese negli ultimi anni è sempre stata in crescita e i dati, dice Foreign Policy, sono sempre stati abbastanza accessibili. Ma ora che sta iniziando a mostrare qualche segno di rallentamento, in concomitanza con l’inasprimento della crisi mondiale, gli addetti e gli analisti finanziari vorrebbero che la trasparenza e l’accesso ai dati del mercato economico cinese aumentassero.

(L’economia cinese rallenta)

Secondo Moss, invece, ci sarebbero segnali che suggeriscono il fatto che il governo e i media cinesi stiano diventando sempre meno trasparenti in campo economico e finanziario. Recentemente infatti, il governo cinese avrebbe nascosto alcune informazioni riferite ai dati finanziari, agli scambi azionari e alle operazioni di acquisizione che riguardano grandi società del paese. Un esempio è il rapporto sui costi economici dei danni ambientali in conseguenza della modernizzazione del paese, commissionato dal governo cinese all’Ufficio nazionale di statistica nel 2007 e mai divulgato.

2. La criminalità
Negli ultimi decenni la Cina sembrava aver ammorbidito l’abitudine, risalente ai tempi di Mao, di affermare che nel paese la criminalità non esistesse. I dati diffusi dal governo cinese sulla criminalità tra il 2000 e il 2009, però, pur mostrando un tasso di crescita dei crimini “non violenti”, danno per dimezzato il tasso degli omicidi tra il 2000 e il 2009.

(L’Argentina trucca i dati dell’inflazione?)

Nel 2010, invece, uno studio della Accademia cinese delle scienze sociali aveva dichiarato che nello stesso periodo di tempo gli omicidi erano in crescita. Secondo Moss, la scelta di pubblicare questi dati non fu dettata da principi di trasparenza, ma piuttosto dal fatto che una serie di omicidi aveva fatto tanto scalpore in Cina da essere diventata impossibile da ignorare. Recentemente, un sondaggio del quotidiano ufficiale del partito comunista, che aveva mostrato come due terzi dei lettori si dichiarassero “felici” dell’omicidio di un medico a Harbin, una città del nordest della Cina, sarebbe stato censurato per paura che segnalasse la sempre più diffusa rabbia nella popolazione cinese.

3. Tensioni sociali
Secondo Moss il governo cinese non ha mai tenuto nascosta l’esistenza di un problema sulla disparità di salari e condizioni di vita tra zone cittadine e zone rurali, disparità che sono spesso alla base di possibili rivolte o rivendicazioni da parte della popolazione contadina. Un rapporto pubblicato nel 2011 dava questo tasso di disparità economica in diminuzione, ma in realtà, secondo Moss, i dati sarebbero stati in parte nascosti, in particolare quelli relativi ai guadagni degli abitanti delle grandi città. L’Ufficio nazionale di statistica stima che il salario medio nelle città è circa il triplo delle entrate medie mensili in campagna.

Per quanto riguarda le rivolte, alcuni casi attirano l’attenzione della stampa straniera e riescono ad emergere: Moss fa l’esempio delle proteste nella città di Wukan, del dicembre 2011, ma aggiunge che si tratta di casi molto rari. Diverse stime parlano di decine di migliaia di rivolte o anche di semplici disordini ogni anno (si parla di circa 100 mila l’anno), in tutta la Cina. Rivolte e disordini completamente ignorati dalla stampa ufficiale.

4. La vita privata dei politici
In Cina, dice Moss, gli esponenti della classe politica sono quasi sempre ritratti “a una dimensione”, vale a dire quella ufficiale, che si limita in buona sostanza a notizie sulla carriera politica di ognuno. Quella che non emerge mai è la vita privata dei politici, che è tenuta completamente separata ed è ignorata dai media. Per comprendere il livello di “privacy” accordata ai politici, Moss cita l’esempio di un giornalista cinese, licenziato per aver divulgato la notizia che il presidente Hu soffre di diabete.

Soltanto in rari casi, quelli più gravi e impossibili da nascondere, il governo permette che le informazioni vengano pubblicate. Casi come quello dell’ex membro dell’Ufficio politico Bo Xilai, espulso con varie accuse tra cui omicidio, corruzione e sedizione, sono esemplari, dice Moss, del fatto che il governo cinese abbia capito quanto sia conveniente sacrificare qualche esponente indifendibile per proteggere tutti gli altri. Quando emergono storie di cattivi comportamenti, si tratta spesso di storie estreme, come quello del funzionario del Partito comunista che aveva fatto uccidere la sua amante o quello dell’ex ministro delle ferrovie espulso dal partito lo scorso maggio per aver rubato circa 157 milioni di dollari.

5. Le grandi opere
La maggior parte delle grandi opere cinesi – il ponte di Qingdao, la diga delle Tre Gole o il treno magnetico di Shangai – sono state pubblicizzate molto dal governo, che ne ha fatto un punto d’onore e di lustro per tutto il paese. Ma, dice Ross, le informazioni diventano molto più sporadiche e frammentarie quando si parla dei problemi generati da queste infrastrutture, da quelli relativi all’impatto ambientale a quelli relativi agli incidenti.

Soltanto nei casi più eclatanti le informazioni vengono diffuse, come, ad esempio, l’incidente del treno ad alta velocità che l’anno scorso uccise 40 persone a Wenzhou. In quell’occasione emerse che la costruzione dell’impianto era stata affidata a un gruppo di costruttori corrotti che non avevano rispettato le norme e avevano anticipato i tempi di consegna, di fatto costringendo il governo cinese a fare un passo indietro sull’alta velocità.

6. La storia
Sugli eventi che hanno segnato la storia della Cina nell’ultimo secolo – dal “Grande balzo in avanti”, il piano economico della fine degli anni ’50, fino alla Rivoluzione culturale e ai fatti di piazza Tiananmen – che spesso sono stati segnati da violenze e hanno causato molti morti, si sa poco e le poche informazioni che circolano sono molto controllate. Moss scrive che il governo cinese, grazie al lavoro di intelligence degli ultimi cinque decenni, è certamente in possesso di dati molto esaustivi circa il numero di morti e le tecniche di repressione che sono state usate, ma tace e nasconde tutto.

(Piazza Tiananmen, oggi)

Soltanto in casi particolari qualche informazione supplementare riesce a uscire, e Moss fa l’esempio delle dichiarazioni di un ufficiale di piazza Tiananmen che lo scorso giugno ha rilasciato dichiarazioni molto chiare sulle responsabilità, ma anche su quanto fosse evitabile la follia di quel giorno. Tutto il resto rimane accuratamente nascosto.

foto: FREDERIC J. BROWN/AFP/Getty Images