5 modi per fare a meno dell’euro

Un politico conservatore britannico ha messo in palio 250.000 sterline per chi propone il piano migliore per gestire la fine della moneta unica: le idee finaliste

Il Wolfson Prize è un premio lanciato a settembre da lord Wolfson, un politico conservatore e uomo d’affari inglese, che ha deciso di destinare 250.000 sterline (oltre 300 mila euro) per la migliore idea su come potrebbe essere gestita una crisi profonda dell’euro, che porti alla fine della moneta unica. Le cinque idee finaliste, annunciate all’inizio di aprile e sviluppate da società di consulenza e analisi finanziaria, sono state riassunte in un articolo della BBC.

Il quesito da risolvere, riporta BBC, dice precisamente: “Se gli stati membri lasciano l’Unione Economica e Monetaria, qual è il modo migliore per gestire questo processo economico in modo da provvedere la più solida fondazione per il futuro e la prosperità dei paesi attualmente membri?”

1. Qualcuno se ne va
Proponente: Mark Pragnell, Capital Economics
Lo “scenario più realistico” è che “la Grecia o uno o più dei paesi periferici più deboli” escano dall’euro e introducano una nuova moneta. La nuova moneta, inizialmente con il cambio ufficiale 1:1 con l’euro, sarebbe destinata a svalutarsi istantaneamente e pesantemente (Pragnell stima intorno al 30-50 per cento), mentre allo stesso tempo il paese in uscita dall’euro dovrebbe dichiarare il fallimento (default) per gran parte del proprio debito pubblico. L’uscita dall’euro, una volta decisa, dovrebbe essere “preparata in segreto e portata avanti con risolutezza”, con misure per il controllo dei capitali per evitare che la gente assalti gli sportelli bancari, come la chiusura temporanea delle banche.

2. Sofferenze intense ma brevi
Jonathan Pepper, Variant Perception
Pepper sostiene che le sofferenze economiche, per un paese che uscisse dall’euro, sarebbero meno catastrofiche di quello che si teme. Il suo è un ragionamento principalmente storico, basato sul fatto che, a suo parere, 69 paesi hanno abbandonato una valuta o un sistema valutario nel corso del XX secolo, come quando alcuni stati hanno abbandonato il sistema aureo – il sistema monetario internazionale basato sull’oro – nel corso degli anni Trenta (Regno Unito e Giappone nel 1931, Stati Uniti nel 1934, Francia nel 1936) o quando i mercati emergenti hanno svalutato o dichiarato default (le economie asiatiche nel 1997, la Russia nel 1998, l’Argentina nel 2002 e l’Irlanda nel 2008). Pepper specifica però che

il vero problema in Europa è che i paesi periferici hanno livelli di debito estero maggiori rispetto alle crisi precedenti dei mercati emergenti, e affrontano gravi discordanze con i propri vicini nel centro dell’eurozona per quanto riguarda i salari e i prezzi. Quella dell’Europa ha le caratteristiche di una classica crisi della bilancia dei pagamenti tipica dei paesi emergenti. Quindi il problema non sono tanto i meccanismi dell’uscita, ma gestire il grave e necessario aggiustamento. Questo aggiustamento può avvenire rapidamente uscendo dall’euro e svalutando, o lentamente con una caduta dei salari reali e dei prezzi.

3. Il ritorno alle valute nazionali
Neil Record, Record Currency Management
Record immagina che la Germania decida e imponga agli altri 17 paesi della zona euro l’uscita immediata di tutti i paesi dalla moneta unica. La Banca Centrale Europea viene abolita, le banche vengono forzatamente “mandate in vacanza” per qualche giorno e si ricomincia a stampare il prima possibile le monete nazionali, inizialmente convertite agli stessi tassi di interesse prima dell’introduzione dell’euro: anche in quel caso, dice Record, ci sarebbero pesantissime svalutazioni delle monete più deboli, come la “nuova” dracma, e un rafforzamento del “nuovo” marco, ma questa via “catastrofica”, come la definisce lo stesso analista, sarebbe l’unica per mettere fine alla crisi e ricominciare a crescere, gettando anche le basi per una nuova Europa.

4. Risolvere le controversie legali
Jens Nordvig, Nomura
Nordvig si concentra sui passi pratici da fare per reintrodurre le valute nazionali e per i problemi legali coinvolti: ci sono migliaia di miliardi di contratti e strumenti finanziari denominati in euro ma che seguono le legislazioni di stati diversi da quelli in cui sono stati emessi (in particolare con legislazione inglese). Il piano proposto da Nordvig è quello di stabilire una moneta “di passaggio” tra l’euro e la completa reintroduzione delle monete nazionali, un “ECU-2” formata dal bilanciamento di monete diverse e che deve servire a risolvere le controversie legali internazionali.

5. Dividere in due la zona euro
Cathy Dobbs, investitrice privata
La soluzione proposta è quella di una ordinata transizione a due o più regioni all’interno della zona euro, in modo da arrestare la fuga dei capitali. Le due zone dovrebbero avere una propria banca centrale, una propria moneta e quindi anche una propria politica monetaria, in modo da poter gradualmente usare la svalutazione per ristabilire la competitività e risolvere il divario commerciale tra la zona più forte e quella più debole.

foto: Pablo Blazquez Dominguez/Getty Images

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