Arriva la fine del mondo

Che i maya lo sapessero o no, la profezia si sta autoavverando e ci stiamo abituando a vivere come se non ci fosse più niente dopo di noi: lo racconta il nuovo libro di Roberto Alajmo

Si chiama Arriva la fine del mondo (e ancora non sai cosa mettere) ed è in libreria dal 31 maggio

di Roberto Alajmo

Ora prova ad essere sincero. Se ti trovassi a fare uno di quei giochetti di società in cui ti chiedono «in che epoca vorresti vivere?», tu, onestamente, cosa risponderesti? Lascia perdere le risposte romantiche tipo «nella Firenze di Dante»: nella Firenze di Dante non c’era l’acqua corrente, e la quasi totalità della popolazione era affetta da una forma di scabbia.
Tralascia pure l’Egitto di Cleopatra: nell’Egitto di Cleopatra la carta igienica era sconosciuta. Sei disponibile a vivere rinunciando alla carta igienica? Perché tutto si riduce a questo dilemma: te la senti di vivere adoperando foglie o erba ogni volta che vai al gabinetto? Ammesso e non concesso che in quel tempo ci fosse, a casa tua, il gabinetto.
La questione è tutt’altro che oziosa. Perché, al di là del piacere di stringere la mano a Giulio Cesare o a Voltaire, devi ammettere che gli ultimi vent’anni, l’epoca in cui ti è toccata la sorte di vivere, è la più vantaggiosa e felice. E non solo per te: per l’umanità. Certo, se hai la sfortuna di nascere in un paese sottosviluppato o colpito da una catastrofe naturale il discorso è diverso. Ma anche al tempo degli antichi romani: chi ti garantisce che ti saresti incarnato come cortigiano imperiale e non come schiavo in una remota provincia? E Voltaire: sicuro che avrebbe avuto piacere a intrattenersi ai Deux Magots proprio con te, conversando di filosofia davanti a un Mojito? Senza dire che i Deux Magots nel Settecento erano molto di là da venire e il Mojito rappresenta una conquista recente del progresso.

Rifletti: il genere umano non ha mai vissuto in un’epoca tanto prospera. Mai i cannoni della guerra hanno taciuto per tanto tempo, mai il livello complessivo di benessere e sicurezza sociale è stato tanto elevato. Nel 1980 metà della popolazione mondiale viveva con meno di un dollaro al giorno. Oggi, solo un quarto. La media del reddito medio pro capite, a livello planetario, è di 10.600 dollari all’anno, un quarto in più rispetto al Duemila. Nel 1970, il 34 per cento degli abitanti della Terra viveva sotto la soglia della malnutrizione. Oggi la percentuale è dimezzata. Negli ultimi anni il raccolto dei cereali è cresciuto a un ritmo doppio, rispetto a quello della popolazione. Magari non ce ne sarà per tutti. Ma ce n’è di più e per più persone, rispetto al passato.
Siamo tutti mediamente più sani e più belli: meglio nutriti gli abitanti del Nordovest del mondo, se non altro più nutriti quelli del Sudest. I bambini muoiono il 17 per cento in meno, rispetto alla fine del Novecento, e l’aspettativa di vita nel frattempo è cresciuta in media di due anni. Malgrado ogni differente percezione, a livello globale si spende meno per la corsa agli armamenti e a livello planetario si muore di guerra molto meno che in passato. Pure il livello di istruzione è migliorato: quattro terrestri su cinque sanno leggere. E il numero di telefoni cellulari, per quel che può significare, è aumentato di sei volte nell’arco dei primi dieci anni del Duemila. I dati della Banca Mondiale e delle Nazioni Unite lasciano capire che, certo, si poteva e si potrebbe fare di più. Ma di sicuro è infondata l’idea che si stesse meglio prima.

L’Onu si incarica ogni anno di stilare un indice di sviluppo umano. È un indicatore che risulta dal calcolo dell’aspettativa di vita, del grado di istruzione e della ricchezza pro capite. Ebbene: l’indice è in crescita costante da trentacinque anni a questa parte. Esistono zone più sottosviluppate, ma la tendenza complessiva è al miglioramento. Sarà pure un dato convenzionale, ma questo c’è, e a questo bisogna fare riferimento.
Il paradosso è che mentre tu vivi la tua epoca d’oro, la Terra si trova in stato pre-comatoso, bersagliata da eventi atmosferici fuori scala e fuori luogo, che le popolazioni sono impreparate ad affrontare. Prendi l’uragano Katrina: altrove avrebbe fatto danni sicuramente minori; invece a New Orleans, dove c’era più benessere e meno consuetudine al disastro, è risultato devastante. Senza contare che altrove anche la copertura mediatica sarebbe stata meno accurata.
E comunque anche qui la tendenza sembra essere quella di un costante miglioramento. Le catastrofi naturali si fanno di anno in anno sempre più efferate, ma le cifre parlano: dal ’75 a oggi il numero delle persone colpite è aumentato, sono triplicati gli effetti economici dei disastri; ma sono diminuiti i morti. È successo che l’uomo ha imparato ad attrezzarsi. A usare la tecnologia per limitare i danni, se non altro.

Certo: c’è sempre la questione delle risorse. L’età dell’oro ha i suoi costi, e sono alti. La rivista «Nature» ha spiegato che dei dieci sistemi biofisici che garantiscono le modalità di sopravvivenza sulla Terra, un paio – biodiversità e il ciclo dell’azoto – si trovano già oltre il limite. Altri tre – acidificazione dei mari, tasso di ozono nella stratosfera e mutazioni climatiche – stanno per varcare la soglia dell’irreversibilità. Gli altri cinque – fra cui le riserve di acqua potabile e il tasso di polluzione – sono molto prossimi al punto critico.
La disponibilità di cibo per una popolazione mondiale in costante crescita ha finora tenuto il passo grazie ai progressi dei moderni ritrovati. La desertificazione avanza, ma avanza pure l’uso dei fertilizzanti. Che ti possono fare soggettivamente schifo, ma servono a fornire cibo alla maggioranza degli abitanti del pianeta. Un discorso diverso riguarda, ad esempio, il petrolio: qui c’è poco da fare, la tecnologia non serve a moltiplicare la consistenza dei giacimenti. Nel campo del risparmio energetico qualcosa bisognerà che t’inventi.
Segui ora questo ragionamento, cercando di non scandalizzartene. Grazie a qualche aiuto tecnologico il numero di persone che soffrono di malnutrizione è diminuito. In giro per il mondo di fame si muore meno. Questo fa sì che la popolazione della Terra tenda sempre più ad aumentare. Ma se la popolazione aumenta, le attuali risorse alimentari saranno sempre meno sufficienti. Salvo qualche altro aiutino tecnologico: il quale però, a sua volta, provocherà un ulteriore aumento dell’affollamento planetario, che porterà a una domanda di cibo ancora maggiore. Eccetera, eccetera. È un inseguimento all’apparenza senza fine. A meno che la fine non sia proprio girato l’angolo.

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