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  • mercoledì 30 maggio 2012

I militari italiani arrestati in India saranno liberati su cauzione

Lo dicono diverse testate indiane: i due però non potranno lasciare la città di Kochi e presto verranno processati

Il maresciallo Massimiliano Latorre e il sergente Salvatore Girone, i due militari italiani accusati di avere ucciso il 19 febbraio scorso due pescatori al largo della costa indiana dello stato del Kerala, saranno liberati su cauzione. Lo ha deciso la Corte Suprema del Kerala. I due non potranno però lasciare la città di Kochi, dovranno presentarsi al commissariato locale ogni giorno e hanno dovuto consegnare i loro passaporti. La notizia è stata diffusa da diverse testate giornalistiche indiane, tra cui la televisione NDTV e il quotidiano Times of India. La notizia non è stata ancora confermata dal Ministero degli Esteri italiano.

La decisione dell’India arriva il giorno dopo che sempre la Corte Suprema del Kerala aveva respinto il ricorso sulla giursidizione presentato dal governo italiano in cui si chiedeva l’annullamento del cosiddetto FIR (First Information Report), ossia il rapporto della polizia indiana su cui si è basata l’apertura delle indagini a carico di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone. I due militari, ad ogni modo, che sinora sono stati trattenuti nel carcere di Thiruvananthapuram, verranno processati nelle prossime settimane in Kerala.

Poche ore dopo il respingimento del ricorso italiano, però, e poco prima della decisione di oggi, il governo dello Stato indiano del Kerala aveva informato la Corte Suprema di Kochi di voler rinunciare, nei confronti dei due militari, alle accuse di terrorismo citate nel cosiddetto Sua Act, una convenzione contro il terrorismo marittimo firmata a Roma nel 1988. Questa decisione è stata fondamentale affinché i due militari venissero rilasciati successivamente su cauzione, come poi è accaduto oggi.

Il “Sua Act” (Suppression of Unlawful Acts against the Safety of Maritime Navigation, 1988) viene anche detto “Convenzione Lauro” perché è stata firmata proprio dopo il dirottamento della nave Achille Lauro, nel 1985, da parte di un gruppo di terroristi palestinesi. Nella circostanza morì un cittadino americano di origine ebraica.

Con questa convenzione si decise di distinguere nettamente, a livello internazionale, il fenomeno criminale della pirateria con il “terrorismo marittimo”, ossia il dirottamento di una nave, gli atti di violenza contro le persone che si trovano a bordo e la distruzione o il danneggiamento della nave o del suo carico. È su questo punto che ieri le autorità del Kerala hanno ceduto, rinunciando alle accuse di terrorismo nei confronti dei due militari italiani e permettendo dunque che potessero essere liberati su cauzione.

I due militari italiani, il maresciallo Massimiliano Latorre e il sergente Salvatore Girone, sono accusati dalla giustizia indiana di aver ucciso il 19 febbraio scorso due pescatori indiani al largo delle coste del Kerala. Il loro arresto ha generato molte polemiche e proteste, soprattutto in Italia. Il governo italiano, infatti, sostiene che l’incidente, che tuttavia ha ancora diversi punti oscuri, sia avvenuto in acque internazionali e quindi i due devono essere processati dalla giustizia italiana. Non la pensa così l’India, che vuole processare autonomamente i due militari italiani e sinora ha sempre respinto ogni appello dell’Italia.

– Tutti gli articoli del Post sul caso Enrica Lexie

foto: AP

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