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  • venerdì 27 aprile 2012

Perché abbiamo pubblicità invadenti

Il responsabile di un sito americano di informazione spiega ai lettori come funzionano le cose con gli annunci molesti, molto nel dettaglio

di Dustin Rowles

Dustin Rowles, responsabile di un sito di cultura e spettacolo americano che si chiama Pajiba, ha scritto un articolo per spiegare ai lettori come stanno le cose con la pubblicità sul sito, che alcuni suoi lettori trovano insopportabile tanto da minacciare di non leggere più Pajiba. È un racconto molto chiaro e interessante, che pur nelle differenze tra i vari siti e i vari business e i diversi numeri, vale come risposta a dubbi e perplessità dei lettori di tutto il mondo dei siti sostenuti dalla pubblicità.

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Qualche giorno fa ho ricevuto questa mail:

Sono stato per anni un fan di Pajiba… so che avete bisogno dei ricavi della pubblicità e che avete un controllo limitato su quello che va online sul vostro sito. Ma il rumore che fa la pubblicità pop-up Olay è particolarmente irritante, mentre quella di “Break Media” che si intromette almeno la metà delle volte quando si clicca un vostro link è davvero insopportabile su uno smartphone. Odio diventare uno di quelli che dicono “Non siete più quelli di una volta”, ma volevo solo farvi sapere che state perdendo un lettore affezionato a causa della vostra pubblicità invasiva.

Sfortunatamente, mi capita spesso di leggere commenti o mail di questo genere, che spesso iniziano con la frase: “So che avete delle spese, ma…”. La pubblicità su Internet è fastidiosa ed è ancora più fastidiosa quando è invasiva. E allora perché la utilizziamo? Non bastano i banner pubblicitari non invasivi sulla barra laterale? Quei soldi ci servono davvero?
Volevo scrivere questo articolo da anni, ma ho sempre avuto il timore di risultare troppo esplicito. Gli altri siti di cultura popolare non sono così ben disposti a rivelare gli aspetti finanziari di un’attività su internet. Così per molto tempo ho creduto che ci fosse qualche regola non scritta che suggeriva di non parlare in pubblico delle vicende economiche di un sito web. Gli autori di un sito non partecipano in realtà alle riunioni dove si parla di come monetizzare al meglio la fiducia dei nostri lettori. Non è elegante, dopo tutto, vantarsi della portata del traffico sul proprio sito, e parlare di denaro è un po’ volgare. Così ognuno vive nel suo ignorante cono di silenzio (o forse è solo colpa mia e non mi invitano a quelle riunioni. In tal caso: siete degli stronzi).
Tuttavia, per spiegarvi perché ospitiamo della pubblicità invasiva dovrò cedere ai numeri, il che significherà essere un po’ volgari. Spero che questo articolo non sarà utile solo ai lettori per spiegare perché Pajiba e altri siti online ospitano questi messaggi pubblicitari riprovevoli, ma anche a coloro che gestiscono siti web e le loro attività online, al di là della monetizzazione delle loro attività.

C’è da dire, prima di tutto, che su queste cose sono un disastro. Non ho un agente pubblicitario, non abbiamo stretti rapporti con i pubblicitari. E in gran parte dei casi non so quello che sto facendo. Il mio sito è un’attività basata su una sola persona e lo curo gestendo anche i contenuti. In otto anni, le entrate generate da Pajiba sono state il frutto di piccoli esperimenti ed errori frequenti. È come il cieco che guida un altro cieco: non ho fiuto per gli affari. In questo campo, altri miei colleghi sanno molte ma molte più cose di me (almeno in apparenza) e potrebbero persino sapere come fare più soldi possibili senza ricorrere alla pubblicità invasiva.

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