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  • giovedì 26 aprile 2012

Il problema della Germania col nucleare

L'abbandono delle centrali ha aumentato il ricorso alle fonti fossili e l'inquinamento: dopo avere esultato, gli ambientalisti protestano e accusano il governo

La decisione del governo tedesco di chiudere le centrali nucleari del paese sta suscitando molte polemiche in Germania, con l’opposizione che critica la scarsa chiarezza dei piani energetici nazionali per il prossimo futuro e la gestione della delicata fase di passaggio ad altre forme di energia.

Alla fine del 2010, il governo di Angela Merkel aveva annunciato l’estensione del periodo di attività delle centrali nucleari tedesche, una decisione che aveva suscitato molte critiche: ma dopo soli sei mesi, dopo il disastro nucleare di Fukushima, Merkel aveva comunicato invece la volontà di spegnere subito la metà dei reattori nucleari del paese, 8 su 17. Due mesi dopo aveva aggiunto che nell’arco di dieci anni la Germania avrebbe abbandonato completamente l’utilizzo dell’energia nucleare. La decisione aveva incontrato l’approvazione degli ambientalisti e del partito dei Verdi tedesco, uno dei maggiori d’Europa, con una settantina di parlamentari e una forte presenza nei parlamenti regionali.

(I piani della Germania per rinunciare al nucleare)

Nelle ultime settimane, però, lo stesso partito dei Verdi ha criticato la gestione della situazione da parte del governo, come spiega il Los Angeles Times. Cem Özdemir, uno dei presidenti del partito, ha detto che l’annuncio dell’abbandono del nucleare è stato fatto nonostante ci fossero forti contrarietà sulla questione anche all’interno del governo. La decisione è stata presa per motivi elettorali, sostengono i verdi, e almeno nel breve periodo l’impreparazione del governo ha causato un peggioramento delle condizioni ambientali in Germania, con conseguenze in tutta Europa.

La Germania è uno dei paesi che fanno il maggior uso di energie rinnovabili, ma il nucleare contava comunque per il 22 per cento della produzione elettrica nazionale: la chiusura improvvisa ha causato l’aumento dell’uso delle centrali a carbon fossile (che oggi conta per il 25 per cento della produzione di elettricità, contro il 23 di un anno fa), un combustibile che è responsabile di grandi emissioni di anidride carbonica. Secondo l’Agenzia Internazionale per l’Energia, un’organizzazione europea, la decisione della Germania ha causato un aumento di queste emissioni a livello europeo di circa 25 milioni di tonnellate l’anno.

(L’ultimo reattore nucleare in Giappone)

Da quando ha chiuso parte dei suoi reattori, la Germania ha anche perso la sua capacità di produrre più energia di quanta ne consumasse ed ha smesso di essere un esportatore netto di elettricità. Questo ha beneficiato i paesi confinanti, in primo luogo la Francia, che oggi ha aumentato le sue vendite alla Germania dell’elettricità prodotta nelle centrali nucleari che si trovano a poca distanza del confine tra i due stati.

Per aiutare il governo tedesco a organizzare la fase di abbandono del nucleare, è stata organizzata una commissione di esperti, di cui ha fatto parte anche l’ex ministro dell’ambiente tedesco Klaus Toepfer. Toepfer ha detto al Los Angeles Times che la fase di transizione sta venendo gestita in modo confuso. In particolare, non è mai stato presentato un piano coerente per il passaggio a nuove forme di energie e per la riorganizzazione a livello nazionale della rete elettrica: per questo motivo, non sempre la rete riesce a spostare in modo efficiente l’energia prodotta negli impianti eolici del nord alle industrie e ai grandi centri abitati del sud. Nel frattempo, le forze politiche tedesche stanno cercando di trovare un accordo per individuare un centro di stoccaggio definitivo per le scorie nucleari del paese.

foto: Sean Gallup/Getty Images

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