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  • mercoledì 11 agosto 2010

La Germania frena sulla fine del nucleare

Gli alleati della Merkel chiedono di estendere il funzionamento dei reattori nucleari, il ministro dell'ambiente è contrario

In autunno il governo dovrà presentare un programma di lungo termine sulla produzione di energia

La coalizione di governo tedesca guidata da Angela Merkel dovrà affrontare presto la spinosa questione dell’energia nucleare. Alcuni dei suoi alleati le stanno infatti chiedendo di estendere il funzionamento dei reattori nucleari presenti nel paese per altri quattordici anni a partire dal 2012, data in cui al momento è prevista la loro progressiva dismissione. Il settimanale tedesco Spiegel spiega di che cosa si tratta.

Il piano di dismissione fu deciso nel 2002 dall’allora governo di centrosinistra dei Verdi e dei Socialdemocratici. Il governo di centrodestra della Merkel non vuole abolire quel piano perché sa bene che in Germania gran parte dell’elettorato è contro il nucleare. Ma allo stesso tempo lo vuole posticipare per avere accesso a energia nucleare a basso costo più a lungo. Inoltre crede che solo la possibilità di contare ancora per un po’ di anni sul nucleare potrà permettere alla Germania di rispettare i suoi limiti di emissione di CO2.

La strategia però potrebbe creare non pochi conflitti con il Ministro per l’Ambiente Norbert Roettgen, che ha proposto un’estensione del funzionamento dei reattori al massimo tra i quattro e gli otto anni. Secondo lo Spiegel, Roettgen – membro dell’Unione Cristiano Democratica (CDU) – vuole che l’estensione sia il più breve possibile perché sa che solo con una scadenza imminente alle porte il governo si dedicherà davvero alla stesura di un piano di sviluppo per le energie rinnovabili.

La decisione sull’estensione del programma nucleare è attesa per il prossimo autunno, quando il governo presenterà il suo programma di lungo termine sulla produzione di energia. Il numero di anni che verrà stabilito dirà molto sulla velocità con cui la Germania andrà incontro al processo di modernizzazione delle sue politiche energetiche e probabilmente deciderà anche il destino politico di Roettgen. Il ministro al momento è visto da molti come il prossimo potenziale cancelliere tedesco, ma il suo atteggiamento intransigente – arrogante per alcuni dei suoi alleati – gli potrebbe alienare la possibilità di essere candidato come successore della Merkel.

I maggiori oppositori al piano di dismissione proposto da Roettgen sono proprio all’interno del suo partito, soprattutto nella sezione regionale del Baden-Wuerttemberg e della Baviera. Ma anche all’interno del Ministero dell’Economia, guidato da un esponente della FDP (Partito Liberale Democratico). Molti accusano Roettgen di non lavorare più al servizio del suo governo ma di avere già iniziato a preparare il terreno per il prossimo, quello in cui lui spera di diventare premier con una coalizione formata da CDU e Verdi.

In ogni caso il piano di estensione non sarà facile da far passare, perché richiederà l’approvazione finale del Consiglio Federale – l’organo che rappresenta le regioni – dove la coalizione della Merkel non ha più la maggioranza da quando ha perso le elezioni nello stato della Rhine-Westphalia lo scorso 9 maggio. E probabilmente richiederà l’intervento finale da parte della Corte Costituzionale Federale.

In più, il governo sarà chiamato a presentare un piano energetico capace di soddisfare molti obiettivi: ridurre drasticamente le emissioni di CO2, mantenere il prezzo dell’elettricità accessibile, evitare tagli energetici. La Merkel dovrà trovare il numero magico: il numero di anni che non bloccherà lo sviluppo delle politiche per le energie rinnovabili, che non metterà in imbarazzo il Ministro dell’Ambiente, che non causerà una rottura nella sua coalizione e che non sarà fermato dalla Corte Costituzionale.

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