Google non è più quello di una volta

Un ex dipendente spiega perché si è licenziato e accusa i dirigenti di essere ossessionati da Facebook, da quando Larry Page è diventato il CEO

È passato quasi un anno da quando Larry Page, co-fondatore di Google nel 1998 insieme a Sergey Brin, ha preso il posto di Eric Schmidt nel ruolo di CEO della società. Era il 4 aprile del 2011, e da allora Google è cambiata molto. La più grande novità per gli utenti è stata il lancio di Google+, un prodotto nato per fare concorrenza al dominio di Facebook sul terreno dei social network, ma che finora sembra non avere avuto il successo sperato. Ma qualcosa di meno visibile e più profondo è cambiato all’interno della società dopo il cambio ai vertici.

James Whittaker, dimessosi da poco dall’incarico di Test Director dei prodotti di Google, ha spiegato ieri i motivi che lo hanno spinto ad abbandonare un’azienda che fino a qualche mese fa lui stesso reputava come uno dei migliori posti al mondo per lavorare, ma che ora non lo è più. Secondo Whittaker, Google nell’ultimo anno si è trasformata da un’azienda tecnologica il cui obiettivo era prima di tutto l’innovazione in un’azienda il cui unico obiettivo è la pubblicità, anche fine a se stessa. Non che ai tempi di Schmidt la pubblicità non fosse importante, ma la sensazione, dice Whittaker, era che fosse sullo sfondo.

(Come sono fatte le bellissime sedi di Google)

Il motivo di questo cambio di approccio, secondo Whittaker, è l’ansia di concorrere con Facebook. Il problema di Google non è mai stato quello di far arrivare la pubblicità agli occhi di più gente possibile, ma piuttosto quello di conoscere i gusti del pubblico a cui si rivolge, cosa che al contrario Facebook fa perfettamente proprio perché domina il mondo dei social network.

Questa ansia di concorrere con Facebook ha portato Google a cambiare anche i metodi di lavoro. Prima i dipendenti potevano contare su tempo libero da dedicare a progetti collaterali, su piattaforme di sviluppo come Google Labs, su premi e riconoscimenti che rendevano alta la qualità del lavoro all’interno dell’azienda e che hanno permesso la creazione di prodotti come il browser Chrome e Gmail, il client di posta elettronica. Con la nuova gestione di Larry Page, secondo Whittaker, Google ha puntato tutto sul social network, investendo su Google+ tantissime risorse, ma senza successo.

Forse Google ha ragione. Forse il futuro sta nell’imparare quanto più possibile sulle vite private della gente. Forse Google è capace di capire meglio di me quando dovrei chiamare mia madre o che la mia vita sarebbe migliore se facessi shopping da Nordstrom. Forse se mi tormentano abbastanza sulla quantità di tempo libero nel mio calendario mi allenerò più spesso. Forse se mi propongono un annuncio pubblicitario di un avvocato divorzista perché sto scrivendo una mail sul fatto che mio figlio di quattordici anni ha rotto con la sua ragazza io apprezzerò talmente da porre finire al mio matrimonio. O forse capirò queste cose per conto mio.

Secondo Whittaker, oggi Google vuol far diventare tutto social. Il motore di ricerca dev’essere social, Android dev’essere social, YouTube dev’essere social. Il brutto, dice Whittaker, arriva quando anche le innovazioni sono state costretta a essere social. Decine di progetti laterali sono stati accantonati e in azienda sono iniziati i riferimenti sarcastici ai nerd del “vecchio Google”, contrapposti al “nuovo Google”.

I giorni del vecchio Google che assumeva persone intelligenti e dava loro il potere di inventare il futuro erano finiti. Il nuovo Google sa senza alcun dubbio come sarà il futuro. Gli impiegati avevano capito male, l’intervento dell’azienda ha rimesso tutti sulla giusta strada.

Google+ ha esordito con obiettivi ambiziosi, ricorda Whittaker: correggere il modo imperfetto con cui gli utenti condividevano contenuti sui social network, spesso indiscriminatamente e senza la possibilità di selezionare i destinatari delle proprie segnalazioni. “Il mondo non è cambiato, la condivisione dei contenuti non è cambiata”, scrive Whittaker.

La condivisione dei contenuti online funzionava benissimo, è solo che Google non ne faceva parte. Non c’è mai stato alcun esodo da Facebook verso Google+. Non sono riuscito nemmeno a portare per due volte mia figlia su Google+. «I social network non sono prodotti come gli altri», mi ha detto. «I social network sono persone e le persone sono su Facebook».

Whittaker scrive che Google si è comportata come il ragazzetto ricco e viziato che non viene invitato alla festa e allora organizza una festa tutta sua, a cui non va nessuno. Il vecchio Google, scrive, ha fatto una fortuna con la pubblicità perché aveva degli ottimi contenuti. Il nuovo Google sembra più concentrato sulla pubblicità e basta.

Il futuro di Google

Foto: Nigel Treblin/dapd