Il futuro di Google

Quattro progetti da tenere d'occhio, dall'intrattenimento ai negozi

Quando nella primavera dello scorso anno annunciò di essere diventato l’amministratore delegato di Google, Larry Page chiese a Steve Jobs se fosse disponibile a organizzare un breve incontro per dargli qualche consiglio. Tra i due non correva buon sangue: Jobs era ancora infuriato con i dirigenti di Google per aver invaso anni prima il territorio di Apple con Android, un sistema in diretta concorrenza con gli iPhone. Dopo qualche esitazione, Jobs decise di invitare Page nella sua casa di Cupertino per una chiacchierata. Superate le tensioni, i due si misero a parlare del futuro di Google e di che cosa volesse fare da grande, come spiegò successivamente Jobs al suo biografo: «La cosa su cui posi maggiormente l’accento fu la messa a fuoco. Capire bene che cosa Google vuole diventare da grande. Adesso è un pasticcio. Quali sono i cinque prodotti su cui vuoi concentrarti? Sgombera il campo dalle altre cose, altrimenti ti tireranno a fondo».

Nei mesi successivi in effetti i responsabili di Google si sono dati da fare per mettere ordine nella società. Decine di progetti secondari sono stati chiusi e altri servizi, sostanzialmente snobbati dagli utenti, sono stati abbandonati senza particolari rimpianti. La società si è concentrata su un numero ridotto di prodotti e ha cercato di rendere più omogenea la propria offerta, come dimostra la progressiva integrazione del suo nuovo social network Google+ in altri servizi come Gmail e lo stesso motore di ricerca. L’opera di pulizia è stata comunque accompagnata dalla progettazione e sperimentazione di alcuni nuovi prodotti, di cui non si sa ancora nulla di ufficiale, ma che potrebbero indicare il futuro prossimo della società, che non si è mai accontentata di essere solo il motore di ricerca più usato al mondo.

Intrattenimento domestico
Negli ultimi giorni sono circolate voci insistenti su un sistema allo studio da parte di Google per l’intrattenimento domestico. Almeno in una prima fase, il nuovo prodotto dovrebbe servire per diffondere la musica in casa senza fili, sfruttando la connessione WiFi di casa. In una fase successiva il sistema di Google si potrebbe arricchire di altre funzionalità per trasmettere anche altri contenuti, come film e serie televisive. Non ci sono molti dettagli in merito, ma il nuovo sistema potrebbe ricordare quelli già esistenti e realizzati da Apple con AirPlay e da un’altra società, Sonos, che negli ultimi mesi sta raccogliendo un notevole successo. Il mercato dei sistemi per la musica a casa vale circa 8 miliardi di dollari all’anno su scala globale.

L’ipotesi è che Google sfrutti Android per creare la sua nuova soluzione, così da poter controllare la musica che viene diffusa in casa direttamente dal proprio smartphone. La società ha inoltre un servizio per caricare la propria libreria musicale online, Google Music, che potrebbe essere sfruttato per trasmettere in streaming le canzoni senza la necessità di dover usare un computer con la musica caricata sopra. Lo scorso anno Google mostrò “Tungsten”, un progetto per usare Android a casa con funzionalità molto simili a quelle di cui si parla in queste giorni per il nuovo sistema di intrattenimento domestico della società.

Per realizzare un simile prodotto, Google dovrebbe impegnarsi direttamente nella progettazione, nella costruzione e nella distribuzione dell’hardware, cosa che fino a ora ha fatto solamente per alcuni particolari tipi di server. Non si tratta di un passaggio banale e potrebbe cambiare in parte la natura stessa della società. Secondo Matt Rosoff di Business Insider, l’ingresso nel settore dell’hardware sarà un “completo disastro” per Google. La società, in effetti, non ha mai avuto un grande successo nel vendere direttamente qualcosa: ci provò con lo smartphone Nexus prodotto insieme con HTC nel 2010, ma dovette lasciar perdere dopo qualche mese in seguito alle basse vendite online. Rosoff ricorda, inoltre, che mettersi a produrre e vendere qualcosa di fisicamente tangibile su scala globale per una società che non lo ha mai fatto è un gran rompicapo: servono ottimi designer e progetti, un sistema di produzione e distribuzione flessibile, un servizio clienti efficiente e la capacità di fare marketing. Microsoft ci ha messo dieci anni per riuscire a vendere qualcosa che non fosse software (o mouse e tastiere) e trarne profitti, come Xbox. Google ha comunque enormi risorse economiche e la realizzazione di un prodotto semplice da usare e a basso costo potrebbe essere un buon punto di partenza.

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