L’inchiesta sui prezzi degli ebook

Gli Stati Uniti potrebbero avviare un'azione legale contro Apple e cinque importanti editori per aver concordato l'aumento dei prezzi

Il Department of Justice (DOJ), il ministero della Giustizia statunitense, potrebbe avviare un’azione legale contro Apple e cinque dei più importanti editori degli Stati Uniti per aver concordato l’aumento dei prezzi per i libri in formato elettronico. La notizia è stata diffusa dal Wall Street Journal, che è entrato in contatto con persone coinvolte nella vicenda, ma non è ancora stata ufficializzata dalle parti in causa. Secondo il giornale, alcuni editori avrebbero già avviato le trattative per patteggiare ed evitare una causa antitrust, che potrebbe durare a lungo e rivelarsi controproducente per le loro finanze e la loro immagine. Le case editrici coinvolte dovrebbero essere Simon & Schuster, Hachette Book Group, Penguin Group, Macmillan e Harper Collins, società controllata dalla News Corp. di Rupert Murdoch, che detiene anche il controllo del Wall Street Journal e che potrebbe quindi essere una delle fonti anonime consultate dal giornale.

Spiegano Thomas Catan e Jeffrey A. Trachtenberg sul Wall Street Journal:

Il caso fa riferimento alla decisione di Apple di cambiare il modo in cui gli editori fissavano i prezzi per gli ebook mentre si preparava a lanciare il suo primo iPad, nel 2010. Di solito, gli editori vendevano i libri ai rivenditori a circa metà del prezzo di copertina raccomandato. Utilizzando quel modello di vendita all’ingrosso, i venditori erano poi liberi di vendere quei libri ai loro clienti a un prezzo inferiore rispetto a quello di copertina, se lo volevano. Buona parte dei libri di carta sono ancora venduti così.

Quando Amazon iniziò a vendere i primi ebook decise di attuare una politica dei prezzi molto aggressiva, tesa a espandere rapidamente il proprio mercato con offerte vantaggiose. Si mise a vendere best seller a 9,99 dollari, incoraggiando così i clienti a comprarsi un Kindle, il lettore di libri elettronici progettato e venduto dalla stessa Amazon. Questo sistema non piaceva affatto agli editori, preoccupati che i lettori potessero abituarsi all’idea che gli ebook fossero economici, impedendo così la loro vendita a prezzi più alti. Le case editrici temevano, inoltre, che Amazon potesse acquisire troppo potere, lasciando poco spazio agli altri rivenditori di libri, che applicavano prezzi diversi basati sul metodo tradizionale dell’acquisto all’ingrosso dei titoli dagli editori.

(Amazon fa concorrenza agli editori)

Come viene raccontato anche nella biografia ufficiale di Steve Jobs, poco prima del lancio del primo iPad, l’ex CEO di Apple propose a diverse case editrici di passare a un nuovo modello commerciale: loro avrebbero stabilito il prezzo per i libri e Apple avrebbe trattenuto per sé il 30 per cento da ogni transazione per l’acquisto da parte dei lettori. La proposta era vantaggiosa per gli editori ma aveva una importante clausola, una sorta di esclusiva che imponeva alle case editrici di impedire agli altri rivenditori di vendere gli stessi libri a prezzi inferiori. Grazie all’accordo con Apple, gli editori furono in grado di imporre un modello simile anche alle altre società del settore. Andarono da Amazon e dissero: «Fate un contratto analogo o non vi daremo più i nostri libri», aveva spiegato Steve Jobs al suo biografo, Walter Isaacson.

Secondo il DOJ, con questo sistema gli editori e Apple si sarebbero sostanzialmente messi d’accordo per far aumentare il prezzo degli ebook, violando le normative sulla libera concorrenza. Le case editrici negano da tempo di essersi accordate per aumentare insieme i prezzi e ricordano che il nuovo sistema, introdotto sulla base della proposta di Apple, ha di fatto reso meno rigido il mercato e stimolato la concorrenza, consentendo a più rivenditori di libri di farsi avanti. Sul Wall Street Journal scrivono che William Lynch, l’amministratore delegato della catena di librerie Barnes & Noble che online vende anche gli ebook, è stato ascoltato dal DOJ e durante l’audizione avrebbe spiegato che un ritorno al modello precedente potrebbe rivelarsi molto più dannoso, perché consentirebbe a un unico soggetto (Amazon) di rafforzare ulteriormente la propria posizione commerciale, a scapito delle altre aziende.

(Gli ebook e sant’Agostino)

Sempre stando alle notizie raccolte dal WSJ, le autorità statunitensi non sono del tutto convinte della versione data da Lynch sui rischi per la concorrenza. Al DOJ si chiedono come l’aumento dei prezzi abbia potuto far aumentare anche la concorrenza. Non è comunque ancora chiaro se le audizioni e le indagini fino a ora condotte porteranno a una azione legale da parte del ministero della Giustizia, né quanti editori siano a questo punto disposti a raggiungere un accordo per evitare conseguenze peggiori. Alcune case editrici sarebbero orientate per trovare un accordo, ma le trattative vanno avanti da tempo e non hanno per ora portato a decisioni condivise. Il mercato dei libri elettronici inizia a essere una parte importante nei bilanci di molte case editrici negli Stati Uniti. Il settore è in piena espansione e le vendite di ebook sono più che raddoppiate nel 2011 arrivando a un valore di mercato intorno ai 970 milioni di dollari.