Dei fiori nei vostri cannoni

La storia, per immagini, di quelli che ai poliziotti invece vanno offrendo rose, garofani e mazzolini

Negli ultimi giorni è circolato molto in rete il video in cui un manifestante no TAV in Val di Susa insultava e provocava un carabiniere, che restava impassibile. L’episodio è stato molto dibattuto, con pesanti critiche nei confronti dell’atteggiamento del dimostrante, e molti hanno citato – piuttosto a sproposito – la poesia di Pasolini “Il PCI ai giovani”, quella in cui definiva i manifestanti sessantottini figli di papà e i poliziotti figli di operai. In quella poesia, Pasolini scriveva anche che «In questi casi, ai poliziotti si danno i fiori, cari», riferendosi alle manifestazioni pacifiste e sessantottine che – soprattutto quelle contro la guerra in Vietnam – offrivano fiori ai poliziotti come gesto solidale e di rifiuto di ogni violenza. Si ritiene che il primo a proporre di offrire fiori ai politici e agli agenti che si contestavano (e persino nelle canne dei fucili) sia stato Allen Ginsberg, e l’idea fu molto popolare (e arrivò in una celebre canzone dei Giganti, nel 1967). La consuetudine è stata ripresa negli anni successivi e ancora in occasioni recenti: dalle manifestazioni no global contro i vertici del G8 e del G20, a quelle per protestare contro le decisioni del governo – in Italia come in Indonesia – e persino nelle recenti proteste della primavera araba decine di manifestanti hanno offerto con intenzione giocosa, provocatoria o candida mazzi di rose, fiorellini e fiori finti ad agenti impassibili, divertiti, rigidi o incerti sul da farsi.

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