Non è finita, con la Grecia

La stampa internazionale è scettica sull'efficacia del prestito approvato oggi e il contenuto di un documento riservato induce a essere ulteriormente pessimisti

Poche ore fa l’Eurogruppo, cioè i ministri delle Finanze dell’eurozona, ha approvato il secondo prestito internazionale alla Grecia, che permetterà al paese di non fallire e pagare i creditori il prossimo marzo. Ieri, però, Reuters e Financial Times hanno ottenuto una copia di un documento “strettamente confidenziale” datato 15 febbraio e compilato da alcuni analisti della cosiddetta “troika” (Unione Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale), secondo i quali il futuro della Grecia sarà peggiore di quanto immaginato in precedenza, prestito o non prestito. Secondo Christian Rickens, in un editoriale dello Spiegel pubblicato ieri, la Grecia, nonostante tutto, è già fallita.

Debito pubblico
L’analisi del documento sul debito pubblico greco è impietosa. L’incertezza sulle riforme, le tensioni sociali, le mancate privatizzazioni, la recessione ma anche le dure misure di austerità imposte dall’Europa, si legge nel documento, porteranno sicuramente il debito pubblico della Grecia a crescere, e di molto, per lo meno nel prossimo futuro. Secondo il documento il debito greco potrebbe salire addirittura al 178 per cento entro il 2015. Per questi motivi, l’obiettivo del 120 per cento nel 2020 sembra essere irraggiungibile. Più realisticamente, la soglia di questo obiettivo dovrebbe essere alzata al 129 per cento del PIL nel 2020, ma il documento parla chiaro: di questo passo, e se la Grecia non reagirà, il rischio è che nel 2020 il debito greco rimanga al 160 per cento, rendendo così inutili tutti gli sforzi fatti sinora.

Nuovi fondi
Se anche si riuscisse a far scendere il debito pubblico greco al 129 per cento entro il 2020, la Grecia avrebbe bisogno di ulteriore liquidità per evitare il fallimento. I tecnici della troika pensano che di qui al 2014 saranno necessari almeno 170 miliardi di euro, 40 in più rispetto al bailout appena approvato. C’è di più: se il debito non verrà ridotto sensibilmente per raggiungere gli obiettivi del 2020, potranno essere necessari almeno altri 50 miliardi di euro di aiuti finanziari dal 2015 in poi. Secondo lo scenario peggiore, fino al 2020 la Grecia per salvarsi potrebbe aver bisogno di 245 miliardi di euro.

Banche
Anche la questione della ricapitalizzazione delle banche sembra più grave del previsto. Poco tempo fa si pensava che sarebbero bastati circa 30 miliardi di euro, poi 40, in gran parte finanziati dal primo prestito internazionale. Ora, secondo gli analisti della troika, ne servirebbero 50.

(Da dove vengono i guai della Grecia)

Alla vigilia dell’approvazione del secondo prestito da parte dell’Eurogruppo, ieri anche il Wall Street Journal aveva scritto che questi 130 miliardi non avrebbero risolto di molto la crisi dell’euro, causata ancora da problemi strutturali sia per quanto riguarda l’unione monetaria che quella fiscale. Con l’ultimo pacchetto di aiuti, i privati possederanno solo il 30 per cento del debito pubblico greco. Dunque ogni ulteriore crisi per la Grecia si ripercuoterà sensibilmente sui contribuenti europei che, a loro volta, cominceranno presto a chiedere l’uscita della Grecia dall’euro.

A questo punto, scrive il Wall Street Journal, l’Europa dovrà cambiare rotta, puntando sul mercato unico, sulla liberalizzazione dei servizi e dell’energia (obiettivi cruciali anche secondo la lettera per la crescita inviata ieri all’Unione Europea e firmata da Mario Monti, David Cameron e altri dieci premier europei) e rivoluzionare il suo sistema bancario e di credito: in una sola parola, nonostante il parere contrario della cancelliera Angela Merkel, servono gli eurobond.

nella foto, il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker (AP/Virginia Mayo)

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