Che succede con la legge elettorale

Ieri per la prima volta PdL e PD ne hanno parlato ufficialmente, diffondendo una nota congiunta: ma siamo ancora più che in alto mare

Dopo anni e anni di proposte e controproposte, di posizioni contraddittorie, di buoni propositi senza alcun seguito, di referendum indetti e falliti, ieri i principali partiti politici italiani hanno cominciato una serie di incontri ufficiali per discutere di come modificare la legge elettorale. Una delegazione del PdL, composta da Ignazio La Russa, Gaetano Quagliariello e Donato Bruno, ha incontrato ieri una delegazione del PD, composta da Luciano Violante, Gianclaudio Bressa e Luigi Zanda, e poi una delegazione della Lega composta da Federico Bricolo, Roberto Calderoli e Giampaolo Dozzo. PD e PdL hanno poi diffuso una nota congiunta sul tema. Gli incontri proseguiranno oggi coinvolgendo anche gli esponenti del Terzo Polo e di Sinistra e Libertà, mentre l’Italia dei Valori ha già detto di non voler partecipare a questi incontri, definiti “incontri nei sottoscala”. Agli incontri di ieri e di oggi seguirà probabilmente una riunione congiunta dei capigruppo di Camera e Senato.

Le notizie, quelle certe e verificate, finiscono qui. Probabilmente non esiste un tema politico che più della legge elettorale in questi anni ha generato fuffa su fuffa, dichiarazioni e impegni e proposte completamente a vuoto, scatenamenti di retroscenisti. È vero però che persino il pochissimo accaduto ieri non era mai accaduto prima, e quindi vale la pena di spiegarlo. Cominciando proprio dall’incontro di ieri tra PdL e PD, al termine del quale è stata diffusa questa nota congiunta.

Le delegazioni del PDL e del PD costituite da Donato Bruno, Gaetano Quagliariello, Ignazio La Russa, GianClaudio Bressa, Luciano Violante e Luigi Zanda hanno innanzitutto convenuto sulla necessità di utilizzare quest’ultima parte della legislatura per procedere rapidamente a riforme idonee a dare credibilità e forza al sistema politico e istituzionale. Si sono affrontati i temi della riforma istituzionale e della riforma elettorale ribadendo la necessità di collegare i due aspetti e di operare affinché entrambe le riforme possano ottenere il più ampio consenso parlamentare. Per quanto concerne le riforme istituzionali, si è discusso della possibilità di avviare il superamento del bicameralismo paritario, di ridurre il numero dei parlamentari, di rafforzare la stabilità di governo e il ruolo dell’Esecutivo in coerenza con i principi del sistema parlamentare. Per quanto attiene alla legge elettorale si è convenuto sulla necessità di cambiare l’attuale sistema elettorale restituendo ai cittadini il diritto di scegliere i propri rappresentanti. Il nuovo sistema elettorale dovrà evitare la frantumazione della rappresentanza parlamentare e mantenere un impianto tendenzialmente bipolare. Si è convenuto, inoltre, sull’opportunità di procedere rapidamente e concordemente tra Camera e Senato alla riforma dei regolamenti parlamentari favorendo soprattutto la celerità e la trasparenza del procedimento legislativo.

In sintesi, quindi, PdL e PD si sono detti favorevoli a cambiare la legge elettorale collegando la riforma ad altri interventi istituzionali (bicameralismo, numero dei parlamentari, ridefinizione dei poteri del governo, riforma dei regolamenti parlamentari). Sulla legge elettorale PD e PdL sono d’accordo sul restituire ai cittadini il potere di scelta dei parlamentari, evitare la frantumazione e mantenere “tendenzialmente” il bipolarismo. Il passaggio sulla legge elettorale è volutamente vago: l’unica cosa che implica con certezza è il superamento della legge Calderoli, senza chiarire se questa debba essere sostituita (come vorrebbe il PD) o semplicemente corretta (come vorrebbe il PdL, che non vuole rompere del tutto con la Lega). Sia Alfano che Violante oggi hanno detto di essere contrari alla reintroduzione delle preferenze e questo rende logica la discussione su un sistema di collegi.

Su tutti i giornali oggi si discute di un modello costruito un po’ sulla legge spagnola e un po’ su quella tedesca: il sistema spagnolo è un proporzionale con preferenze, collegi molto piccoli, premio di maggioranza nazionale, sbarramenti alti, vantaggi per i grandi partiti basati soprattutto in un pezzo di territorio e svantaggi per i piccoli partiti con voto distribuito su tutto il paese. Il sistema tedesco invece prevede l’assegnazione dei seggi per ogni partito su base proporzionale, con sbarramento, e l’elezione dei parlamentari che occuperanno quei seggi su collegi uninominali. Ma sono solo ipotesi: come si vede basta un attimo per tornare a parlare di aria fritta.

foto: Mauro Scrobogna /LaPresse

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