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  • mercoledì 25 Gennaio 2012

Si fanno, le primarie a Palermo?

Guida per capire l'incomprensibile groviglio di conflitti nel centrosinistra in vista delle elezioni per il sindaco, con le prossime ore divenute decisive e Rita Borsellino pronta a lasciare

Domenica 26 febbraio 2012, dalle ore 8 alle 21, a Palermo. La data c’è, e anche il logo. C’è scritto “Primarie Palermo 2012”. I gazebo dovrebbero essere 30: dallo Zen alla centralissima via Libertà. Piantati in tutte le maggiori piazze della quinta città d’Italia.

Le Primarie per scegliere il candidato sindaco di Palermo che succederà a Cammarata sono state fissate. L’hanno deciso, qualche settimana fa, il segretario del Pd, Pierluigi Bersani e il leader di Sel, Nichi Vendola. Primarie senza l’Idv di Di Pietro, senza i Verdi e la federazione della sinistra. Primarie di Palermo le hanno chiamate quindi: perché non sono del “centrosinistra”. La coalizione immortalata a Vasto, per intenderci, in Sicilia e a Palermo più che uno scatto ingiallito sembra la tipica foto che lui o di lei strappano a metà dopo la fine della loro storia.

Perché il centrosinistra, nonostante i sondaggi lo diano vincente, a Palermo non esiste più. Leoluca Orlando, ex sindaco di Palermo e portavoce dell’Idv, pronto a scendere nuovamente in campo e a rifare il sindaco, si è rifiutato di discutere delle primarie con i Democratici siciliani che alla Regione sostengono il governatore Lombardo e a Palermo teorizzano le alleanze allargate al Terzo Polo. Le ha chiamate primarie farsa, dell’inciucio, finte, e così via. Gli stessi aggettivi sono stati adottati dai Verdi, dalla Federazione della Sinistra e dai movimenti cittadini che hanno declinato l’invito di Pd e Sel a sedersi per organizzare la consultazione. Niente a che spartire, hanno detto, con chi vuole trasformare uno strumento di partecipazione dei cittadini per la selezione del candidato sindaco in un referendum pro o contro la discussa alleanza con Lombardo.

Ma adesso le primarie fissate potrebbero saltare, a 48 ore dalla scadenza per la presentazione delle candidature. E non certo perché mancano i candidati. Qualche mese fa erano cinque, oggi sono tre.

1. L’eurodeputata del Pd Rita Borsellino, proposta da Bersani e da Giuseppe Lupo, segretario del Pd siciliano, con il lasciapassare di Nichi Vendola che rifiuta alleanze col Terzo Polo e si batte per ricostruire il centrosinistra “puro”

2. Il giovane “renziano” Davide Faraone, 36 anni, deputato regionale del Pd, in campo già da oltre un anno contro ogni ribaltone alla Regione siciliana e per la rottamazione dei vertici democratici

3. L’ex capogruppo Idv al comune di Palermo, Fabrizio Ferrandelli, 31 anni, che dal partito di Di Pietro e dal professore Orlando ha preso le distanze e due giorni fa si è ricandidato alle primarie, dopo averle prima volute e poi abiurate, grazie all’incontro con l’ala filolombardiana del Pd siciliano che fa capo al presidente del gruppo parlamentare alla regione, Antonello Cracolici e al senatore Giuseppe Lumia. Quelli che invece pensano all’allargamento con il Terzo Polo e che hanno detto no a Rita Borsellino e no a Davide Faraone.

Le primarie ora rischiano di saltare perché proprio la candidatura di Ferrandelli, disposto ad aprire le porte a tutte le forze politiche, e quindi anche a quelle del Terzo Polo, rischia – dicono i sostenitori del centrosinistra tradizionale – di “drogare” le primarie. Si parla già di un possibile inquinamento del voto da parte di forze estranee al centrosinistra. Insomma, quel che successe a Napoli. La più preoccupata sembra essere Rita Borsellino, ma anche il partito di Nichi Vendola. Alla riunione politica delle Primarie di lunedì Sel ha posto nuovamente delle condizioni: i candidati alle primarie dovranno assicurarci, hanno detto, che non faranno accordi con il Terzo Polo né al primo turno né al secondo. Ed è bastata questa richiesta per far saltare la trattativa.

(Il gran casino delle primarie a Napoli)

Mercoledì sera c’è una nuova e ultima convocazione perché il tempo sta scadendo. Sabato entro le 12 dovranno essere presentate le candidature ma c’è chi teme che le firme non servano più a niente se Rita Borsellino è davvero ad un passo dal ritiro.