• Italia
  • mercoledì 18 gennaio 2012

Chi è Gregorio De Falco

Il capo della sala operativa della Capitaneria di Porto di Livorno si è guadagnato un enorme carico di ammirazione e stima dopo la diffusione delle registrazioni delle comunicazione col comandante Schettino della Costa Concordia

La diffusione mercoledì delle registrazioni delle comunicazioni tra la Capitaneria di Porto di Livorno e il comandante della nave Costa Concordia Francesco Schettino ha aggiunto moltissimo in termini giornalistici e letterari al contenuto di quelle conversazioni che già era circolato in forma scritta. Il tono severo e responsabile con cui il comandante Gregorio De Falco ha preso in mano la situazione e ha richiamato Schettino alle sue responsabilità è diventato l’argomento di conversazioni ed entusiasmi per tutta la giornata, soprattutto in rete. E di analisi e riflessioni sulle opposte figure di De Falco e Schettino. E in molti si sono dati da fare per raccontare meglio De Falco, per cui la spesso rituale definizione di “uomo del giorno” stavolta ha un solido fondamento.

(L’audio della conversazione tra il comandante Schettino e la Capitaneria)

Il Tirreno lo aveva intervistato, oggi.

Di origini napoletane, De Falco s’è arruolato in Marina nel settembre del 1993 ed è arrivato in città nel 2005. Venerdì sera era a capo della sala operativa della Capitaneria e coordinava un team di cinque persone, “il migliore che potessi avere – dice De Falco emozionato – ciononostante non siamo riusciti a portare a termine fino in fondo il nostro dovere, quello di salvare tutti. La mia vocazione è il soccorso e non sono soddisfatto se non porto tutti a casa. Purtroppo ci sono stati dei morti”.
Insieme a lui, in sala operativa, c’erano il capoturno, un operatore radio, l’operatore dell’apparecchiatura Port approach control (Pac), l’ufficiale di ispezione e l’ufficiale operativo, De Falco appunto. Una vera e propria catena di comando.
Cosa è successo quella sera?
“Nella nostra sala operativa abbiamo una complessa strumentazione che ci permette di monitorare le navi passo dopo passo. È quello che abbiamo fatto dopo che ci è arrivato l’allarme da una passeggera della Concordia, tramite i carabinieri. E così ci siamo accorti che la nave era molto vicina alla costa, che stava rallentando e già procedeva a velocità molto lenta. Inoltre, il fatto che il comandante parlasse di guasto elettrico non tornava con l’invito ai passeggeri di indossare i giubbotti di salvataggio. Un comandante serio non può far preoccupare inutilmente i suoi passeggeri facendo loro indossare i giubbotti se non è necessario”.

Panorama ha aggiunto altri dettagli alla biografia di De Falco.

Gregorio De Falco nasce da una famiglia napoletana ma vive e studia a Milano. Si laurea in Giurisprudenza e poi tenta il concorso per entrare nel Corpo delle Capitanerie di Porto. Lo vince e nel 1994 si trasferisce  a Livorno per frequetare nove mesi di corso all’interno dell’Accademia Navale.
Nel 1995 il primo incarico a Mazara del Vallo poi viene trasferito alla capitaneria di Genova.  Promosso comandante viene mandato in Liguria, a Santa Margherita Ligure  dove dal 2003 al 2005 comanda la Capitaneria di Porto locale.
Solo dopo l’esperienza ligure  ritorna a Livorno nella Sezione Operativa della Capitaneria.
Dal 2005 svolge solamente incarichi di comando operativo e soccorso all’interno dell’area labronica.
“Non pratica nessun hobby, è solo un uomo lavoro-casa-figlie”, ci precisa Paolillo “è’ sposato e ha due bambine  di 5 e 11 anni che vivono e frequestano le scuole nella città di Livorno. E che lui adora”.
Quando si è verificata nel 1991 la collisione tra il Moby Prince e la petroliera Agip Abruzzo nel porto di Livorno, dove morirono 140 persone carbonizzate,  il comandante De Falco non era ancora entrato in Marina. Ma per tutti i militari   e in particolare per quelli che prestano servizio nella Capitaneria di porto di  Livorno il caso Moby  è  e rimarrà per sempre, una tragedia di grado di  segnare  la vita degli ufficiali di Marina.
“La tragedia del Moby Prince aleggia come un fantasma nonostante siano trascorsi più di venti anni- ci confida il comandante Paolillo, anche lui non ancora arruolato- ma ha segnato per tutti noi l’”anno zero”, il momento che  nessuno di noi deve mai dimenticare. Una tragedia che non si deve mai più ripetere”.

(AP Photo/Giacomo Aprili)

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