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  • venerdì 6 Gennaio 2012

I viaggi di Monti

Il presidente del Consiglio ieri era a Bruxelles, oggi a Parigi, poi andrà in Germania: che cosa proverà a ottenere nelle trattative per il nuovo accordo europeo

Ieri sera il presidente del Consiglio Mario Monti è volato a Bruxelles, anticipando la sua partenza dall’Italia prevista per oggi. Monti oggi è a Parigi per incontrare il primo ministro francese François Fillon e il presidente francese Nicolas Sarkozy, e il prossimo 11 gennaio sarà in Germania. I giornali italiani scrivono che la partenza anticipata è stata motivata anche dalla pessima giornata di ieri per la borsa italiana, che ha perso il 3,65 per cento, con lo spread tra i titoli decennali italiani e quelli tedeschi che è salito sensibilmente fino a quota 523 punti base.

Secondo il Corriere della Sera, Monti è andato a Bruxelles per incontrare i diplomatici che stanno lavorando alle modifiche che l’Italia proporrà al nuovo trattato tra i paesi dell’Unione Europea, con l’unica eccezione del Regno Unito, che è stato deciso nella riunione dei capi di stato europei dell’8-9 dicembre 2011.

Una prima bozza dell’accordo, che ha il titolo ufficiale di “Accordo internazionale per una Unione economica rafforzata”, è stata presentata una settimana fa, ma oggi ricomincia la trattativa tra i paesi europei, con l’obiettivo di arrivare a un testo definitivo prima della riunione straordinaria dei capi di stato dell’UE il prossimo 30 gennaio. Queste scadenze “europee” sono state indicate anche nella conferenza stampa di fine anno di Monti, che ha detto che i vertici europei di fine mese sono un primo limite temporale per le nuove iniziative della cosiddetta “fase due” della sua attività di governo.

Che cosa vuole ottenere l’Italia
Come scrive l’ANSA, alle trattative partecipano i rappresentanti dei 26 paesi che hanno aderito all’accordo, del Parlamento europeo e della Commissione europea, più un “osservatore” del Regno Unito.

L’obiettivo principale dell’Italia è una modifica dell’articolo sulla riduzione del debito. Una norma, infatti, prevede che i paesi che hanno un rapporto tra il debito pubblico e il prodotto interno lordo superiore al 60 per cento debbano eliminare la parte eccedente il 60% in soli cinque anni, limite che imporrebbe all’Italia manovre da decine di miliardi ogni anno. Le modifiche che verranno proposte dall’Italia (con il probabile appoggio dei paesi più indebitati e colpiti dalla crisi economica) proveranno a rimandare l’entrata in vigore della norma o a inserire clausole che tengano conto di un’eventuale congiuntura economica sfavorevole.

foto: JACQUES DEMARTHON/AFP/Getty Images