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Boeri chiede scusa a Pisapia

L'assessore dimissionario di Milano dice che sarebbe disposto anche a "un periodo di prova", se Pisapia vorrà riaffidargli le deleghe

Stefano Boeri, assessore dimissionario del comune di Milano a Cultura ed Expo, ha dato un’intervista all’edizione milanese di Repubblica che sembra essere funzionale alla costruzione dello scenario di cui si parlava ieri: il sindaco Pisapia che respinge le sue dimissioni a fronte di un gesto pubblico di Boeri che renda evidente quanto in questa storia fosse il sindaco a essere dalla parte della ragione. Boeri oggi si scusa e dice di essere disposto anche a “un periodo di prova”, se Pisapia vorrà riaffidargli le deleghe.

«Nel modo in cui faccio politica ho portato molto del mio lavoro: un progettista lavora spesso in solitario. Ma capisco che la mancanza di collegialità in una giunta sia un errore. E di questo mi scuso, con il sindaco e con i miei colleghi. Il mio interesse più grande, però, è che non vada persa quella straordinaria eccezione che, qui a Milano, Pisapia e io abbiamo rappresentato, dimostrando che alle primarie vince il migliore, e che chi le perde può mettere a disposizione il suo talento per una sfida comune».

Stefano Boeri, questo è uno spettro che vi portate dietro da un anno: Pisapia ha vinto le primarie, lei le ha perse. E si dice che non abbia mai accettato quella sconfitta.
«Nell’incontro che ho avuto domenica sera con Giuliano abbiamo ricostruito la nostra particolarissima vicenda, proprio partendo dalle primarie. Rispondo che è dura perdere. Ma quel momento l’ho elaborato, tanto da mettermi a fianco di Pisapia per la sua campagna elettorale; è anche grazie a lui se ho potuto lavorare per la sua vittoria».

Dopo quell’elezione, però, avete avuto più di uno scontro, su diversi temi, fino alle dichiarazioni nette del sindaco, venerdì. Non si è chiesto se valga davvero la pena restare?
«Lascerei se vedessi una mancanza di fiducia politica sui progetti per la cultura che sto portando avanti, come il centro creativo per i bambini alla Besana, il rilancio delle Biblioteche civiche di quartiere, la rinascita del Pac, la collaborazione con il ministro Ornaghi sulla Grande Brera. Ma questa mancanza di fiducia non l’ho sentita. Per questo credo che la straordinaria eccezione che abbiamo rappresentato non debba andare persa».

(continua a leggere sull’edizione milanese di Repubblica)