Le nuove regole per le carceri italiane

Una circolare dell'amministrazione penitenziaria introduce maggiore libertà di movimento per i detenuti e prova a ridurre gli effetti del sovraffollamento

Un articolo di Giovanni Bianconi, sul Corriere della sera di oggi, racconta come potrebbe cambiare la vita per buona parte delle persone detenute in Italia in seguito all’introduzione di una nuova circolare del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria emanata ieri. Tra le novità, le celle saranno tenute aperte durante il giorno, e i detenuti potranno muoversi liberamente in alcuni spazi.

Un tempo si chiamavano celle, e tutti continuiamo a usare quel termine. Ma la dizione ufficiale è «camere di pernottamento» e così dovranno essere di fatto, non solo di nome. I detenuti italiani assegnati al regime di «media sicurezza» – la grande maggioranza, più di 50.000 rispetto al totale di 67.500 – dovranno tornare nelle «camere» solo di notte.

Durante il giorno potranno muoversi liberamente all’interno della prigione: «Il perimetro della detenzione dovrà estendersi quanto meno ai confini della sezione ovvero, dove possibile, anche agli spazi esterni alla stessa, seguendo così l’indicazione dell’ordinamento penitenziario sin qui scarsamente attuata».

E quanto dispone la nuova circolare intitolata «Modalità di esecuzione della pena – Un nuovo modello di trattamento che comprenda sicurezza, accoglienza e rieducazione», diramata ieri dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria a tutti i provveditori e direttori delle carceri. L’ha firmata il responsabile del Dap, Franco Ionta, insieme a Sebastiano Ardita, il direttore dell’Ufficio detenuti che l’ha materialmente redatta come ultimo atto della sua decennale permanenza al Dipartimento, prima di tornare a fare il pubblico ministero in Sicilia. Si tratta di una piccola rivoluzione, un tentativo di rendere meno dura la vita nelle prigioni sovraffollate come mai lo erano state prima d’ora, e di attuare il principio costituzionale della pena tesa al reinserimento sociale dei condannati. Anche attraverso la loro collaborazione.

(continua a leggere sulla rassegna stampa del Ministero dell’Interno)

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