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  • venerdì 16 Settembre 2011

Il primo dibattito dei socialisti francesi

I sei sfidanti di Sarkozy si sono affrontati ieri per la prima volta in vista del voto del 9 ottobre

Ieri sera si è tenuto in Francia il primo dibattito televisivo tra i candidati alle primarie della sinistra francese, segnando così l’inizio della campagna elettorale per la scelta dello sfidante di Nicolas Sarkozy alle elezioni presidenziali del 2012. I dibattiti saranno tre, i candidati fino a questo momento sono sei: e tra loro naturalmente non c’è Dominique Strauss-Kahn, ex capo del Fondo Monetario Internazionale dato a lungo per favorito le cui potenziali fortune elettorali sono state cancellate dall’arresto dello scorso maggio a New York con l’accusa di violenza sessuale (accusa caduta, nel frattempo). Si è trattato del primo confronto di questo genere, all’americana, nella storia delle primarie della sinistra francese. Le primarie si terranno il 9 ottobre, l’eventuale ballottaggio il 16 ottobre (per vincere al primo turno serve ottenere la metà più uno dei voti).

Il candidato favorito è in questo momento François Hollande, 57 anni, ex leader del Partito Socialista ed ex compagno di Ségolène Royal. Subito dietro lo seguono Martine Aubry, 60 anni, sindaco di Lilla e attuale leader del Partito Socialista, e Ségolène Royal, candidata sconfitta da Sarkozy nel 2007. Loro tre sono i candidati con maggiori possibilità di vincere. Poi ci sono Arnaud Montebourg, giovane parlamentare con posizioni molto di sinistra, Manuel Valls, parlamentare centrista e sindaco di un paese in provincia di Parigi, e Jean-Michel Baylet, leader del Partito Radicale della Sinistra, l’unico non socialista a prendere parte alle primarie. Le primarie socialiste si terranno il 9 ottobre e potrà votare qualsiasi cittadino si dichiari interessato a partecipare alla scelta.

Hollande è il candidato più mainstream, all’interno del partito: i sondaggi gli attribuiscono il sostegno della metà dell’elettorato di centrosinistra e lui cerca di mostrarsi solido abbastanza da risultare affidabile sia per la sinistra del partito che per la parte – piuttosto minoritaria – dalle posizioni più moderate e centriste. Si è concentrato molto sull’economia, ha detto che la priorità della Francia è una riforma fiscale che rimetta i conti in ordine e ha cercato di mostrarsi il più possibile autorevole e presidenziale. Aubry è nota per avere posizioni più di sinistra, e per questo durante il dibattito si è presentata dicendo di “saper dire no”, e quindi volendo rassicurare anche sulla sua abilità a non esagerare con la spesa pubblica: più che le tasse o il debito, ha detto Aubry, il problema dell’economia francese è la competitività. Ma nonostante questo ha promesso di rafforzare la controversa legge sulle 35 ore lavorative, che promosse lei da ministro nel 1997 e che nel frattempo è stata molto ammorbidita e diluita. Royal è accusata da più parti di avere posizioni superficiali e volatili, di passare agevolmente da idee di sinistra sulla democrazia partecipativa ad altre piuttosto di destra sulla criminalità e la sicurezza (ha proposto il servizio militare obbligatorio per i giovani che commettono reati, come ha fatto anche Sarkozy). Ieri sembrava essere piuttosto nervosa ed emozionata, soprattutto all’inizio.

Montebourg, il candidato no global molto di sinistra, ha sostenuto la necessità di provvedimenti protezionisti contro la Cina – «sta rovinando l’Europa» – e di cedere ai lavoratori i dividendi delle aziende. Più volte i moderatori del dibattito gli hanno fatto notare la coincidenza di certe sue posizioni con quelle della destra lepenista francese. Il radicale Baylet è stato l’unico a dichiararsi favorevole alla legalizzazione della cannabis e dell’eutanasia. Ma anche su questi temi, e sui molti in cui i candidati sono in disaccordo tra loro, non ci sono stati scambi accesi o attacchi personali: i sei candidati sono stati molto attenti a dirsi d’accordo e a non contraddire direttamente chi aveva preso la parola prima di loro, tanto che molti analisti e osservatori hanno giudicato il dibattito noioso.

Si è parlato di energia nucleare – tutti i candidati vogliono eliminarla, a parte Hollande che vuole ridurla sul modello tedesco – e si è parlato di pensioni, e sia Aubry che Hollande hanno detto che l’età pensionabile non potrà essere ridotta più di tanto, con l’aria che tira. E poi si è parlato di Dominique Strauss-Kahn. Montebourg, quello molto di sinistra, ha detto che non vuole vedere DSK in politica e che anzi questo «deve delle scuse al popolo della sinistra». Valls, quello centrista, ha detto di stimare DSK e che la sinistra francese può trovare utile la sua competenza. Hollande ha ricordato di essersi candidato alle primarie quando DSK era il candidato più forte. Alla fine della fiera, Hollande e Aubry sono sembrati essersela cavata meglio degli altri. Ma è ancora presto, ci sono altri dibattiti, e forse arriverà un format televisivo capace di mostrare i candidati meno ingessati e preparati. Il partito socialista francese non vince un’elezione presidenziale dal lontanissimo 1988.

Da sinistra: Arnaud Montebourg, Jean-Michel Baylet, Francois Hollande,
Martine Aubry, Manuel Valls e Segolene Royal.
Foto: PATRICK KOVARIK/AFP/Getty Images