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  • mercoledì 27 Luglio 2011

Tempi duri per il test cricket

Nella forma più prestigiosa del cricket, le partite durano anche cinque giorni: la federazione studia il modo di salvarlo, mentre le nuove versioni conquistano pubblico e giocatori

Il cricket è uno sport nato in Inghilterra e diffusosi poi nei paesi che sono stati colonie dell’impero britannico, e che ha delle regole ostiche per i profani e da loro ritenute genericamente simili al baseball (che storicamente ne è un’evoluzione sviluppata nell’Ottocento negli Stati Uniti). Oggi è uno sport molto seguito, oltre che in Gran Bretagna, in Sudafrica e in Australia, in alcuni paesi asiatici come il Pakistan, Sri Lanka e l’India. Si può giocare in diverse forme, e nella più tradizionale (il test cricket) le partite possono durare fino a cinque giorni: questa lunghezza aveva portato a un forte calo degli spettatori, soprattutto negli ultimi anni, tanto che la federazione internazionale sta da tempo cercando i modi per riformare il test cricket e rimediare alla diminuzione di interesse.

Le diverse forme odierne delle partite di cricket si differenziano sulla base del numero e della durata delle fasi di gioco: la più lunga e tradizionalmente importante è appunto il test cricket (“test” significa “prova”, e il nome deriva dal fatto che le partite sono una prova per l’abilità e la resistenza delle squadre). Qui le partite sono formate da quattro innings, ovvero da due fasi offensive per ciascuna squadra, con un numero illimitato di over per ogni lanciatore: un over è un insieme di sei lanci validi, oltre il quale il lanciatore deve essere sostituto da un suo compagno di squadra. Gli incontri durano tra i tre e i cinque giorni, dalla mattina alla sera, con due lunghe interruzioni nel corso di ogni giornata e altre più brevi.

La possibilità di giocare partite di test cricket è concessa dall’International Cricket Council (ICC) solo agli stati membri a pieno titolo della federazione (full members). Oggi dieci nazionali hanno questo status, e l’ultimo ad ottenerlo è stato il Bangladesh nel 2000: Australia, Bangladesh, India, Inghilterra, Nuova Zelanda, Pakistan, Sri Lanka, Sudafrica, Zimbabwe, più una squadra formata dalle quindici isole che erano, o sono, dominio britannico, il West Indian cricket team. Lo Zimbabwe si era autosospeso cinque anni fa a causa dei suoi scarsi risultati negli incontri, ma intende tornare a gareggiare nel test cricket nel corso del 2011.

A partire dagli anni Sessanta sono state introdotte altre forme di cricket, anche per venire incontro ad esigenze di spettacolo e televisive, in cui la durata delle partite è fortemente ridotta intervenendo sul numero degli over di ogni incontro (per queste forme si parla infatti di limited overs cricket). Quella che ha avuto un grandissimo successo negli ultimi anni è il Twenty20 (T20), che si gioca dal 2003, in cui a ogni squadra sono concessi solo venti over, dopo di che la partita finisce. Con questa formula, gli incontri durano circa tre ore, e possono quindi essere giocati in orari serali. Molti dei giocatori migliori rinunciano a giocare partite di test cricket in favore dei meno impegnativi, e molto più remunerati, incontri di Twenty20.
Un’altra forma di successo è l’One Day International (ODI), limitato alle partite internazionali, in cui gli over sono cinquanta. Si gioca dagli anni Settanta ed è il formato della Coppa del Mondo di cricket.

Le nuove formule hanno alcuni lati positivi che ne hanno garantito il successo: diventa più chiaro individuare la squadra più forte (mentre nel test cricket c’è solo un complesso sistema di ranking), più facile e meno impegnativo seguire le partite. Ma dall’altro lato il test cricket rappresenta l’anima più tradizionale dello sport, in cui gli incontri sono meno aggressivi e animosi rispetto ad altri sport contemporanei (non per niente il cricket è detto anche “lo sport dei gentiluomini”) e agli stesso ODI e T20.

Trovare una soluzione per rilanciare il test cricket, per l’ICC, non è semplice. Nel 2013 si terrà in Inghilterra il World Test Championship, durante il quale le quattro nazionali con il ranking più alto – attualmente India, Sudafrica, Inghilterra e Sri Lanka – si affronteranno per la prima volta con lo scopo di stabilire chi è il campione ufficiale di test cricket. Ci sono però alcuni problemi da risolvere, prima di allora: la presenza dell’ODI e delle altre formule creerebbe diversi “campioni mondiali” in contemporanea, e soprattutto c’è il fatto che moltissime partite di test cricket finiscono in pareggio.

Un’idea è di far avanzare, in caso di pareggio, la squadra con il ranking più alto, ma questo incentiverebbe la squadra più forte a una noiosa tattica difensiva. Un’altra è di abolire completamente i limiti di tempo per la finale e di proseguire finché una squadra non vince, ma come racconta il Wall Street Journal, l’ultimo precedente con questo accorgimento risale al 1949 e non è molto incoraggiante: l’Inghilterra si trovava in Sudafrica e alla fine di nove giorni di gioco, quando la partita era ancora in pareggio, dovette abbandonare l’incontro per prendere la nave per tornare in patria.

Secondo il quotidiano statunitense, però, c’è un solo modo per risolvere il problema: cambiare gli orari a cui sono giocate le partite di test cricket, spostandole nel tardo pomeriggio e nella sera in modo che il pubblico non debba prendersi un giorno libero dal lavoro per seguirle negli stadi.

– Le regole del cricket

AP Photo/Alastair Grant