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  • martedì 12 Luglio 2011

Ricominciano i guai a Belfast?

Le tensioni tra cattolici e protestanti stanno conoscendo una nuova escalation: le preoccupazioni per stasera

Dopo gli scontri di ieri notte, c’è molta attesa a Belfast per la marcia protestante che stasera attraverserà la città. Il 12 luglio, the glorious Twelfth, come lo chiamano i protestanti, è il giorno in cui nel 1690 il re protestante Guglielmo III d’Orange sconfisse il re cattolico Giacomo II nella battaglia del fiume Boyne, sancendo il predomino dei coloni scozzesi e inglesi protestanti sugli irlandesi cattolici.

La stagione delle marce

Quella di giugno e luglio in Irlanda del Nord è conosciuta come la stagione delle marce, perché è il periodo in cui si susseguono decine di manifestazioni orangiste in tutto il paese. Per molte famiglie della comunità protestante il giorno della marcia è vissuto come un giorno di festa, e in effetti la maggioranza di queste parate si svolge pacificamente. Ma capita che le marce diventino anche occasione di scontri, soprattutto quando sfilano attraverso quartieri abitati in prevalenza dalla minoranza cattolica. Una prima parata si è tenuta questa mattina è si è svolta pacificamente grazie alla massiccia presenza della polizia, ma in città c’è molta paura per quello che potrebbe succedere durante la marcia di questa sera dopo le rinnovate tensioni degli ultimi mesi.

Gli scontri

Ieri sera a Belfast ci sono stati i primi scontri nel quartiere cattolico di Broadway. I manifestanti cattolici hanno iniziato a incendiare auto e lanciare molotov dopo che i protestanti avevano acceso fuochi d’artificio per segnare l’inizio della loro festa. La polizia ha sparato pallottole di gomma su circa duecento dimostranti, e nei tumulti ventidue agenti sono rimasti feriti. La tensione a Belfast è molto salita dopo gli scontri di fine giugno, quando per due notti consecutive il quartiere cattolico di Short Strand è stato preso d’assalto dai paramilitari protestanti dell’Ulster Volunteer Force (UVF).

La guerra dell’Irlanda del Nord

Il conflitto nell’Irlanda del Nord ha radici molto profonde e ha sempre avuto in Belfast il suo epicentro. La guerra che travolse il paese dalla fine degli anni Sessanta contrapponeva i protestanti sostenitori dell’appartenenza al Regno Unito (gli unionisti) e i cattolici repubblicani – tra cui l’organizzazione terroristica dell’IRA – che invece spingevano per una riunificazione dell’Irlanda (gli indipendentisti).  Le forze paramilitari lealiste, spesso con la complicità dell’esercito inglese, attaccavano in modo sistematico non solo i membri dell’IRA (Irish Republican Army), ma anche semplici cittadini colpevoli solo di essere cattolici o repubblicani. In particolare, a metà anni Settanta, divenne noto il gruppo degli “Shankill Butchers” – i Macellai di Shankill – un’unità dell’UVF di Shankill Road che, sotto la guida del famigerato Lenny Murphy (in seguito ucciso dall’IRA), rapiva e uccideva cittadini cattolici tagliando loro la gola dopo averli orribilmente torturati e mutilati. Alla violenza religiosa degli estremisti protestanti rispondevano gli attentati dell’IRA, che in quegli anni ingaggiavano quasi tutti i giorni scontri a fuoco con l’esercito britannico nelle strade di Belfast e Derry e colpivano i loro cosiddetti «obiettivi economici» con bombe che facevano spesso vittime tra i civili. Nell’insieme, oltre 1.500 persone furono uccise per violenza politica e religiosa a Belfast tra il 1969 e il 2001.