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  • venerdì 24 giugno 2011

Gli scontri di Belfast

Le immagini delle due notti di violenza tra unionisti e indipendentisti dell'Irlanda del Nord

di Elena Favilli

I violenti scontri di lunedì e martedì notte a Belfast hanno bruscamente riportato alla luce le tensioni etniche e politiche che dalla fine degli anni Sessanta furono alla base della guerra nell’Irlanda del Nord, divisa tra i protestanti sostenitori dell’appartenenza al Regno Unito (gli unionisti) e i cattolici repubblicani – tra cui l’organizzazione terroristica dell’IRA – che invece spingevano per una riunificazione dell’Irlanda (gli indipendentisti).

Per due notti consecutive il quartiere cattolico di Short Strand è stato preso d’assalto dai paramilitari protestanti dell’Ulster Volunteer Force (UVF), che hanno lanciato molotov e sparato colpi d’arma da fuoco contro le abitazioni della zona. Un fotografo e altre due persone sono rimaste ferite. La polizia è intervenuta transennando strade e impiegando i Land Rover blindati, come non accadeva dalla fine degli anni Novanta.

Short Strand è un’enclave cattolica di East Belfast, a maggioranza protestante. Negli ultimi mesi diversi segnali avevano indicato un ritorno delle tensioni settarie. A marzo la chiesa cattolica di San Matteo era stata imbrattata con i colori della bandiera britannica e nuovi murales dell’UFV erano spuntati nella parte est della città. Finora, però, si era trattato di casi isolati, etichettati genericamente come atti di vandalismo. Agli scontri degli ultimi giorni, invece, hanno partecipato circa cinquecento persone, il che lascia temere – come scrive l’Irish Times – che entrambe le comunità siano disposte a riaccendere il conflitto. L’UVF sostiene di avere ormai smantellato tutti i suoi gruppi paramilitari dal 2009, in linea con gli accordi del Venerdì Santo del 1998, la tappa fondamentale nel processo di pace tra unionisti e indipendentisti, ma, come scrivono molti giornali irlandesi, l’alto tasso di disoccupazione che ha colpito il paese negli ultimi anni potrebbe avere riacceso il desiderio di rivalsa di minoranze che si sentono escluse dal processo di pace.

Il conflitto nell’Irlanda del Nord ha radici molto profonde e ha sempre avuto in Belfast il suo epicentro. Le forze paramilitari lealiste, spesso con la complicità dell’esercito inglese, attaccavano in modo sistematico non solo i membri dell’IRA (Irish Republican Army), ma anche semplici cittadini colpevoli solo di essere cattolici o repubblicani. In particolare, a metà anni Settanta, divenne noto il gruppo degli “Shankill Butchers” – I Macellai di Shankill – un’unità dell’UVF di Shankill Road che, sotto la guida del famigerato Lenny Murphy (in seguito ucciso dall’IRA), rapiva e uccideva cittadini cattolici tagliando loro la gola dopo averli orribilmente torturati e mutilati. Alla violenza settaria degli estremisti protestanti rispondevano gli attentati dell’IRA, che in quegli anni ingaggiavano quasi tutti i giorni scontri a fuoco con l’esercito britannico nelle strade di Belfast e Derry e colpivano i loro cosiddetti «obiettivi economici» con bombe che facevano spesso vittime tra i civili. Nell’insieme, oltre 1.500 persone furono uccise per violenza politica e religiosa a Belfast tra il 1969 e il 2001.

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