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L’affare DSK e i maghi del sospetto

Alessandro Piperno sul Corriere torna sulle sentenze affrettate e sul "maccartismo radical" che "vede il sudiciume ovunque"

Alessandro Piperno commenta sul Corriere della Sera di oggi il caso DSK, ricollegandosi a quanto aveva scritto in un discusso articolo lo scorso 21 maggio.

Tempo fa, dopo aver scritto un pezzo sul Corriere sul caso Strauss- Kahn, ho ricevuto diverse mail sul sito dell’università. Visto che di solito la gente si mobilita soprattutto per esprimerti dissenso, ecco che mi sono ritrovato la posta elettronica ingolfata di letterine (per altro assai garbate) che condividevano lo stesso intento. L’intento era comunicarmi la loro indignazione per la mia (presunta) indifferenza nei confronti della (presunta) vittima di abusi sessuali, e la mia (ancor più presunta) indulgenza nei confronti del (presunto) carnefice. Forse qualcuno giudicherà poco elegante che io risponda a queste critiche proprio oggi, il giorno in cui la posizione processuale di DSK si alleggerisce in modo significativo e quella della sua accusatrice si complica vistosamente. Ma tant’è.

Dio vuole che in questo momento mi trovi a Parigi, in una stanza d’albergo, di fronte a uno Speciale Tv completamente dedicato all’Affaire Strauss-Kahn, con una gran voglia di togliermi qualche sassolino dalla scarpa. Nel precedente articolo denunciavo una campagna intollerabile scatenata da un’orda di puritani assetati di sangue. Una specie di maccartismo radical che ha inquinato il nostro povero Occidente. Questa nuova morale (priva di misericordia e di scrupoli) vede in ogni gesto umano una violazione. Lo sport preferito degli adepti di questo club della purezza consiste nel vedere il sudiciume ovunque. Sono maghi del sospetto. Biliosi Rasputin dell’insinuazione. Pistoleri dall’indignazione facile, il cui perverso desiderio di giustizia potrebbe essere placato con la costruzione di un’immensa galera dove sbattere tutti i peccatori della terra, dopo aver loro inflitto una dose sovietica di umiliazione sociale.

Qualche sera fa, a una cena, per aver detto che la ricostruzione della dinamica dello stupro commesso da DSK mi sembrava un tantino farraginosa, e che, comunque, trovavo strano che un uomo di quella potenza e di quella ricchezza distruggesse la propria vita a causa di un impulso bestiale, e che in ogni modo l’intera vicenda si reggeva sulla parola di un essere umano contro la parola di un altro essere umano, sono stato aggredito da una tizia che mi ha trattato come se fossi, a mia volta, uno stupratore. La differenza tra me e questa signora è che mentre lei era certa della colpevolezza di Strauss-Kahn, io non avevo certezze su niente. E mi ostino a non averne.

(continua a leggere sul blog di Giovanni Taurasi)