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  • lunedì 30 maggio 2011

La 500 miglia di Indianapolis ha 100 anni

E quella di ieri si è chiusa in modo spettacolare

Ieri il pilota Daniel Clive Wheldon ha tagliato per primo il traguardo della novantacinquesima edizione della 500 miglia di Indianapolis. Alla velocità media di 274 chilometri orari, ha completato la gara in 2 ore 56 minuti e 11 secondi, dopo essere partito in sesta posizione. Wheldon ha conquistato la prima posizione nel corso dell’ultimo rettilineo sorpassando J. R. Hidebrand, che era in testa ed era da poco andato a sbattere contro uno dei muretti del tracciato.

Quest’anno cade il centenario della prima edizione della 500 miglia, disputata il 30 maggio del 1911 a Indianapolis. Il circuito fu costruito due anni prima sotto la spinta di Carl G. Fisher, un uomo d’affari locale, che voleva realizzare in città un tracciato per consentire ai produttori di auto di sperimentare i loro veicoli e, allo stesso tempo, consentire ai piloti di migliorare le loro capacità di guida.

Con i suoi 4 chilometri circa di lunghezza, il tracciato di Indianapolis ha forma rettangolare con due rettilinei lunghi e due più corti che collegano quattro curve a novanta gradi. L’asfalto dell’epoca si disgregava rapidamente e Fischer decise negli anni seguenti di sostituirlo con 3,2 milioni di mattoncini. La vecchia pavimentazione è stata da tempo sostituita con asfalto moderno, tuttavia lungo la via del traguardo rimangono ancora alcune file di mattoncini per ricordare il circuito di un tempo.

Nei primi anni il tracciato organizzò diverse competizioni automobilistiche, fino ad arrivare alla prima edizione della 500 miglia, nel 1911. I motori dei veicoli ammessi non potevano superare i 9.800 cc e alla prima competizione si qualificarono in 40 su 46. Il traguardo fu tagliato da Ray Harroun che impiegò 6 ore 42 minuti e 8 secondi a una velocità media di 120 chilometri orari. Harroun ottenne il premio di 10mila dollari e non partecipò più a nessuna gara automobilistica.

Benché quest’anno cada il centenario della prima edizione della 500 miglia di Indianapolis, quella di ieri è stata la novantacinquesima gara perché le competizioni furono sospese nel periodo delle due Guerre mondiali. La centesima gara sarà disputata nel 2016, tuttavia i responsabili del circuito hanno concluso con quest’anno tre anni di celebrazioni per festeggiare la nascita del tracciato e della 500 miglia.

Tra il 2000 e il 2007, Indianapolis ha ospitato anche il campionato di Formula 1 in una parte del tracciato storico unita a un circuito misto, più adatto per le vetture della categoria. Assunse particolare rilievo la gara del 2001, disputata tre settimane dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre. La competizione fu molto sobria e le monoposto gareggiarono listate a lutto e molte senza esporre sponsor. Dal 2008 anche il Motomondiale organizza un campionato a Indianapolis.

La gara di Formula 1 del 2000 fu seguita da circa 250mila spettatori, probabilmente il pubblico più numeroso mai registrato lungo un tracciato per una gara della categoria. La 500 miglia raccoglie molto più interesse negli Stati Uniti e, benché l’organizzazione dia di rado cifre ufficiali, si stima che ogni anno partecipino circa 400mila tifosi (le sole gradinate del circuito ospitano 257mila persone).

Nel 1933, il pilota Louis Mayer richiese un bicchiere di latticello (buttermilk) per festeggiare la sua seconda vittoria alla 500 miglia. Fece la stessa cosa tre anni dopo, per la sua terza vittoria, ma gli organizzatori gli consegnarono una bottiglia di latticello, invece di un singolo bicchiere. Da allora nacque la tradizione di offrire una bottiglia di latte ai vincitori della corsa. Ci sono comunque delle eccezioni: nel 1993 il pilota Emerson Fittipaldi ha celebrato con una bottiglia di succo d’arancia, ricevendo critiche a non finire dai puristi della competizione sportiva.

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