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  • martedì 26 Aprile 2011

Continua la feroce repressione in Siria

È stata un'altra giornata di arresti e massacri indiscriminati da parte del governo di Assad

In Siria continua la dura repressione dell’esercito contro i manifestanti. L’organizzazione siriana per i diritti umani Sawasiah ha detto che le forze di sicurezza avrebbero arrestato almeno 500 attivisti in tutto il paese, e che nelle strade di Deraa circolerebbero ancora mezzi pesanti e carri armati. L’associazione ha anche confermato che l’esercito avrebbe ucciso almeno venti civili a Deraa, e ha aggiunto che verificare le notizie è particolarmente difficile perché sono state tagliate le linee telefoniche. Un abitante di Deraa ha raccontato ad Al Jazeera che ieri migliaia di soldati sono entrati in città e hanno iniziato a sparare indiscriminatamente sulla folla.

Un altro abitante ha detto all’Associated Press che in città si starebbe svolgendo un massacro: le famiglie non possono scendere in strada a recuperare i cadaveri dei familiari per il timore dei cecchini che continuano a sparare sui tetti, tra i morti ci sarebbero dei bambini, mentre la città è senza elettricità da tre giorni e non ci sarebbe più acqua. Due membri del consiglio provinciale della città si sarebbero dimessi per protesta.

Due persone sarebbero morte a Douma, un quartiere della capitale Damasco, dove circa 5mila soldati hanno fatto irruzione casa per casa in cerca di oppositori del governo arrestando uomini e bambini. Un abitante della zona avrebbe detto ad Al Jazeera che alcuni soldati si sarebbero rifiutati di sparare contro i loro concittadini e avrebbero disertato. Nella città costiera di Jableh – dove domenica scorsa la polizia aveva ucciso 13 persone – poliziotti in tuta mimetica col volto coperto e uomini armati vestiti di nero starebbero pattugliando le strade. Visitandoquesto indirizzo è possibile vedere una serie di video girati nelle ultime ore: molti di questi contengono immagini impressionanti di violenze e delle loro tragiche conseguenze.

Intanto il Regno Unito, la Francia, la Germania, l’Italia e il Portogallo stanno facendo pressioni perché il Consiglio di Sicurezza dell’ONU condanni la repressione del governo, mentre gli Stati Uniti stanno prendendo in considerazione di imporre nuove sanzioni al paese.