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  • martedì 29 marzo 2011

Lettere da Fukushima

I dipendenti della TEPCO raccontano il lavoro massacrante per rimettere in sicurezza le centrali nucleari dopo il terremoto

Anche oggi decine di tecnici sono al lavoro nella centrale nucleare di Fukushima I per ripristinare i sistemi in avaria dallo scorso 11 marzo, quando una intensa scossa di terremoto ha causato un violento tsunami che ha travolto parte delle infrastrutture dell’impianto. Protetti dalle tute per evitare le contaminazioni, i tecnici e gli operai della Tokyo Electric Power Co. (TEPCO) stanno lavorando al ripristino dei sistemi di raffreddamento dei reattori e dei pannelli di controllo della centrale. È un lavoro difficile, complicato dalla quantità ancora alta di radiazioni, che costringe a lavorare in fretta e in turni brevi per ridurre l’esposizione.

Basta osservare il numero degli incidenti sul lavoro nell’impianto dal giorno del terremoto a oggi per rendersi conto della pericolosità delle operazioni svolte a Fukushima I. Le stime ufficiali parlano di 37 feriti tra i tecnici e di 3 operai contaminati, portati di urgenza in ospedale per eseguire le procedure di decontaminazione. In Italia si è parlato di un operaio in fin di vita, tale Futoshi Toba, ma si tratta di una storia che non ha trovato conferme sui media giapponesi e su quelli internazionali ed è probabilmente falsa.

Il Wall Street Journal ha pubblicato uno scambio di email tra uno dei tecnici di Fukushima II, l’impianto nucleare che si trova a pochi chilometri dalla centrale rimasta danneggiata dallo tsunami, e un suo collega della TEPCO a Tokyo. Lo scambio, molto intenso e toccante, mette in evidenza l’esasperazione di chi lavora da giorni per rimettere in sicurezza le centrali nelle aree devastate dallo tsunami. Tecnici che hanno perso tutto, casa, amici, familiari, e che continuano a darsi da fare rischiando la loro salute «fisica e mentale» all’interno degli impianti.

EMAIL 1
Sono [nome rimosso] della centrale di Fukushima Daini. Ti ho visto qualche volta ad alcuni incontri in passato. Sono felice di ricevere una email da parte tua. Ho deciso di scrivere nella speranza che più persone possano comprendere la situazione sul campo.

Mi sono sentito rassicurato nel ricevere un messaggio di così grande sostegno da [nome rimosso]. Siamo ancora nel mezzo della battaglia, ma ci sentiamo sollevati nel sapere che abbiamo il sostegno di una persona come [nome rimosso]. Volevo far capire alla gente che ci sono tante persone che stanno combattendo in situazioni molto difficili nelle centrali nucleari. Questo era ciò che volevo.

Piangere è inutile. Se ora ci troviamo all’inferno, tutto ciò che possiamo fare è darci una spinta per andare verso il paradiso.

Fai attenzione alla forza nascosta dell’energia nucleare. Mi assicurerò ci sia un recupero. Vorrei chiederti di continuare a sostenerci.

Grazie molte, da un lavoratore di Fukushima

EMAIL 2
Ho letto la tua email indirizzata a me. Ciò che hai scritto è ciò che immaginavo. Ma sono rimasto senza parole e sopraffatto dalle lacrime. Per essere una persona che vive a Tokyo e beneficia dell’elettricità, non dovrei perdere tempo in lacrime.

Le persone qui a Tokyo devono affrontare i blackout pianificati e la mancanza di approvvigionamenti, comportandosi ora con serenità ora con preoccupazione per la diffusione del materiale radioattivo. È una situazione singolare.

Sento crescere una rabbia frustrante contro la Tepco, nel Paese. Sospetto che la percepiscano anche i manager della Tepco. Ma tutti qui mostrano rispetto e hanno chinato il capo per pregare per quelli che stanno sopportando il peso di tutto questo e stanno combattendo in prima linea accerchiati dai nemici. Anche se non sono nella posizione per dire una cosa del genere, ti chiedo di resistere.

Quello che posso fare per te è poca cosa. Ma quando sarà il momento, troveremo il modo di proteggere tutti voi. Senza fallire.

Da un lavoratore a Tokyo

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