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  • martedì 29 marzo 2011

Lettere da Fukushima

I dipendenti della TEPCO raccontano il lavoro massacrante per rimettere in sicurezza le centrali nucleari dopo il terremoto

EMAIL 3
Grazie per il tuo duro lavoro. Penso tu sia troppo impegnato nel dipartimento della sede per la gestione dei disastri per stare a controllare le email. Ma mi piacerebbe aggiornarti sull’attuale situazione alle centrali.

Noi qui negli impianti abbiamo lavorato senza sosta e senza dormire per sistemare le cose da quando c’è stato il terremoto. Sono passate due settimane dal terremoto, e le cose sono migliorate a 1F [probabile riferimento a Fukushima I, ndr]. Speriamo che gli sforzi per il raffreddamento dei reattori continuino a dare i loro frutti.

Come sai, buona parte dei lavoratori a 1F e 2F [probabile riferimento a Fukushima II, ndr] vivono in quelle zone e sono vittime del terremoto. Ci sono molti tecnici le cui case sono state spazzate via.

Io stesso sono dovuto rimanere nel centro per la valutazione del disastro per tutto il tempo da quando c’è stato il terremoto e ho dovuto lottare insieme con i miei colleghi senza dormire o riposare. Personalmente, la mia città, Namie-machi, che si trova lungo la costa, è stata spazzata via dallo tsunami. I miei genitori sono stati travolti dallo tsunami e non so ancora dove siano. In una situazione normale sarei dovuto correre verso la loro casa il prima possibile. Ma non posso nemmeno raggiungere la zona perché c’è l’ordine di evacuazione. Le forze della protezione civile non stanno conducendo nessuna ricerca in quella zona. Devo lavorare duramente in questa condizione mentale… Non ne posso più!

Il terremoto è un disastro naturale. Ma la Tepco dovrebbe essere accusata per la contaminazione dovuta alla perdita di materiale nucleare dalle centrali. Ho l’impressione che chi abita qui sia così esasperato da iniziare a pensare che il terremoto sia stato causato dalla Tepco. Sono tutti lontani dalle loro città e non sanno quando potranno tornare. Non sappiamo a chi rivolgerci per esprimere le nostre preoccupazioni e la nostra rabbia. Questa è la realtà attuale.

Sta per iniziare un nuovo anno scolastico, i bambini della zona si dovranno trasferire nelle scuole delle aree dove hanno trovato rifugio. Ognuno di noi ha perso qualcosa: la casa, il lavoro, la scuola, gli amici, la famiglia. Chi può sopportare una simile realtà? Vorrei che facessi conoscere queste cose all’interno e all’esterno dell’azienda.

Non sto dicendo che i tecnici delle centrali nucleari siano il male! Non lo sto dicendo di nessuno! Ma buona parte dei lavoratori delle centrali sono residenti di qui. Tutti noi, incluso me stesso, siamo vittime del disastro. Ma stiamo tutti lavorando sodo per rispettare i nostri doveri come tecnici della Tepco, prima di pensare a noi stessi come vittime del disastro.

I tecnici impegnati al secondo piano hanno avuto tempi duri. Hanno dovuto dar sostegno ai colleghi del primo piano, impegnati nel lavoro di ripristino dei sistemi, mentre dovevano anche assicurare la sicurezza del loro stesso impianto. La scena ricorda totalmente quella di una zona di guerra. Tutti gli impiegati stanno lavorando al limite delle loro possibilità, sia fisiche che mentali. Ti chiedo di capire questo.

La società potrebbe fare a meno dell’energia nucleare per salvare sé stessa, ma noi combatteremo fino alla fine. Ti prego di darci il tuo sostegno dalla sede centrale.

Da un lavoratore di Fukushima

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