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  • mercoledì 9 Marzo 2011

Mezza Francia spaventata da un sondaggio

Dopo quello che ha dato vincente Marine Le Pen la stampa discute di attendibilità e rischi

Domenica scorsa il quotidiano francese Le Parisien ha pubblicato un sondaggio realizzato dall’istituto Harris Interactive secondo cui Marine Le Pen era in testa, con il 23% delle preferenze, nelle intenzioni di voto per il primo turno delle elezioni presidenziali del 2012. Marine Le Pen è presidente del Fronte Nazionale, il partito di estrema destra francese che già nel 2002 portò il padre di Marine, Jean Marie Le Pen, al ballottaggio con Jacques Chirac (che poi vinse). Nel sondaggio, la seguivano Nicolas Sarkozy e Martine Aubry (leader del partito socialista), entrambi con il 21% dei voti.

Il risultato sorprendente è stato al centro del dibattito politico francese in questi ultimi giorni e ha resuscitato a sinistra la grande paura del 2002, quando il voto per Chirac raccolse tutte le forze “democratiche” spaventate dal successo di Le Pen. Le modalità di raccolta dati utilizzate da Harris Interactive per questo sondaggio, però, e il modo stesso di costruirlo hanno sollevato qualche perplessità: i quotidiani ne stanno parlando da tre giorni. Per prima cosa quello proposto da Le Parisien era un sondaggio tra possibili candidati alla presidenza, ma mentre Sarkozy e Le Pen saranno certamente in corsa, la sinistra ancora non ha fatto una scelta. Il sondaggio indicava Martine Aubry come il candidato dei socialisti semplicemente perché Aubry è segretaria del Partito Socialista. (Cinque anni fa la candidata dei socialisti, Ségolène Royal, era stata scelta con le primarie di partito; probabilmente sarà così a questo nuovo turno, anche se oggi Le Figaro propone a sua volta un sondaggio in cui chiede se il Partito Socialista debba rinunciare alle primarie per scegliere il candidato alle presidenziali).
Marine Le Pen, poi, è stata eletta a presidente del Front National due mesi fa, e si trova in una fase molto favorevole dal punto di vista del consenso, perché in genere gli elettori conservano un pregiudizio positivo nei mesi immediatamente successivi a una nomina o un’elezione.

Il sondaggio, infine, è stato condotto online, una modalità considerata da sempre meno affidabile dell’intervista telefonica.
Le Parisien, nel riportare la notizia, ha fornito il numero degli intervistati (1.618) e ha spiegato come è stato condotto il sondaggio, ma non ha fornito il margine d’errore di questa tipologia di sondaggio associato al numero degli intervistati. Su un campione di mille intervistati il margine d’errore è di circa il 3%, quindi lo scarto tra Le Pen, Sarkozy e Aubry potrebbe essere nullo, applicati i dovuti correttivi.
Le ambiguità del sondaggio ed il modo in cui Le Parisien e alcune altre testate hanno deciso di dare la notizia ha dato l’avvio a una discussione sui sondaggi come strumento, sulla loro attendibilità e sull’opportunità di regolamentarne l’uso e la diffusione. Se alcuni sostengono addirittura che i sondaggi perturbino i processi democratici, in qualche modo predeterminando le candidature, alcuni interventi vanno in direzione opposta.
Le Monde riporta il parere del politologo Roland Cayrol, che spiega:

I sondaggi attirano l’attenzione e non senza ragione: ci danno indicazioni precise sulle tendenze d’opinione; noi diventiamo di fatto gli strateghi dell’elezione in corso perché sappiamo sempre su quali rapporti di forza va ad agire il nostro voto.
Al tempo stesso però i cittadini di fidano sempre meno, e si chiedono se non ci sia il rischio di manipolazioni, e come si può fare a controllare la veridicità dei risultati del sondaggio.[…]
In questo contesto il Senato ha voluto essere utile, creando una commissione che ha redatto una proposta di legge approvata all’unanimità al Senato stesso; […] Un mezzo di informazione che pubblica un sondaggio non dovrà pubblicare soltanto la risposta alle domande poste, ma anche il testo delle domande; andrà precisato chi ha commissionato il sondaggio, il periodo in cui sono state fatte le interviste, il metodo utilizzato, il numero delle persone interrogate.

Cayrol però ritiene che sarebbe meglio invitare tutte le parti interessate – sondaggisti, giornalisti, politici, cittadini – a un dibattito sulla pubblicazione dei sondaggi, perché la pratica in Francia smetta di apparire come poco comprensibile o pericolosa. Jean-Pierre Sueur, senatore socialista, invece, sempre su Le Monde, rivendica l’utilità di richiedere agli istituti che si occupano dei sondaggi e ai media di pubblicare i dettagli dei metodi utilizzati.