Cieli vuoti

Internazionale pubblica il reportage di Jonathan Franzen sulla caccia in Italia, a Cipro e a Malta

Lo scrittore ha rischiato il pestaggio da parte di bracconieri ciprioti

Nella primavera del 2010 Jonathan Franzen è stato a in Italia, a Cipro e a Malta, e ha scritto un reportage sulla caccia agli uccelli migratori, partendo dalla sua esperienza al seguito di una squadra di attivisti del Committee against bird slaughter a Cipro e ai suoi colloqui con Tolga Temuge (membro di BirdLife) a Malta, e con Franco Orsi, senatore del Pdl, in Italia.

Negli ultimi anni, l’angolo sudorientale della Repubblica di Cipro ha subìto un forte sviluppo edilizio grazie al turismo. Grandi alberghi di media altezza, specializzati in pacchetti vacanza per tedeschi e russi, si affacciano su spiagge occupate da file ordinate di lettini e ombrelloni, e il Mediterraneo non potrebbe essere più azzurro di così. Si può trascorrere una settimana molto piacevole da queste parti, guidando su strade moderne e bevendo la buona birra locale, senza sospettare che in questa regione è in corso il più grande sterminio di uccelli canori di tutta l’Unione europea.

L’ultimo giorno di aprile del 2010 vado nella ricca cittadina turistica di Protaras per incontrare quattro membri di un’organizzazione tedesca per la protezione degli uccelli, il Committee against bird slaughter (Cabs), che organizza campi di volontariato stagionali nei paesi del Mediterraneo. Dato che a Cipro l’alta stagione per la cattura degli uccelli canori è l’autunno, quando i migratori diretti a sud hanno accumulato un bel po’ di grasso dopo un’estate trascorsa a banchettare al nord, sono preoccupato di non riuscire a vedere nessun bracconiere in azione, e invece il primo frutteto in cui entriamo, di fianco a una strada trafficata, è pieno di bastoncini di vischio: stecchi di settanta centimetri, rivestiti di una sostanza collosa ricavata dalle prugne, e disposti ad arte, come invitanti posatoi, tra i rami degli alberi bassi. Gli attivisti del Cabs, guidati da un giovane italiano magro e barbuto di nome Andrea Rutigliano, si sparpagliano nel frutteto, tirano giù i bastoncini, li rigirano nella terra per togliere la colla e li spezzano in due. Su tutti i bastoncini c’è attaccata qualche piuma. Su un albero di limoni troviamo un maschio di balia dal collare appeso a testa in giù. Sembra un frutto. Ha la coda, le zampe e le ali bianche e nere immobilizzate dalla colla. Mentre l’animale si contorce e gira invano la testa, Rutigliano lo filma da diverse angolazioni, e un volontario italiano più anziano, Dino Mensi, gli scatta alcune foto. “Le foto sono importanti”, dice Alex Heyd, un tedesco dall’aria giudiziosa, segretario generale dell’organizzazione, “perché la guerra si vince sui giornali, non sul campo”.

I due italiani si mettono al lavoro sotto il sole rovente per liberare la balia dal collare, scollando delicatamente le penne una per una, spruzzando piccole quantità di sapone diluito per ammorbidire la colla che resiste, e trasalendo ogni volta che una penna va perduta. Poi Rutigliano rimuove con cura la colla dalle zampine dell’uccello. “Bisogna togliere ogni minima traccia di vischio”, dice. “Il primo anno che facevo questo lavoro ne ho lasciato un po’ sulla zampa di un uccello, e l’ho visto volar via e restare di nuovo attaccato. Mi è toccato arrampicarmi sull’albero”. Rutigliano mi mette la balia dal collare nelle mani, io le apro e l’uccello vola via nel frutteto, riprendendo il suo viaggio verso nord.

Siamo circondati dal rumore del traffico, oltre che da campi di meloni e da complessi residenziali e alberghieri. David Conlin, un veterano dell’esercito britannico, butta tra le erbacce un fascio di bastoncini ormai inoffensivi e dice: “È pazzesco: dovunque ti fermi trovi questi affari”. Guardo Rutigliano e Mensi liberare un altro uccello, un luì verde, una graziosa creaturina con la gola gialla. Vedere così da vicino una specie che di solito richiede complicate manovre con il binocolo per essere osservata mi suscita un certo disagio. Un vero e proprio senso di frustrazione. Mi vien voglia di dire, al luì verde, quello che diceva san Francesco d’Assisi di fronte a un animale selvatico catturato: “Perché ti sei fatto acchiappare?”.
Mentre usciamo dal frutteto, Rutigliano suggerisce a Heyd di indossare la maglietta del Cabs alla rovescia, in modo che la gente ci scambi per normali turisti a passeggio. A Cipro è consentito entrare in qualsiasi terreno privato non recintato, e l’uccellagione è reato penale dal 1974, eppure mi sembra di compiere un’azione violenta e forse anche pericolosa. La squadra del Cabs, in tenuta nera e grigioverde, somiglia più a un commando che a un gruppo di turisti. Una donna del posto, forse la proprietaria del frutteto, ci guarda impassibile mentre ci inoltriamo nella campagna lungo una strada di terra battuta. Poi veniamo sorpassati da un uomo a bordo di un pick-up, e la squadra, sospettando che stia andando a tirar giù le sue trappole, lo segue di buon passo.

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