I dieci momenti del 2010

Attimi indimenticabili, importanti o spettacolari di questi dodici mesi

Tranne che in alcune circostanze – e il più delle volte si tratta di circostanze tragiche – le cose nel mondo cambiano piano, poco alla volta. Cambiano, in meglio o in peggio, attraverso processi lunghi e quasi mai lineari: si va a zig zag e per tentativi, si fanno due passi in avanti e uno all’indietro. Poi, però, ci sono dei momenti che certificano il cambiamento, che ne sono espressione e dimostrazione. Sono frutto di processi cominciati da giorni, mesi o anni, ma avvengono in pochi secondi e fanno da spartiacque: si piazzano lì e dividono quello che c’era prima da quello che verrà dopo. Abbiamo scelto quelli che per noi sono gli attimi più indimenticabili, importanti o spettacolari di questi dodici mesi.

La liberazione di Aung San Suu Kyi

Dopo quindici anni di arresti domiciliari, il 13 novembre a mezzogiorno, ora italiana, Aung San Suu Kyi è libera. Premio Nobel per la Pace e leader dell’opposizione birmana, è stata al centro delle vicende politiche del suo paese da quando nel 1988 fondò la Lega Nazionale per la Democrazia nel mezzo delle grandi manifestazioni studentesche di protesta di quell’anno. Fu arrestata per la prima volta nel 1989 con l’accusa di costituire un «pericolo per lo stato» e da allora è stata più volte messa in semi-libertà, per essere però sempre arrestata di nuovo. Le sue prime parole dopo la liberazione sono state: «Ho tante cose da dirvi, non ci siamo visti per così tanto tempo».

Il terremoto ad Haiti

Il 12 gennaio alle 16,53 ora locale un terremoto di scala 7.0 scuote l’isola di Haiti. L’epicentro era a circa 25 chilometri da Port-au-Prince, la capitale, praticamente rasa al suolo. Il numero di vittime è stimato in oltre 220 mila. L’entità dei danni materiali provocati dal sisma è ancora sconosciuta. Tra morti, feriti e dispersi, il terremoto ha coinvolto e messo in pericolo più di tre milioni di persone. A quasi un anno dal terremoto, la situazione ad Haiti è ancora disperata.

«Se no che fai, mi cacci?»

È il 22 aprile, si riunisce la direzione nazionale del Popolo delle Libertà. Apre i lavori un intervento di Silvio Berlusconi, gli risponde molto polemicamente Gianfranco Fini. A quel punto Berlusconi sale sul palco, replica e, tra le altre cose, chiede a Fini di dimettersi dalla presidenza della Camera. Fini risponde con un eloquente gesto della mano e una battuta: «Se no che fai, mi cacci?». È finita che lo ha cacciato, non dalla presidenza della Camera ma dal partito. Le frizioni tra i due, infatti, evidenti da mesi, da quel punto in poi diventano irrecuperabili: si arriverà all’uscita dei finiani dal PdL e alla fondazione di un nuovo partito, Futuro e Libertà, che il 14 dicembre sfiducerà il governo Berlusconi.

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