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  • lunedì 27 Dicembre 2010

I guai di Cristina Fernàndez de Kirchner

Il sindaco di Buenos Aires accusa il presidente di non sapere gestire l'emergenza immigrazione

Cristina Kirchner e Mauricio Macri saranno probabilmente avversari alle elezioni presidenziali del 2011

di Elena Favilli

La protesta degli immigrati a Buenos Aires iniziata circa venti giorni fa nel quartiere di Villa Soldati si sta trasformando in uno degli scontri politici più feroci degli ultimi anni e in uno dei test più difficili per la presidenza di Cristina Fernàndez, rimasta da sola a governare il paese dopo la recente morte del marito Nestor Kirchner.

La gestione della prima ondata di proteste si era conclusa lo scorso undici dicembre con tre immigrati morti e l’intervento dell’esercito dopo quasi una settimana di scontri. Il sindaco di Buenos Aires, Mauricio Macri, aveva accusato Cristina Fernàndez di non essere riuscita a gestire l’emergenza. Il presidente a sua volta aveva accusato il sindaco di avere deliberatamente fomentato gli scontri per esacerbare il conflitto sociale e far guadagnare consensi alla sua linea politica anti-immigrazione. Entrambi saranno probabilmente candidati e avversari alle prossime elezioni presidenziali del 2011. Per questo la gestione della nuova protesta di Villa Lugano ha improvvisamente acquistato un valore politico così alto.

Villa Lugano è un quartiere povero a sud-ovest della capitale. È qui che gli immigrati si sono trasferiti subito dopo gli scontri e l’espulsione da Villa Soldati. La polizia deve intervenire ogni giorno per evitare che siano attaccati dai residenti, che non li vogliono nel loro quartiere e ne chiedono l’allontanamento immediato. Il tribunale di Buenos Aires ha già ordinato la loro espulsione ma il presidente Cristina Fernàndez non ha ancora autorizzato l’intervento dell’esercito e sta prendendo tempo nel tentativo di trovare una soluzione alternativa.

I suoi avversari la accusano di essere prigioniera delle sue posizioni politiche di sinistra. Cristina Fernàndez si è espressa spesso contro il «capitalismo selvaggio» ed è sempre rimasta fedele a una politica sull’immigrazione aperta e a politiche sociali generose. Un nuovo intervento duro contro gli immigrati rischierebbe quindi di scontentare troppo la sua base elettorale. Allo stesso tempo un’esitazione eccessiva potrebbe essere scambiata per incapacità politica, oltre a rischiare di esasperare ulteriormente il conflitto.

Mai come adesso il ruolo di Nestor Kirchner sarebbe stato fondamentale. Era lui che notoriamente si occupava della mediazione dietro le quinte con i rappresentanti degli strati più disagiati della popolazione. Ed era lui che più volte in passato era riuscito a tenere sotto controllo le tensioni sociali dei quartieri più poveri della capitale grazie all’influenza che era in grado di esercitare su sindacati e politici locali. Gli avversari di Cristina Fernàndez hanno gioco fin troppo facile quindi nel sostenere che senza il suo aiuto il presidente non è in grado di tenere testa a quello che sta succedendo al paese.

Nilda Garre, ministro della Difesa e responsabile del nuovo ministero per la Sicurezza istituito poche settimane fa da Cristina Fernàndez, ha detto che gli attacchi contro gli immigrati sono stati ordinati da Mauricio Macri con il preciso obiettivo di «instillare l’idea della mancanza di efficacia del governo nazionale». E ha licenziato sia il capo del distretto di polizia di Villa Soldati, sia quello di Villa Lugano. Da parte sua, Macri ha respinto ogni accusa sostenendo al contrario che è tutta colpa del presidente, che rifiutandosi di eseguire l’ordinanza emessa dal tribunale finisce solo col legittimare le occupazioni illegali. «Perché non può applicare la legge?» ha detto durante un’intervista in un programma televisivo la scorsa settimana «Dovrebbe mettersi nei panni delle persone che vivono lì intorno».

Le occupazioni sono una tecnica di lotta sociale molto frequente in Argentina e negli ultimi anni hanno spesso portato alla chiusura di accordi significativi con il governo. Al momento quella della casa è l’emergenza più preoccupante a Buenos Aires, in parte perché circa un terzo di tutta la popolazione argentina vive nella capitale e nelle aree circostanti e in parte perché l’inflazione degli ultimi anni ha reso i prezzi di moltissime case di fatto inaccessibili.